Si è appena conclusa la quinta edizione del Capalbio Film Festival, che per alcuni giorni (17/20 settembre) ha trasformato il borgo medievale toscano in un vivace punto d’incontro tra cinema, arte e cultura della sostenibilità. Sotto la direzione artistica di Steve Della Casa e Daniele Orazi, con Carlo Alberto Pratesi alla direzione scientifica, il festival ha intrecciato proiezioni, incontri e conversazioni con protagonisti del mondo del cinema, tra registi, sceneggiatori, autori e interpreti. Un programma ricco e articolato, capace di mettere il cinema al centro di un dialogo più ampio con l’arte, l’ambiente e le grandi questioni del nostro tempo. Le proiezioni hanno trovato il loro spazio al Nuovo Cinema Tirreno di Borgo Carige, mentre il nuovo Teatro del Leccio, anfiteatro all’aperto inaugurato lo scorso giugno, è entrato per la prima volta tra i luoghi del festival.
«Con Daniele Orazi – dichiara Steve Della Casa – condividiamo l’idea che i festival debbano lasciare qualcosa, non essere soltanto uno scorrere di nomi più o meno noti, tappeti rossi e selfie. Devono anche divertire il pubblico che partecipa. Una volta bastava fare i film; oggi la sola proiezione non è sufficiente a spingere le persone a uscire di casa. Occorre offrire qualcosa di autentico».
I numeri dell’affluenza sembrano confermare la validità della formula scelta dai direttori artistici : «Con Steve ci divertiamo molto – afferma Daniele Orazi, da cinque anni alla direzione del festival –. L’offerta cresce di anno in anno ed è sempre più diversificata. Vederlo crescere è una grande emozione. Tra le grandi novità introdotte c’è quella dedicata ai cortometraggi, che ha funzionato molto bene, suscitando grande interesse. Il festival è molto attento ai giovani e abbiamo deciso di investire su di loro. Il risultato finale è una contaminazione delle arti.»

Cortometraggi e nuovi talenti al centro del programma
Grande attenzione è stata dedicata infatti alle opere brevi, che hanno registrato una numerosa presenza di spettatori. Alla Fattoria La Parrina, Gianni Ippoliti ha presentato una matinée con nove titoli – Seggia, Marina, The Bathroom, Empatia, Brotti, Una, due, cento, Il viaggio, È più difficile e Disgusto – offrendo una panoramica sulla varietà della produzione contemporanea, tra nuovi autori e interpreti già affermati.
L’arte contemporanea ha accompagnato il festival fin dall’apertura, con Mimmo Paladino, autore del manifesto di questa edizione, protagonista della mostra Drammaturghi/Storyboard, curata da Davide Sarchioni. Quella di Mimmo Paladino, tra i principali protagonisti della Transavanguardia, è una scelta che porta a Capalbio una delle figure più riconoscibili dell’arte contemporanea italiana e, allo stesso tempo, un artista che nel corso della propria carriera ha attraversato molteplici linguaggi varcando i confini tra pittura, scultura, teatro, letteratura e cinema. Nel corso della serata inaugurale del 17 settembre, con la partecipazione della madrina Margherita Buy, sono stati assegnati i primi riconoscimenti: il Premio CFF2026 al Talento Toscano alla sceneggiatura è andato a Federico Amenta per il cortometraggio Marina di Paoli De Luca, mentre il Premio CFF2026 all’Eccellenza Cinematografica è stato conferito al produttore Riccardo Tozzi, cofondatore e presidente di Cattleya.

Le anteprime e i protagonisti della quinta edizione
Tra le anteprime in calendario, I figli della scimmia di Tommaso Landucci, interpretato da Riccardo Scamarcio; The Invite di Olivia Wilde, commedia con Penélope Cruz, Edward Norton, Seth Rogen e la stessa Wilde; La Poupée di Sophie Beaulieu, presentato dalla regista e interpretato da Vincent Macaigne e Cécile de France; e Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, con Giancarlo Giannini, che insieme a Lucia Mascino ha ricevuto durante il CFF2026 il Premio Pallini/Amaro Formidabile all’Attrice e Attore Formidabile.
Tra gli appuntamenti più attesi, l’incontro con Giancarlo De Cataldo, accolto da un pubblico particolarmente partecipe e insignito del Premio alla Sceneggiatura per il lavoro svolto su Romanzo Criminale e Suburra – La Serie. Scrittore, magistrato e tra le voci più autorevoli della crime fiction italiana, De Cataldo ha raccontato il rapporto tra scrittura e cinema, soffermandosi sull’evoluzione del racconto audiovisivo e sui nuovi linguaggi della narrazione.
«Sono molto appassionato di musica lirica. Mi sono avvicinato al mondo dell’opera e ne sono rimasto sedotto e innamorato grazie a Carlo Fuortes. È nata così l’idea – racconta Giancarlo De Cataldo – di riprendere un romanzo contemporaneo e provare a realizzare un’opera contemporanea, non classica né tradizionale. A ottobre, al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, va in scena Romanzo Criminale, con le musiche e la direzione di Nicola Piovani e la regia di Massimo Popolizio. Ho iniziato a scrivere i primi racconti a nove anni. Nella vita ho fatto il magistrato e questo mi ha dato la possibilità di conoscere universi che altrimenti mi sarebbero stati preclusi, mondi che ho poi portato nella mia scrittura. C’è molto di me nelle indagini di Manrico Spinori: la passione per l’opera lirica, la conoscenza della giustizia, l’estraneità al mondo social e uno sguardo attento sul mondo contemporaneo».
Così, tra grandi nomi e nuovi autori, restauri e anteprime, cinema d’autore e serialità, musica e arte contemporanea, il Capalbio Film Festival ha chiuso la sua quinta edizione confermando una formula che guarda al cinema come a un luogo di incontro prima ancora che di proiezione. Un festival che ha scelto di abitare il territorio, dal cinema Tirreno al Teatro del Leccio, dalla Fattoria La Parrina alle piazze di Borgo Carige, mettendo in dialogo lo schermo con ciò che gli sta intorno: l’arte, la musica, l’ambiente e soprattutto le persone.