ll ruolo di Ambra in Tutto l’amore che resta è stata una sfida impegnativa per Adriana Savarese. Classe 2005, la giovane attrice di Sorrento fa parte del cast della nuova serie tv di Rai Uno co-prodotta da Rai Fiction e Fabula Pictures con protagonista Raoul Bova nei panni del preside di un istituto che fa dell’inclusione il proprio valore fondamentale. È una serie che insegna il valore della collettività e mostra una piccola comunità che non lascia indietro nessuno. Ambra è una degli studenti della scuola e si mostra sin da subito come un’adolescente carismatica e vitale, nonostante la grave disabilità motoria che porta con sé dalla nascita.
Un personaggio che ha richiesto un forte impegno fisico, oltre che interpretativo, per Savarese. Adriana ha dovuto imparare a esprimersi e a comunicare soltanto attraverso l’uso degli occhi e dello sguardo, cercando di calibrare la sua recitazione senza cadere nell’imitazione. «Spero che sia un messaggio che possa arrivare ai giovani. Abbiamo bisogno di tanta inclusione, oggi più che mai», rivela l’attrice a Next Gen Magazine.
«Entrare in questa sofferenza è stato più difficile del lavoro fisico»

In Tutto l’amore che resta interpreti Ambra. Cosa puoi raccontarci del tuo personaggio?
Ambra è una ragazza di 16 anni con tanti sogni e tante paure come qualsiasi altro ragazzo della sua età. Ambra è una ragazza tetraplegica che purtroppo non può camminare, sta seduta sulla sua sedia a rotelle e può muovere solo il braccio destro. Con il braccio sinistro può fare solo dei piccoli movimenti con cui muove il joystick della sua sedie a rotelle. È una ragazza strepitosa, piena di energie e con tanta voglia di affrontare la vita.
E Ambra vive una doppia vita attraverso un’app di incontri, dove può fingere di essere una persona completamente diversa.
Vive questa doppia vita perché ha paura di non essere accettata per quello che è e di non piacere. Teme il giudizio degli altri. Credo che però l’insicurezza appartenga a tutti ma ad Ambra a maggior ragione, perché soffre per la sua disabilità e crede di non poter mai piacere al ragazzo dei suoi sogni.
Una delle bugie che Ambra racconta è legata alla sua famiglia, che è tutt’altro che unita come sostiene…
Sì, esatto. Ambra mente anche sulla sua famiglia. In realtà vive all’interno della scuola perché è stata abbandonata dai suoi genitori.
Quanto è stato difficile vestire i panni di Ambra? Qual è stata la parte più difficile di questo ruolo?
Sicuramente è stato difficile soprattutto all’inizio. Ho dovuto fare un lavoro fisico molto importante perché ho dovuto far mio il modo in cui Ambra sta seduta sulla sedia e la sua postura. In qualità di attrice, ho dovuto imparare a recitare e a comunicare soltanto attraverso l’uso degli occhi e dello sguardo. All’inizio è stata la difficoltà più grande. Non ero spaventata per la disabilità di Ambra. Mi sono impegnata tanto e ho prestato attenzione a piccoli dettagli che hanno fatto la differenza per far sì che l’interpretazione fosse più realistica possibile e non un’imitazione. La parte difficile è stata entrare nei panni di una ragazza e della sua insicurezza, che soffre tantissimo perché si sente diversa dagli altri e che apparentemente lo è. Ma in realtà Ambra non è diversa. Quello che ho imparato da questo personaggio è che la disabilità non equivale all’identità di una persona. È importante andare oltre, capire cosa prova quella persona e non osservarla pensando a cosa non possa fare. Entrare in questa sofferenza è stato più difficile del lavoro fisico.
È una serie che può avere una lunga vita. Si è già parlato di una possibile seconda stagione?
No al momento non si è ancora parlato ma, come dici anche tu, ci sono tanti personaggi e tante storie.
Per te sarebbe un sì?
Assolutamente. Mi sono legata tantissimo ad Ambra, è un personaggio che ho amato. Quindi per me sarebbe un sì.
«Ho iniziato a studiare recitazione per sconfiggere la timidezza»

Dopo la messa in onda della prima puntata hai ricevuto messaggi da parte di persone con disabilità che si sono riconosciute nella storia di Ambra?
Sì, mi è successo. Due ragazze, in particolare, mi hanno detto di vivere una disabilità simile a quella di Ambra. Al di là dei complimenti per la mia interpretazione quello che mi ha riempito il cuore di gioia è stato sapere che ci sono ragazzi e ragazze che vivono questa situazione e che si sono rivisti, si sono sentiti capiti e hanno apprezzato come è stato strutturato il personaggio. Ambra appare molto forte, il capo della sua classe, si fa rispettare. Hanno apprezzato tanto nel vederla così e non vedere un personaggio fragile che cade dalle nuvole.
Che studentessa eri?
Ero molto secchiona. Studiavo tanto. Nel biennio tantissimo, dal terzo mi sono persa leggermente perché sono diventata rappresentante di istituto e passavo tante ore del pomeriggio a scuola. L’ho vissuta veramente a 360° ed è un’esperienza che mi ha lasciato tanto. Ho un ricordo bellissimo del liceo.
Cosa ami di più del mestiere dell’attrice e cosa ti piace di meno?
Ho iniziato a studiare recitazione per sconfiggere la timidezza. Non pensavo minimamente di fare questo mestiere, è arrivato tutto un po’ per caso. Sul set mi sento me stessa, ho l’opportunità si sfogarmi tanto e mi sento libera. Mi piace il fatto di poter interpretare tanti personaggi e tante storie. Lo trovo stimolante. Rubo e imparo tanto dai personaggi che interpreto. Per adesso non ho ancora visto contro di questo mestiere. Mi sento fortunata a dire questa cosa perché amo follemente questo lavoro e spero di non incontrare mai nessun lato negativo.
So che prima dell’intervista hai sostenuto un provino. Come ti prepari per un’audizione?
Sono ansiosa, non lo nascondo. Ma cerco di trovare forza dall’ansia. Credo sia una cosa positiva, perché dimostra quanto tieni a quello che stai facendo. L’importante è saperla equilibrare ed evitare che prenda il sopravvento.
E com’è la Adriana spettatrice? Qual è il tuo genere preferito e qual è l’ultimo film o serie tv che hai visto?
Il mio genere preferito è il drammatico ma amo anche tanto le commedie romantiche. L’ultimo film che ho visto è stato Nessun dolore di Gianni Amelio. Sto cercando di recuperare tutti i film presentati alla Mostra del cinema di Venezia.

“Dicono che per essere felici bisogna trovare il proprio posto nel mondo”, questa è la frase con cui inizia la serie. Tu hai trovato il tuo posto nel mondo?
Forse in parte sì. Penso sia presto dire se ho trovato un posto nel mondo. Sono giovane, spero di non perdere l’entusiasmo e di riuscire a farmi sorprendere ancora dalla vita. Spero e mi auguro che sia il cinema il mio posto nel mondo.
Progetti futuri?
Sono molto scaramantica, quindi non diciamo nulla. Ovviamente speriamo di sì.