Una storia ispirata da un celebre manga giapponese, che racconta un mondo solo in apparenza lontano e distante nel tempo, ma che torna in vita in una veste del tutto inedita. Arriva al cinema in una speciale tre giorni i prossimi 24, 25 e 26 marzo Prophecy, pellicola che porta sul grande schermo la storia ideata da Tetsuya Tsutsui. Non ci troviamo a Tokyo ma a Torino. Giova (interpretato da Damiano Gavino) è un ragazzo che ha investito tutti i suoi risparmi insieme al suo fedele amico Ade (Haroun Fall) nella creazione di un software in grado di prevedere l’andamento del mercato finanziario. “Prophecy” viene proposta a un imprenditore senza scrupoli (Giulio Greco) il quale, dopo aver rifiutato l’offerta, ruberà l’idea e i conseguenti meriti. Dopo quel furto che gli ha cambiato la vita e che ha prosciugato i soldi con cui avrebbe dovuto pagarsi gli studi, Giova lavora come rider e, a bordo del suo monopattino, gira per le strade della città tra consegne e paghe misere.
Quando “Prophecy” diventa realtà e scopre di essere stato truffato inizia la sua vendetta. Giova si trasforma in Paperboy, una sorta di supereroe della porta accanto il cui viso è coperto da fogli di giornale. Da un interesse personale la missione di Paperboy diventa collettiva e a favore degli ultimi. Di quelli che, come sostiene il suo amico Ade, non vincono mai.
Prophecy è una storia immortale che riesce a fotografare lo stato attuale della società, in cui la prepotenza di alcuni mette in pericolo la sopravvivenza di tutti. La rassegnazione della Gen Z, in un futuro sempre più precario tra guerre e crisi climatica, è riassunta perfettamente da una frase utilizzata da Paperboy in uno dei suoi primi messaggi al mondo: «Ruberò a loro quello che loro hanno rubato a me. Il futuro». Abbiamo intervistato Damiano Gavino che, dopo i successi di Nuovo Olimpo e di Un professore, conquista il ruolo di protagonista assoluto.

«Inizialmente è spinto dal desiderio di raggiungere un successo più personale, poi capisce che per ottenerlo serve un lavoro di squadra»
Si vede che il film è girato a Torino e non a Roma perché Giova gira tranquillamente per le strade in monopattino, cosa che sarebbe quantomeno impossibile qui a Roma, no?
Sì, sì, sì, assolutamente. Siamo molto contenti e molto grati alla Film Commission Torino che ha preso parte a questo progetto e si è resa molto disponibile. Non conoscevo questa città, è stata per me la prima volta e sì, ci ha reso possibile anche il passaggio in monopattino, che appunto a Roma non è così scontato
Il tuo personaggio, Giova, è un ragazzo che investe tutti i suoi risparmi per creare un software, ma viene derubato. Cosa vuole ottenere con la sua vedetta personale?
È un personaggio che mi è piaciuto molto perché cresce nel corso del film. Inizialmente è spinto dal desiderio di raggiungere un successo più personale, poi capisce che per ottenerlo serve un lavoro di squadra, che è esattamente quello che facciamo noi sul set. Anche questa sua iniziale voglia di rivalsa lo spinge poi ad aiutare il prossimo e più deboli.
Nel film Giova fa una distinzione tra visionario e pazzo. Secondo te, lui è più visionario o pazzo?
Secondo me è più pazzo. Nel mondo di oggi, per esporsi così tanto seppur mascherato che ci vuole un po’ di coraggio. Avere una voce pubblica è sempre una grande responsabilità. A pensarci però, direi forse anche un po’ visionario.

«[…] la nostra generazione non è più abituata ad annoiarsi perché soggetta ad ogni tipo di distrazione e di intrattenimento»
Nel film Paperboy ha detto «Ruberò a loro quello che loro hanno rubato a me. Il futuro», una frase che ho sentito dire spesso da parte della generazione Z. Tu che ne fai parte, cosa cosa pensi riguardo?
Penso che noi giovani cerchiamo di far sì che gli adulti prendano sul serio le nostre idee e le nostre prese di coscienza. Per me questo è molto importante, anche perché molto spesso ci troviamo davanti a situazioni in cui ci viene detto che le nostre idee sono meno importanti rispetto a quelle degli adulti, solo perché abbiamo meno esperienza di vita.
Nel film Giova spiega di aver imparato a vivere senza internet. Tu invece, che rapporto hai con i social?
So che è qualcosa che crea dipendenza, quindi cerco di limitare l’utilizzo dei social. Ieri sera Giulio Greco, che fa parte del cast, durante la presentazione del film ha detto una cosa molto interessante, ovvero che la nostra generazione non è più abituata ad annoiarsi perché soggetta ad ogni tipo di distrazione e di intrattenimento. Banalmente, quando si guarda un film a casa ho notato che molte persone sono poco concentrate rispetto a quando si è invece al cinema. Quindi sì, io ho un rapporto un po’ occasionale con i social.
Nel film si fa anche riferimento ad Agassi come un esempio di personaggio che nella vita ha saputo rialzarsi ripartendo dal basso. Esiste un personaggio che stimi proprio come Giova stima Agassi?
No, un personaggio proprio nello specifico no. Però io sono dalla parte di chiunque nella vita abbia avuto o comunque ha il coraggio di reinventarsi, quindi di colui o colei che fallisce ma trova la forza di rialzarsi e di continuare a provarci, nonostante tutte le peripezie che possa vivere. Ho una grandissima stima verso chiunque abbia il coraggio di cambiare e di reinventarsi.

«[…] ricordo perfettamente la prima volta che sono andato a vedere The Amazing Spider-Man, mi colpì tantissimo»
Paperboy è un supereroe diverso dal solito. Hai un supereroe preferito, e quello che ti piace meno?
Il mio preferito è chiaramente Spider-Man. Sono cresciuto con i film di Sam Raimi e ricordo perfettamente la prima volta che sono andato a vedere The Amazing Spider-Man, mi colpì tantissimo e il costume del primo film rimane ancora oggi il mio preferito. Il personaggio che ho preferito meno invece? Flash, non mi ha mai entusiasmato più di tanto.
Se potessi scegliere un superpotere, quale sarebbe?
Poter volare. Mi piacerebbe tantissimo spostarmi in una strada, che non è però una strada ma è un cielo aperto.
