Nella primavera-estate 2025, la moda si esprime attraverso una serie di mostre che mettono in risalto le sue figure emblematiche, la sua inventiva e la sua capacità di dialogare con il mondo dell’arte e con la società contemporanea. Tra le iniziative in programma a Parigi, New York e Anversa, si distinguono tre eventi che tracciano nuove coordinate per la cultura della moda attuale: la più vasta mostra retrospettiva dedicata a Rick Owens al Palais Galliera di Parigi; la nuova esposizione del Costume Institute al Metropolitan Museum di New York, che approfondisce il sartoriale Black come veicolo di identità; la mostra Fashion & Interiors al MoMu.

Rick Owens al Palais Galliera: un “tempio dell’amore” dark e monumentale
Parigi, Palais Galliera | dal 28 giugno 2025
Rick Owens, figura eclettica e tra i designer più influenti del nostro tempo, è protagonista di una vasta retrospettiva a Parigi, la città che ha segnato la sua consacrazione artistica. Intitolata Temple of Love, questa esposizione non si limita a presentare una raccolta di abiti, ma propone un vero viaggio immersivo nell’immaginario di Owens, dove si intrecciano brutalismo estetico, sperimentazioni sui materiali e atmosfere cupe in una narrazione insieme personale e universale. Curata da Miren Arzalluz e Alexandre Samson, la mostra raccoglie oltre cento creazioni, insieme a video, installazioni e materiali d’archivio, offrendo una lettura articolata del suo percorso: dagli inizi nella scena underground di Los Angeles negli anni ’90 fino alla sua affermazione a livello mondiale. Ma non è tutto: Owens firma anche la concezione artistica dell’intero allestimento, trasformando gli spazi del Palais Galliera — dai giardini alla facciata — con sculture in cemento e arredi che richiamano la sua visione minimalista e brutalista. Attraverso rimandi letterari (da Bataille a Cocteau), influenze artistiche e riferimenti autobiografici, Temple of Love interpreta la moda come espressione esistenziale, in cui l’amore — evocato già dal titolo — diventa motore creativo tanto quanto l’oscurità. Un’esposizione che si preannuncia non solo come omaggio, ma come una dichiarazione forte e consapevole.

