I Delicatoni sono un collettivo musicale nato a Vicenza e formato da Antonio Bettini, Smilian Jack Cibic, Giorgio Manzardo e Claudio Murru. Dopo l’esordio nel 2020 con l’EP Margherita e il debut album Delicatoni nel 2022, tornano con Delicatronic, il nuovo disco uscito il 20 dicembre e disponibile su tutte le piattaforme digitali.
Con questo secondo album, i Delicatoni spingono il loro sound verso territori elettronici, mescolando club music, PC-music e jazz sperimentale. Dieci tracce che esplorano ritmo, magia e spiritualità, tra sintetizzatori modulari, drum machine e collaborazioni di rilievo con Nice Elevator, Coquinati, Lamante e Spraytan.
Delicatronic è un viaggio sonoro che abbraccia club, parchi e bar all’aperto, mantenendo la cifra stilistica calda e giocosa del collettivo. Il disco è accompagnato da un tour di 10 date che culminerà al Galactico Festival di Firenze nel giugno 2025, per i 25 anni dei Baustelle.

«Delicatronic è un viaggio tra mondi sonori distanti che si riconnettono attraverso piccoli circuiti, energia elettrica, luci intermittenti e voci che rientrano nei microfoni come echi provenienti da luoghi indefiniti.»
Come è nato il progetto Delicatoni e cosa vuole trasmettere?
Il progetto Delicatoni è nato gradualmente nel corso degli anni, partendo da un nucleo iniziale formato da Antonio e Ian, che hanno iniziato a fare musica insieme intorno al 2017. Successivamente, si sono uniti Giorgio nel 2019 e Claudio nel 2021. L’obiettivo iniziale era trasmettere un’emotività e una sensibilità traboccanti, l’amore per l’amore e per il senso di comunità. Questi elementi sono rimasti costanti nel tempo, declinandosi in atmosfere musicali e tematiche sempre diverse.
Avete da poco lanciato il nuovo album Delicatronic. Parlateci di questo progetto.
Delicatronic è nato a febbraio 2023 durante una residenza artistica presso Casa degli Artisti a Milano. L’intento era quello di infondere calore nei sistemi elettronici attraverso i quali stavamo creando musica. La genesi del disco è stata molto spontanea, così come le idee iniziali delle canzoni. La produzione, invece, ha seguito un processo più articolato, alternando sessioni di registrazione intense in studio a momenti di lavoro individuale in solitudine.
Delicatronic riflette questo percorso: è un viaggio tra mondi sonori distanti che si riconnettono attraverso piccoli circuiti, energia elettrica, luci intermittenti e voci che rientrano nei microfoni come echi provenienti da luoghi indefiniti.

«L’elettronica è forse la grande cupola sotto cui ricade questo disco, ma che speriamo rifugga anche questa definizione.»
L’album spazia tra vari generi, dall’elettronica alla club music, passando per pc-music e jazz sperimentale. Con quale genere vi identificate di più?
Con tutti e con nessuno. L’attitudine dal vivo è jazzistica, caratterizzata dal cambiare ogni volta qualcosa, dal non ripetersi mai uguale a se stessa e dal rifuggire l’iperdeterminazione. La club music è il nostro riferimento principale quando pensiamo alla forma dei live del tour di Delicatronic. La pc-music, invece, è ciò che facciamo di fatto: questo disco è stato interamente concepito, composto e realizzato tramite i nostri dispositivi, e il risultato sonoro riflette questa genesi. L’elettronica è forse la grande cupola sotto cui ricade questo disco, anche se speriamo riesca a sfuggire a definizioni troppo rigide.
In questo album collaborate con Nice Elevator, Coquinati, Lamante e Spraytan. Come sono nate le varie collaborazioni?
Nice Elevator (alias Charlie Shine) è un musicista newyorkese e un amico di lunga data di Ian. Le loro madri si conoscono fin da ragazze e il loro legame si è trasferito anche ai figli, che fanno musica insieme, si vogliono bene e si confrontano spesso. Charlie è stato con noi durante il mese di residenza a Casa degli Artisti. Essendosi integrato perfettamente nella formazione live, abbiamo deciso di registrare insieme per avere la sua presenza anche nel disco.
Coquinati (alias Pietro Coquinati) è un musicista e produttore di Vicenza che Antonio ha introdotto al resto del gruppo. Colpiti dalla sua attitudine live e dalle sue capacità di produzione, lo abbiamo coinvolto nel brano più elettronico di Delicatronic, vista la sua competenza nel genere e il suo dinamismo.
Lamante (alias Giorgia Pietribiasi) fa parte della scena dell’alto vicentino, quindi ci conosciamo da prima che uscissero i nostri rispettivi primi album. La collaborazione è nata da un’idea di Ian per “Oh No”, dove avevamo bisogno di una voce capace di catturare l’ascoltatore come noi quattro non potevamo fare. Grazie al rapporto di stima e amicizia che ci lega, abbiamo deciso di coinvolgerla.
Spraytan è un progetto che Ian porta avanti con l’amico e musicista inglese Conrad Morris. La collaborazione è nata prima della residenza a Casa degli Artisti, quando Ian ci ha fatto ascoltare una bozza di una canzone realizzata con Conrad. La strofa ci è rimasta subito in testa, e da lì è nata la voglia di partecipare tutti alla traccia.

