Cantanti che non esistono: la rivoluzione AI nella musica

Il mondo dell'arte crea nuovi volti, tra chi si distacca completamente dalla realtà e chi prova ad imitarla

Era il lontano 2007 quando la idol giapponese Hatsune Miku veniva presentata al mondo come “Il primo suono del futuro” (questo significano i kanji utilizzati per comporre il suo nome). È stata la prima cantante virtuale di sempre: un personaggio di fantasia, insomma, la cui voce era sintetizzata attraverso il software di rielaborazione Vocaloid. Nella sua carriera ha pubblicato decine di migliaia di canzoni e centinaia di videoclip e ha perfino tenuto veri e propri concerti, in cui compariva sul palco grazie a proiezioni 3D. Con i suoi lunghissimi capelli verde acqua, i giganteschi occhi azzurri da manga e le gambe chilometriche, però, nessuno avrebbe mai potuto scambiarla per una persona reale. I ghost artist più recenti, invece – così vengono definiti quei personaggi che di fatto non esistono in carne e ossa, ma sono stati creati a tavolino da discografici e programmatori grazie all’intelligenza artificiale – sono sempre più difficili da distinguere dai colleghi umani. 

Shiva, videoclip by NoIndex - Francesco Paolo Somma e Cris Pellecchia AI

cantanti AI
Shiva, videoclip by NoIndex – Francesco Paolo Somma e Cris Pellecchia

I nuovi “finti” volti della scena

Noonoouri, ad esempio, è una influencer digitale “nata” nel 2018 e conta quasi mezzo milione di follower su Instagram. Inizialmente collaborava soprattutto con il mondo della moda – ha “sfilato” per Victoria’s Secret, “indossato” le creazioni di Balenciaga e Azzedine Alaïa e “posato” con Kim Kardashian – ma da qualche tempo ha anche un contratto discografico con Warner Music Germania. La sua voce, registrata in studio da un’anonima corista, è stata filtrata tramite effetti e plug-in per renderla unica, proprio come è successo per le MAVE, una girl band k-pop le cui componenti assomigliano un po’ ai personaggi di un videogioco. Anche l’immagine di nævis, un’altra ghost artist k-pop il cui timbro cristallino è frutto al 100% della AI, ha un aspetto piuttosto realistico, tant’è che ha esordito in una serie di videoclip di un vero gruppo al femminile, le popolarissime æspa

Lacrima, videoclip by NoIndex - Francesco Paolo Somma e Cris Pellecchia AI

cantanti AI
Lacrima, videoclip by NoIndex – Francesco Paolo Somma e Cris Pellecchia

L’AI prêt a porter

Ma al di là dell’immagine verosimile, è stata l’evoluzione dell’intelligenza artificiale generativa in ambito musicale a cambiare del tutto le regole del gioco. Grazie a software come Suno o Udio, oggi chiunque può creare una canzone partendo da un prompt, ovvero da una banale descrizione di come vorrebbe che suonasse, cosa che fa parecchio discutere gli addetti ai lavori. C’è chi è entusiasta delle nuove tecnologie, come il super produttore Timbaland, già direttore creativo di Suno, che di recente ha generato da zero una popstar AI, battezzata TaTa: con il suo look apparentemente poco curato e i capelli che sembrano reduci da una tinta fatta in casa, sembra una teenager qualsiasi, salvo il fatto che non esiste davvero. TaTa non ha ancora pubblicato nessun brano, ma nell’estate del 2025 ha fatto scalpore il caso dei Velvet Sundown, una band che sembrava spuntata dal nulla e aveva guadagnato grandissima popolarità online, arrivando a oltre un milione di ascoltatori mensili su Spotify. La stampa si era messa a caccia di informazioni sui membri, visto che in rete se ne trovavano ben poche. Alla fine, i loro ideatori si erano trovati costretti ad ammettere che si trattava di un progetto di musica artificiale, ma con una direzione creativa umana. «Non è un trucco, ma una provocazione artistica, ideata per mettere alla prova i limiti di termini come “autore”, “identità”, e perfino quelli della musica stessa nell’era dell’AI».

Miracoli e Santi, videoclip by NoIndex - Francesco Paolo Somma e Cris Pellecchia AI
Miracoli e Santi, videoclip by NoIndex – Francesco Paolo Somma e Cris Pellecchia

Un esempio italiano di questa fusione tra creatività umana e strumenti digitali è NoIndex, progetto nato a Napoli nel 2022 guidato da Francesco Paolo Somma e Cris Pellecchia. Con il loro concept “3024”, NoIndex costruisce un universo musicale e visivo immersivo, in cui l’elettronica indie, l’art rock e l’ambient si mescolano a videoproiezioni e immagini generate con intelligenza artificiale, raccontando storie di ribellione, emozioni e umanità “non indicizzate”. I loro videoclip e le installazioni live, già mostrati a Napoli e Pomigliano, offrono un’esperienza multisensoriale che porta la musica oltre il semplice ascolto, trasformandola in un vero viaggio dentro un futuro immaginato.

Invisibili, videoclip by NoIndex - Francesco Paolo Somma e Cris Pellecchia AI
Invisibili, videoclip by NoIndex – Francesco Paolo Somma e Cris Pellecchia

Lasciate l’arte all’uomo

Ancora più emblematico è il caso di Xania Monet, astro nascente dell’R&B americano: dopo il successo del singolo How Am I Supposed to Know ha firmato un contratto discografico da tre milioni di dollari. O meglio, a firmarlo è stata Telisha Jones, una poetessa trentunenne del Mississippi che un bel giorno ha avuto l’idea di utilizzare Suno per trasformare i versi che scriveva in vere e proprie canzoni, creando un alter ego: una ragazza dal fascino magnetico, misteriosa e ambigua come una vera superstar. Xania postava foto e video sul suo profilo Instagram come qualunque altra artista emergente, tanto che per mesi ha fregato tutti, compresi i giornalisti, che durante le interviste su Zoom, quando dichiarava di tenere la videocamera spenta perché non era truccata, se la bevevano senza farsi troppe domande. A un certo punto, però, inevitabilmente è venuto fuori che la sua immagine, voce e personalità sono artificiali, anche se basate sulla creatività di una donna reale.

Le reazioni più inviperite sono arrivate dalle colleghe umane: «Odio l’AI, per favore non usatela per generare immagini o canzoni» ha dichiarato SZA in una storia sui suoi social. Anche Kehlani ha rincarato la dose su TikTok: «Nulla e nessuno riuscirà mai a giustificare l’esistenza dell’AI, soprattutto nell’arte, dove la gente deve lavorare sodo per ottenere risultati» ha detto. Nel frattempo, però, la carriera di Xania procede a gonfie vele: si sta perfino preparando al suo debutto dal vivo, probabilmente con l’aiuto della tecnologia olografica. Che lo vogliamo o no, il futuro è già qui: sta al pubblico decidere come recepire le novità portate dall’intelligenza artificiale. Anche nella musica.