“Superfine: Tailoring Black Style”: al Met il racconto di un’eleganza consapevole
New York, Metropolitan Museum of Art | dal 5 maggio 2025
Il Costume Institute del Metropolitan Museum si prepara a inaugurare una delle sue mostre più rilevanti
degli ultimi anni: Superfine: Tailoring Black Style, a cura di Andrew Bolton con la partecipazione
speciale della storica Monica L. Miller. In linea con il crescente impegno verso una narrazione più
inclusiva, il progetto esplora l’evoluzione del dandismo Black come espressione di libertà personale e
affermazione sociale all’interno delle comunità afrodiscendenti. Attraverso circa 150 pezzi, la mostra
ricostruisce una storia alternativa della moda maschile, partendo dalla livrea di uno schiavo del
Maryland dell’Ottocento per arrivare alle creazioni di stilisti contemporanei come Virgil Abloh, Kerby
Jean-Raymond (Pyer Moss) e Pharrell Williams. Dodici sezioni tematiche, ispirate al celebre saggio di
Zora Neale Hurston The Characteristics of Negro Expression, approfondiscono temi come l’eleganza
come atto di resistenza, l’ibridazione stilistica e il ruolo della sartoria nella costruzione dell’identità nera.
Una mostra che va oltre il fashion statement per diventare manifesto politico e culturale, riaffermando il
ruolo centrale della moda nelle dinamiche di emancipazione sociale. Bolton, ritiene infatti che
l’abbigliamento maschile sia nel pieno di una rinascita, e ha dichiarato: «Questo grazie non solo agli
stilisti Neri, ma anche agli uomini di stile, come Pharrell Williams, musicista, designer e direttore
creativo delle collezioni maschili di Louis Vuitton, l’attore Colman Domingo, il pilota di Formula Uno
Lewis Hamilton fino al musicista A$AP Rocky e la star del basket Lebron James. Tutti uomini che non
hanno paura di rischiare con la loro auto-rappresentazione. Sfruttano le forme classiche, ma le
remixano e le scompongono in modi davvero nuovi. Penso che gli uomini e gli stilisti Black siano in
prima linea in questo nuovo rinascimento della moda maschile».
Il Costume Institute del Metropolitan Museum si appresta a presentare una delle esposizioni più significative degli ultimi anni: Superfine: Tailoring Black Style, ideata da Andrew Bolton con il contributo di Monica L. Miller. Coerente con l’impegno crescente verso una rappresentazione più inclusiva, la mostra indaga l’evoluzione del dandismo nero come simbolo di libertà individuale e strumento di affermazione sociale all’interno delle comunità afrodiscendenti. Attraverso circa 150 capi e oggetti, il percorso espositivo offre una lettura alternativa della storia della moda maschile, partendo da una livrea indossata da uno schiavo del Maryland nell’Ottocento fino ad arrivare alle opere di stilisti contemporanei come Virgil Abloh, Kerby Jean-Raymond (Pyer Moss) e Pharrell Williams. Suddivisa in dodici sezioni ispirate al celebre saggio di Zora Neale Hurston The Characteristics of Negro Expression, la mostra approfondisce temi come l’eleganza come forma di resistenza, la contaminazione stilistica e il ruolo della sartoria nella definizione dell’identità nera. Non si tratta solo di un’esposizione di moda, ma di un vero manifesto culturale e politico, che ribadisce l’importanza della moda nei processi di emancipazione sociale. Bolton sottolinea infatti come l’abbigliamento maschile stia vivendo una nuova stagione, grazie non solo ai creatori neri ma anche a figure carismatiche come Pharrell Williams — musicista, designer e direttore creativo della linea uomo di Louis Vuitton —, l’attore Colman Domingo, il pilota di Formula 1 Lewis Hamilton, il rapper A$AP Rocky e la star del basket LeBron James. Tutti uomini che sperimentano con la propria immagine, reinterpretando e trasformando i codici classici con approcci innovativi. Secondo Bolton, sono proprio gli uomini e i designer Black a guidare questo rinascimento della moda maschile.

Fashion & Interiors. A Gendered Affair. Moda e interni a confronto ad Anversa
Anversa, MoMu – Fashion Museum | fino al 3 agosto
Il MoMu di Anversa torna con un approfondimento sul legame tra moda e design d’interni, tracciando un percorso che va dal XIX secolo fino ai giorni nostri, attraverso la mostra Fashion & Interiors. L’esposizione indaga come il corpo femminile e lo spazio domestico abbiano condiviso nel tempo estetiche, materiali e concetti, influenzandosi a vicenda. L’itinerario parte dall’ideale domestico ottocentesco, quando alle donne era affidato il compito di abbellire sia la propria persona sia l’ambiente domestico. La padrona di casa, attenta al comfort, decorava gli spazi con cuscini soffici, tessuti, tendaggi, oggetti artigianali e soprammobili, mentre il suo corpo veniva avvolto da strati di stoffe e ornamenti, fino a fondersi visivamente con l’arredamento, quasi annullandosi. Alcuni creatori, come Henry Van de Velde, tradussero questa fusione concependo abiti femminili che miravano a unire architettura, arredi, moda e accessori in una sintesi artistica totale. Anche figure del modernismo come Adolf Loos, Lilly Reich e Le Corbusier applicarono la loro idea di design alla moda, promuovendo la funzionalità e rigettando le decorazioni superflue. In dialogo con una selezione di pezzi storici, la mostra presenta anche opere e installazioni di designer contemporanei come Martin Margiela, Ann Demeulemeester, Raf Simons e Hussein Chalayan, che esplorano e ridefiniscono il confine tra abbigliamento e spazio abitativo, tra utilità ed espressione artistica. Un’esplorazione stimolante che invita a ripensare il nostro modo di abitare e vestire gli spazi.

