La loro partecipazione a Sanremo con Cuoricini (uno dei brani più originali ed eclettici dell’intero Festival) è solo la punta dell’iceberg di un’avventura più grande: i Coma_Cose, coppia nella vita e in musica, quest’anno festeggiano anticipatamente il decennale del gruppo, fondato nel 2016. Lo fanno con un album dal titolo emblematico, Vita fusa, che non è una dichiarazione d’intenti ma una constatazione: per quasi una decade California e Fausto Lama sono stati una cosa sola, e questo è bellissimo ma a tratti anche usurante. Sono in partenza per un tour che li porterà in tutta Italia e culminerà con le loro prime due date nei palasport, all’Unipol Forum di Milano (27 ottobre) e al Palazzo dello Sport di Roma (30 ottobre). Per poi salpare verso altri lidi, come ci raccontano in questa intervista.

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«C’è nostalgia in tutti i nostri brani, ma tutto sommato sono felice di quello che ho adesso, non farei mai a cambio con il passato»
Dieci anni sono trascorsi in un lampo, e siete alla vigilia dei vostri primi concerti nei palazzetti. Come ci si sente?
California: Ultimamente ci ritroviamo spesso a ripensare al nostro primo tour un po’ sgangherato, quando giravamo in macchina da soli per tutta l’Italia. Eravamo un po’ due scappati di casa, non avremmo pensato di arrivare fino a qua, e questo ci fa un po’ effetto. Non a caso, nell’ultimo album parliamo molto di quando ci siamo conosciuti. Abbiamo voluto mettere un punto su tutto ciò che è stato: a furia di pensare sempre al presente e al futuro, finiamo per dimenticarci da dove siamo venuti.
Fausto Lama: Io tengo ai miei ricordi, ma sono più improntato sul futuro: mi attrae la novità, non mi piace fermarmi. Forse è anche perché tra i due sono io che scrivo le nostre canzoni: è molto terapeutico fissare su carta i sentimenti per poi andare avanti. Insomma, c’è nostalgia in tutti i nostri brani, ma tutto sommato sono felice di quello che ho adesso, non farei mai a cambio con il passato.
Il gruppo è nato come una sorta di esperimento, mentre lavoravate insieme nello stesso negozio: California non faceva ancora musica, Fausto era precedentemente noto come il rapper Edipo.
Fausto Lama: E infatti il nostro è tuttora un progetto in divenire. Una cosa che a volte fatichiamo a comunicare: ovviamente negli anni i nostri fan si sono trovati un po’ depistati, perché siamo sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e di diverso. Quella prima fotografia di noi in un negozio era contestualizzata in un periodo di spontaneità un po’ naif, ma poi la vita è andata avanti. Siamo cresciuti, ci siamo trasformati, abbiamo affrontato nuove sfide e soprattutto nuovi stimoli. Siamo due persone molto diverse, addirittura antitetiche sotto certi aspetti, e la musica dei Coma_Cose è sempre stata il nostro modo di condividere qualcosa, un po’ come fare la spesa o cucinare insieme qualcosa perché si ha voglia di farlo. Continuiamo ancora oggi a considerarla un’attività molto nostra, senza pensare troppo al mondo di fuori.


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Coma_Cose: «Questo disco nasce proprio dalla voglia di creare una mappa, anche emotiva, di tutto quello che è stato»
Quest’album è molto incentrato anche su voi due e sulla vostra storia, vedi tracce come Quando ti ho conosciuto, super intime e personali. Quanto è difficile mettere al centro del vostro lavoro anche il vostro rapporto di coppia?
F: È un po’ strano, anche perché noi siamo persone davvero riservate nella vita vera, a partire dai social. Diciamo che questo disco nasce proprio dalla voglia di creare una mappa, anche emotiva, di tutto quello che è stato. Nei lavori precedenti ci eravamo un po’ staccati dal racconto personale, analizzavamo di più la società. In qualche modo sentivamo il bisogno di tornare a un aspetto primordiale: penso che faccia parte di ogni percorso creativo.
A proposito di social, con Cuoricini avete fatto una canzone che ha un messaggio molto profondo. Allo stesso tempo, però, arriva tantissimo anche ai bambini, che se ne innamorano prima ancora di imparare a parlare. Ve lo aspettavate?
C: Sinceramente no, anche perché ha anche un lato molto drammatico, agrodolce. Ho tante amiche che mi dicono che quando parte Cuoricini i loro figli di uno/due anni impazziscono: è bello entrare a far parte della vita di una persona fin da quando è così piccola e accompagnarla nella sua crescita. Chissà se ci saranno ancora i cuoricini tra vent’anni, tra l’altro: magari i social saranno totalmente superati.