«La creazione di questo album è stata decisamente ricca di momenti intensi e diversi tra loro. È stato un vero e proprio percorso di crescita e scoperta.»
Avete qualche aneddoto particolare legato alla realizzazione dell’album?
La creazione di questo album è stata decisamente ricca di momenti intensi e diversi tra loro. È stato un vero e proprio percorso di crescita e scoperta. Abbiamo fatto una residenza di un mese a Milano, seguito da un periodo di lontananza di quasi un anno, una settimana di fuoco a distanza per tirare le somme generali del disco, una settimana ad Amsterdam per registrare alcune parti e finalizzare il lavoro, e infine un mese a Torino con prove quotidiane per imparare il nuovo set da suonare dal vivo. Di aneddoti ce ne sono tanti, forse troppi.
C’è una canzone a cui tenete particolarmente?
Ognuno ha la sua. Io (Claudio Murru) siamo particolarmente legati a Scogliera perché nella canzone sono confluiti sentimenti che cercavano un posto da molto tempo. Il fatto di averli potuti condensare in determinate parole e gesti musicali mi fa provare un grande sollievo, sapendo che quei sentimenti possono ora riposare lì.
Quali sono i vostri riferimenti quando create la vostra musica?
Ognuno ha il suo. Per questo disco, i riferimenti prettamente musicali erano gruppi come Daft Punk o Gorillaz. Per quanto riguarda il modo in cui avremmo voluto che suonasse dal vivo, ci siamo ispirati a format come Boiler Room, concependo le canzoni come sequenze di loop su cui modificare piccoli parametri o variare le melodie, creando tracce perfette per ballare e jammare sull’elettronica. Ma poi ciò che ognuno di noi ha in mente mentre fa musica è diverso, ed è bello che nell’unirci si riesca a prescindere dai riferimenti per creare il nostro particolare suono.

«Cerchiamo di portare un concerto ballabile dall’inizio alla fine e anche ascoltabile, facendo molta attenzione ai dettagli di vario tipo e mantenendo sempre una buona dose di improvvisazione»
Vi vedremo nel vostro Delicatronic Tour, cosa possiamo aspettarci da questi concerti?
Il tour è già attivo da febbraio, con poche date distribuite un po’ in tutta Italia. Siccome il disco doveva ancora uscire, abbiamo vissuto la prima parte del tour come una sorta di rodaggio per quando il disco sarebbe stato rilasciato. La musica è sicuramente più minimale rispetto al tour precedente, in questo set siamo solo noi quattro senza la nostra sezione ritmica. Cerchiamo di portare un concerto ballabile dall’inizio alla fine e anche ascoltabile, facendo molta attenzione ai dettagli di vario tipo e mantenendo sempre una buona dose di improvvisazione, per rendere ogni concerto unico e differente dal precedente.
Avete altri progetti di cui volete parlare?
C’è qualcosa che inizia a prendere forma per un EP molto prossimo e per un disco che, ad ora, sta ancora germogliando, ma dove le collaborazioni potrebbero essere molto apprezzate. Però è meglio non puntare un faro su un piccolo semino che sta appena facendo spuntare le foglie, no? Diamogli tempo.