Alessandro orrei Next Gen

Alessandro Orrei tra fragilità, sogni e memoria

Dietro il volto di Mimmo in Mare Fuori, Alessandro Orrei si racconta tra esperienze passate e progetti futuri, tra teatro e televisione

In un tempo in cui realtà e finzione si mescolano, persona e personaggio si confondono, crediamo di conoscere gli attori da ciò che vediamo sullo schermo o scoviamo sui social. Ma cosa c’è dietro la maschera? In questa intervista scopriamo chi è davvero Alessandro Orrei: è Mimmo di Mare Fuori o qualcosa di più?

Alessandro Orrei
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«Mare Fuori che mi ha permesso di raccontare non solo la mia storia, ma anche quelle di altri»

Alessandro prima e dopo Mare Fuori: che passaggio è stato?

Prima di Mare Fuori ero un grandissimo sognatore. Grazie al lavoro che faccio oggi la mia vita è cambiata completamente e sono arrivate grandi cose, come Mare Fuori che mi ha permesso di raccontare non solo la mia storia, ma anche quelle di altri. 

Ti fa paura essere considerato un modello per i giovani che ti seguono? Eri pronto? 

Non credo si possa essere pronti a una cosa del genere. Si diventa pronti. Però ho abbracciato quel vuoto, quella zona d’ombra senza farmi sopraffare. Ho cercato di esprimere al massimo l’amore che ho per il mio lavoro e raccontare sempre la verità. 

In un mondo dove tutti cercano di apparire sicuri, tu parli spesso di fragilità. Sei riuscito a trasformarla in forza?

Esternare la mia fragilità è stato un modo per modificarla. E sì, oggi penso che sia diventata una forza. Spesso la fragilità è vista come una debolezza, ma se sai vederla come un punto di forza puoi trasformarla in una qualità enorme. 

«Mi sento sempre in evoluzione, in movimento: chi sono, chi voglio diventare, cosa sto cercando»

Cosa ti ha tolto la notorietà?

Tolto… veramente poco. Ma c’è una cosa che ho sentito venire meno: i rapporti genuini. A me non piace chiamarla “fama” o “successo”. E non la rinnego. Però, sì, porta con sé anche degli aspetti negativi, come la difficoltà nel distinguere le persone vere, e questo ti costringe a una selezione continua.

Hai interpretato personaggi che vivono in un limbo tra ciò che sono e ciò che vorrebbero essere. Ti capita mai di sentirti così nella vita reale?

Sì, continuamente. Mi sento sempre in evoluzione, in movimento: chi sono, chi voglio diventare, cosa sto cercando. È qualcosa che sento dentro e che mi avvicina ai miei personaggi. 

Se potessi puntare una telecamera sulla tua vita, quale momento sceglieresti? E lo monteresti nello stesso modo?

Il momento in cui ho deciso di andare via di casa per realizzare il mio sogno. È stato il punto più importante della mia vita. Nonostante le difficoltà – la solitudine, l’allontanamento dagli affetti, il trovarsi in luoghi sconosciuti – lo rifarei esattamente allo stesso modo. 

Hai buone mappe per navigare?

Non sono un grande navigatore, ma so scegliere bene chi lo è. 

C’è un sogno che coltivi in segreto e che sai richiederà tempo?

Ce ne sono almeno quindici (ride). Ma quello su cui metto più pensiero è il desiderio di lavorare all’estero. È un sogno che ho sempre avuto e che oggi non mi sembra così lontano. 

Spesso si chiede cosa porti l’attore al personaggio. E il contrario? Quanto ti hanno cambiato i tuoi personaggi?

Tantissimo. Credo che siano più i personaggi a cambiare me. Mi hanno insegnato empatia, sensibilità, la capacità di non giudicare a prima vista, che si sbaglia ma non perché si è cattivi ma inconsapevoli. Ho abbandonato pregiudizi, idee e preconcetti. Mi hanno reso più umano.

Alessandro Orrei
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«Viviamo in una società che fatica ad accettare non solo il dissenso, ma anche semplicemente l’idea che qualcosa possa essere diverso da come l’abbiamo pensato»

C’è qualcosa, una ferita o un amore, che non cambia nonostante il tempo?

L’amore che provo per la mia compagna. È l’unica cosa che resta immutata. Lei ha trasformato il mio viaggio in un viaggio condiviso. Nei momenti belli e in quelli difficili, c’è sempre stata. È il mio navigatore.

Mare Fuori e The end trattano problemi sociali. Come vivi la criminalizzazione del dissenso?

Credo che la repressione del dissenso, soprattutto se esercitata con la violenza, sia il segno di uno Stato fragile, che percepisce ogni diversità come una minaccia. Viviamo in una società che fatica ad accettare non solo il dissenso, ma anche semplicemente l’idea che qualcosa possa essere diverso da come l’abbiamo pensato. Il tentativo di rendere tutti uguali è la morte dell’essere umano.

Ti senti parte di una generazione che può ancora dire la sua?

Sì, assolutamente. Ma dobbiamo combattere un po’ di più, perché la situazione storica non è delle migliori. Storicamente, i giovani rivoluzionari sono stati quelli che hanno cambiato il mondo non essendo ancora parte del sistema. Vedevano oltre, anche con un po’ di ingenuità, ma proprio per questo avevano una forza dirompente. 

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Hai detto che vorresti lavorare all’estero. In Italia, cosa chiederesti sul piano delle politiche giovanili?

Dove mancano le opportunità non può esserci vita, né crescita, né dignità. Dobbiamo batterci per questo: per dare a ogni individuo la possibilità di crescere. 

Cosa c’è nel tuo prossimo futuro? Ti interessa lavorare su progetti che riflettano le contraddizioni del nostro tempo – tra realtà e finzione, memoria e futuro?

Sto lavorando a un cortometraggio ambientato nel 2030: parla di AI e affronta tematiche sociali forti. Il progetto nasce con l’intento di parlare di giustizia, memoria e responsabilità in chiave futuristica e tecnologica, ma sempre con un’attenzione profonda al presente e alle sue ferite. E poi un progetto teatrale: Zoo Trincea. È uno spettacolo che ho scritto e che è diretto da Francesco Piccirillo. Racconta la storia di sette ragazzi costretti alla leva militare, un racconto di perdita, sacrificio e smarrimento che riflette su cosa significhi combattere una guerra che non ci appartiene.

Total look Paul Smith

Credits

Photographer Ruben Quaranta

Stylist Stefania Sciortino

Grooming Claudia Palmaccio – Master Beauty University

Photographer Assistant Matteo Lippera

Stylist Assistant Angelica Venturini

Location InStudio