«C’è sempre tanta ricerca e tanta voglia di sperimentare: cerchiamo di non limitarci a seguire le sonorità che funzionano»
Spesso nei vostri dischi è il testo a colpire di più, ma anche la parte musicale è importantissima…
F: C’è sempre tanta ricerca, in effetti, e tanta voglia di sperimentare: cerchiamo di non limitarci a seguire le sonorità che funzionano. Stavolta, poi, c’era tanta varietà anche perché alcuni brani sono arrivati molto prima, come Malavita, che è stato un tormentone l’estate scorsa e aveva suggestioni latine e mediterranee. Per la prima volta ci siamo un po’ distaccati dai Mamakass, i nostri storici produttori: avevamo bisogno di crescere e provare cose nuove.
Vita fusa è a tratti molto retrò. Nella musica tutto torna?
F: Mi approccio sempre alle canzoni con l’entusiasmo di un ragazzino che va in sala prove. Per me non esiste la hit di plastica contrapposta al brano cervellotico e psichedelico, c’è la musica e basta, che posso fare indifferentemente con la chitarra, con il Moog o con una produzione più urban. Ma avendo gusti eclettici (e avendo una certa età) è difficile capire dove finisce un riferimento e dove ne inizia un altro: sto citando i Blur, o sono i Blur che hanno rimasticato i Beatles? I suoni che ti hanno accompagnato tornano sempre, non c’è presente e passato, l’importante è trovare qualcosa che ti emoziona.

Fausto: total look Ami Paris, boots Marsèll
Il vostro ultimo singolo è La gelosia. È un sentimento che dovrebbe appartenere soprattutto a chi è fresco di colpo di fulmine, e non a una coppia sposata che sta insieme da una vita…
C: Noi non siamo persone gelose, forse non lo siamo neanche mai state, ma ci viene naturale parlare di sentimenti e di coppie anche cercando spunti di questo tipo. Volevamo trattare il tema della gelosia perché noi ce la viviamo in maniera molto libera. Anche se siamo legati sia dal punto di vista personale che lavorativo, ci siamo sempre lasciati molto spazio: siamo convinti che sia necessario non essere possessivi e avere indipendenza e amor proprio come individui.
F: Esatto, è più una canzone che la gelosia la esorcizza: ne fa una fotografia un po’ sprezzante. È sentimento apparentemente molto complesso, pieno di chiaroscuri, ma in realtà è molto semplice e atavico, una sorta di spirito di conservazione. Abbiamo provato ad analizzarlo.

Fausto: total look Brioni, cap stylist’s own
Coma_Cose: «l prossimo anno proveremo a sperimentare dei percorsi singoli. Magari si tratterà di musica, o forse di film, di quadri, di negozi di biciclette, chissà… Questo lo vedremo»
Uno dei brani più intensi del disco è Honolulu, che parla di dipendenza da sostanze. Da dove nasce?
C: Racconta di un nostro amico tossicodipendente. Penso che in Italia sia capitato a tutti di affrontare queste situazioni: per via di un amico come nel nostro caso, di un parente, o magari proprio perché a un certo punto si rischia di oltrepassare il limite. Quindi Honolulu è innanzitutto uno spaccato di vita, e inoltre analizza da un punto di vista sociale un problema più grande, ma in maniera dettagliata e intima, con delle immagini molto specifiche. Lasciando però uno spiraglio di speranza sul finale: da tutto si può uscire, con l’aiuto delle persone che ti stanno accanto e di un po’ di volontà.
L’album si chiude con Goodbye, un brano dal testo molto malinconico, che sembra un po’ chiudere un ciclo e aprirne un altro. È effettivamente così?
F: È assolutamente così: abbiamo affrontato un disco che ripartiva da Inverno ticinese e ripercorreva tutta la nostra storia, proprio perché ci sentiamo prossimi a chiudere un capitolo. Abbiamo la necessità di ampliare un po’ i nostri orizzonti, diciamo: ci aspetta un bellissimo tour con due date importanti nei palazzetti, lavoreremo ancora tanto, però vorremmo iniziare il 2026 cercando degli spazi in cui respirare da soli. Ovviamente questa avventura è stata bellissima, ci siamo dati tanto, ma non c’è stato il tempo di fare altro, e abbiamo capito che se vogliamo provarci dobbiamo fermarci per un po’. Il prossimo anno, quindi, proveremo a sperimentare dei percorsi singoli. Magari si tratterà di musica, o forse di film, di quadri, di negozi di biciclette, chissà… Questo lo vedremo. Non vediamo l’ora di scoprirlo anche noi.


California: total look Patrizia Pepe, sunglasses Bottega Veneta, bra stylist’s own
Credits
Photographer Fabrizio Narcisi
Stylists Tiny Idols & Pablo Patanè
Make Up Artists Silvia Muñoz Romero & Fausto Cavaleri
Hairstylist Alessia Bonotto – Blend Management
Filmmaker Maria Francesca Brancaccio
DOP Nicola Cattelan
Post Production Alessio Grassi – KERNED Studio
Fashion Coordinator Mia Verzí
Photographer Assistant Luca Mancuso
Stylist Assistants Elisa Esposito Marroccella, Alicia De Poli, Gaia Giuriato, Anavee Chuengtanacharoenlert