Esiste un momento in cui il gesto smette di essere solo forma per diventare anche pensiero. È qui che si muove Gisellə, un’opera che non si limita a reinterpretare un caposaldo della danza romantica. Infatti, sul crinale tra tradizione e contemporaneità, la coreografia di Nyko Piscopo per Cornelia Dance Company prende corpo in un linguaggio ibrido e fisico, dove l’eterno tema dell’amore si libera dai ruoli e dalle convenzioni per diventare una forza che abita ogni corpo, storia e possibilità. Il risultato è una danza che non celebra, ma interroga. Non idealizza, ma traduce l’invisibile in presenza.

Cornelia Dance Company: la danza tra eredità e possibilità
Fondata nel 2019 a Napoli da un collettivo di artisti under 35 — Nyko Piscopo, Nicolas Grimaldi Capitello, Eleonora Greco, Leopoldo Guadagno e Francesco Russo — Cornelia è un organismo in movimento, sostenuto dal MIC e dalla Regione Campania, che si distingue per l’attenzione alla dimensione sociale della danza e per l’incessante tensione tra eredità e possibilità.
Il lavoro della compagnia si sviluppa nel segno di una dialettica tra passato, presente e futuro, con una spiccata apertura alla contaminazione tra linguaggi e discipline, dalla collaborazione con artisti visivi e digitali, fino alla messa in discussione dei codici tradizionali del mondo della danza. Non è un caso che Cornelia abbia scelto come immagine simbolo una figura “anziana”matura”, accompagnata dal claim “l’arte migliora col tempo”. Una dichiarazione d’intenti chiara: abbattere i confini dell’età, aprire la scena a corpi non convenzionali e coltivare l’arte come gesto inclusivo e intergenerazionale. In sintesi, è una danza che accoglie, senza escludere.

Le sue produzioni artistiche vengono rappresentate in diversi teatri nazionali, vedi Fondazione Nazionale della Danza – Arterballetto, Teatro delle Muse di Ancona, Teatro Bellini di Napoli, Teatro comunale di Vicenza, Teatri di Siena e molti altri. A questi si aggiungono importanti partecipazioni a festival di danza e video danza, sia nazionali (Biennale di Venezia 2020, Campania Teatro Festival 2021 e VisAVi Gorizia) che internazionali (Gdansk Dance Festival in Polonia, Filmpride di Birghton e Choreoscope a Barcellona), oltre a progetti trasmessi in streaming a New York, Londra, Belgrado, Svezia e Iran.
Gisellə: un’opera oltre l’identità e il corpo codificato
Nel progetto Gisellə — che già nel titolo adotta lo schwa come segno di neutralità e apertura — Nyko Piscopo attinge all’icona romantica per eccellenza per farne materia di riflessione contemporanea. L’amore eterno che muove il balletto ottocentesco si libera dai vincoli narrativi del genere per tradursi in un gesto universale, oltre l’identità e il corpo. Non c’è alcuna nostalgia, ma una chiara consapevolezza che la tradizione possa diventare un prezioso archivio da interrogare.

L’universo estetico di Gisellə è dominato dal bianco, una scelta volutamente neutra che per lasciare spazio al movimento puro e alla relazione tra i corpi. Nella coreografia curata da Nyko Piscopo, idanzatori e le danzatrici si muovono tra terreno e ultraterreno, portando in scena corpi che vibrano di storie, memorie e possibilità. Nella seconda parte dello spettacolo, invece, il progetto digitale La danza delle Villi – frutto di un laboratorio con interpreti over50 – espande il racconto in uno spazio abitato da presenze sospese, forse presagi. A sostenere questa visione, gli abiti di scena curati dalla costume design Daria D’Ambrosio, e le musiche firmate da Luca Canciello, che rilegge in chiave elettronica e materica i temi dell’opera.
Ma Gisellə è anche un gesto intimo, un atto di riscatto personale. Nyko Piscopo, che ha abbandonato la danza interpretativa per dedicarsi interamente alla creazione, trova in quest’opera il compimento di una ricerca che attraversa il genere, il corpo, l’identità. Il suo sguardo, mai didascalico, accoglie la fragilità come forza e celebra la dissonanza come forma di armonia. In un’epoca che tende all’omologazione, Gisellə ci invita a vivere nella complessità, perché forse, è proprio nella voce che sfugge al coro che l’arte può ancora dirsi necessaria.