Classe 2000 e una voce dirompente che non passa inosservata. CALI!, pseudonimo di Alessandro Caligaris, nasce a Torino e si avvicina alla musica all’età di 11 anni iniziando a strimpellare una chitarra. Molto presto si approccia al mondo della produzione, che lo porta ad affacciarsi al panorama musicale italiano nel 2021. Un debutto proficuo con 7 brani che spaziano dal punk al pop rock fino a esplorare il suo lato più intimo grazie alle ballad. Lo scorso 4 luglio CALI! pubblica il suo primo EP indipendente, Bambino cattivo, in cui riversa un’anima divisa tra energia e introspezione. La sua scrittura è onesta, non intende essere accondiscendente e risponde all’esigenza di raccontare con urgenza la sua verità. Nella sua musica l’artista rivendica la propria libertà e contrarietà a etichette e classificazioni. La scorsa estate CALI! ha portato in giro per l’Italia i suoi brani aprendo live di numerosi artisti come Finley e NASKA.

«Spero che il pubblico capisca davvero l’energia e la verità che c’è dentro quello che scrivo»
Bambino cattivo è un EP diretto in cui ti racconti senza filtri. Come è nato e quanto ci hai messo a scriverlo?
Bambino Cattivo è nato come la chiusura di un anno che ho dedicato totalmente alla musica, un anno in cui mi sono divertito tantissimo con i miei amici, in cui sono andato tanto in giro e in cui ho davvero trovato l’arte di vivere – e di vivere insieme all’arte. Non è stato un progetto pensato a tavolino, ma qualcosa che è venuto fuori in modo naturale, pezzo dopo pezzo, senza limiti, senza cercare la hit o seguire le mode. Ho scritto tutto di getto, lasciando parlare quello che avevo dentro. In totale ci ho messo circa un anno a raccogliere e completare i sette brani che lo compongono, e ognuno di loro racconta un frammento diverso di questo percorso, di me.
Cosa speri venga capito dal pubblico?
Spero che il pubblico capisca davvero l’energia e la verità che c’è dentro quello che scrivo. Non sono una persona che si esprime tanto a parole, ho trovare la mia via attraverso la scrittura, ho tanto da raccontare, spero che tanti si ritrovino in quello che dico.
Nel brano Bambino cattivo canti «Per quegli amici che non lo volevano – I lividi sul viso l’hanno reso un bambino più cattivo». Eri tu quel bambino non voluto?
Il testo di Bambino Cattivo è tanto in parte autobiografico, c’è tanto di me. Non nel senso letterale del termine, ma nel senso di sentirmi spesso fuori posto, frainteso, giudicato, come se quello che ero non andasse mai davvero bene. Crescendo ho capito che non ero io “il bambino cattivo”, ma che a volte è il mondo attorno a noi a farci sentire così – e che in realtà quella diversità è la cosa più bella che abbiamo. Quel verso racchiude un po’ questo: la consapevolezza che dalle ferite e dai lividi, anche quelli invisibili, può nascere qualcosa di forte, qualcosa che ti fa diventare la persona che sei oggi.

«Tante canzoni mi hanno aiutato a uscire da quei pensieri, a respirare di nuovo, spero che le mie riescano a fare lo stesso con chi mi ascolta»
Let’s fuck è una canzone in cui inviti le persone a essere libere e oneste. Hai sempre vissuto così la tua vita o ci sono stati momenti in cui ti sei sentito ‘ingabbiato’?
Ci sono stati momenti in cui mi sono sentito ingabbiato, ma non solo dalla società – anche da me stesso. A volte i limiti più grandi ce li imponiamo da soli, e finiamo per restare intrappolati in mura invisibili che ci costruiamo nella testa. Ho capito col tempo che la salute mentale va curata come qualsiasi altra parte di noi, e che la musica può essere una forma di cura. Tante canzoni mi hanno aiutato a uscire da quei pensieri, a respirare di nuovo, spero che le mie riescano a fare lo stesso con chi mi ascolta. Let’s fuck per me non è una canzone, è un messaggio: significa fregarsene, vivere senza filtri, essere liberi e onesti, anche quando fa paura. È un invito a rompere quelle regole che ci fanno male e a vivere davvero.
Descrivi Trallallerolallà come uno di quei brani da cantare a squarciagola in auto con i finestrini abbassati. Qual è la canzone di altri che fa lo stesso effetto con te?
Ma il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano o Vita Spericolata di Vasco Rossi. Sono canzoni vere, senza filtri, per l’epoca inni di libertà assoluta, quando le ascolti si respira quella sensazione di vita vera.

I live sono un elemento fondamentale della tua musica. Dopo un’estate in tour sono previsti nuovi concerti?
Assolutamente sì, assieme a nuova musica a breve arriveranno anche nuovi live! Non vedo l’ora!
Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo della musica?
Tanti, ascolto di tutto, dal cantautorato al rock, al rap. Mi fa impazzire il jazz senza parlato quando ho bisogno di staccare la testa.
Il primo concerto a cui hai partecipato?
Allora non lo so di precisione perché i miei genitori mi hanno sempre portato a tantissimi concerti, mentirei vi dessi una risposta esatta, ma che ho ricordi forse Madonna in Francia.