Diego Lazzari Next Gen

Diego Lazzari, l’urgenza di diventare se stessi

Dopo Amici, è pronto con una musica tutta nuova, che segna il punto di inizio di una diversa fase della sua vita. Diego Lazzari è tra i protagonisti del nuovo numero cartaceo di Next Gen, disponibile in edicola

Diego Lazzari è innamorato delle foto che vedete in questo articolo. Le ama tutte, ma in particolare una, che mi mostra mentre chiacchieriamo, in bianco e nero, dove è preso da lontano, la faccia di profilo, mezza nascosta dai riccioli. Sembra un Louis Garrell sul set di The Dreamers, pensoso e irrequieto, e in effetti di inquietudine, in questo ragazzo, come ama definirsi, “di borgata”, ce n’è molta di più di quanto il suo lato più social ha finora lasciato percepire. Lui, che ha iniziato a farsi conoscere nel 2017 grazie ai video su YouTube e TikTok, conquistando rapidamente una fanbase affezionata che oggi conta oltre 2 milioni di follower su TikTok e più di 900.000 su Instagram, ha l’urgenza sincera di cominciare a farsi conoscere sul serio. Ma non con un reel, e nemmeno attraverso la televisione (Diego ha partecipato alla scorsa edizione di Amici), bensì attraverso una musica tutta nuova che, giura, è quasi pronta per uscire e segnare il punto di inizio di una nuova, diversissima fase della sua vita. 

Diego Lazzari
Shirt & trousers Pinolerario

«Per me il punto d’arrivo vero, a livello artistico, è sempre stato la musica»


Quando ti guardi in uno scatto e sei felice del risultato?

Parto dicendo che oltre al lato musicale, io mi interesso di tutta la parte produttiva, anche visiva, del mio lavoro. Sono bello infognato, mi piace tanto seguire il mio progetto anche da regista, quindi amo vedere l’apporto professionale sulle produzioni. E c’è questa foto in particolare di questo shooting che potrebbe essere un frame di un film. (Mi manda la foto nda.)


Vero. Un film neoralista. 

Esatto. Non si vede nemmeno la faccia, e questo aiuta sempre perché, sembrerà strano, ma io sono abbastanza timido. Mi trovo più a mio agio in situazioni di questo tipo, più sofisticate, più particolari, più studiate. Sono davvero contento di come sono uscito. 


Speriamo che ti diverta anche fare l’intervista. 

Come vedi parlo a macchinetta, mi dovrai stoppare, davvero: non so darmi un freno.

Diego Lazzari
Jacket Fiorucci , trousers Shaft Jeans , shoes Dr. Martens

Musica per le mie orecchie. Prima a registratore spento dicevi che sei in una fase di lavoro intenso e quasi ultimato: che cosa puoi dire a riguardo? In che momento della tua vita professionale sei? 

Anche se tutto quello legato all’immagine è ormai diventato parte del mio lavoro, per me il punto d’arrivo vero, a livello artistico, è sempre stato la musica. Però sono ancora dentro un percorso in cui mi sto testando, mi sto scoprendo, anche solo per potermi dire: «Ok, sì, sono un musicista. Faccio questo nella vita.». Io non vengo da un liceo musicale, non ho studiato in conservatorio, non ho avuto insegnanti o parenti che mi abbiano indirizzato. Sono partito da autodidatta. E per arrivare a dire con orgoglio “sono un cantante”, ci ho messo del tempo. Però questo è il primo anno in cui lo dico davvero, convinto. E sono fiero. Non vedo l’ora di annunciare: «Questa è la mia roba. Queste sono le cose che per me sono importanti dire


Come hai capito che era il momento giusto?

C’è una fase nella preparazione di un artista che, secondo me, è fondamentale. All’inizio sperimenti, provi, sbagli anche. E poi c’è il momento in cui impari a dire “no”. A capire con chi ti piace lavorare, con chi no, cosa ti rappresenta e cosa no. Io sono in quella fase lì. Prima scrivevo con tanti autori, adesso scrivo praticamente tutto da solo. È da un anno e mezzo che sto così. Il disco che uscirà è tutto prodotto, scritto, composto, diretto da me. Anche come executive producer. Questo mi ha fatto riconoscere una mia identità. Posso dire che ora è nato davvero il mio percorso artistico. Questo disco rappresenta la prima parte di me che racconta chi sono, tramite la musica.

«Sento che chi fa musica ha un dovere: deve raccontare cose che rispecchino chi ascolta»

E quando esce?

Esce quest’anno, sicuramente. Non ti so dire ancora quando, perché sto sistemando delle cose con il mio team. Quando esci da un talent come Amici, devi ricrearti tutto da capo, non c’è una macchina pronta, almeno non nel mio caso. Quindi sto rimettendo tutto in ordine. Diciamo che tra giugno e settembre dovrebbe uscire. Magari qualcosa già in estate.

E sulle sonorità e le tematiche? Che direzione hai preso?

Le prime canzoni che ho fatto le ho scritte con tanti autori. Ci sono dei pezzi a cui sono molto affezionato, come Ci sarà domani, che è uno dei miei primi brani e parla proprio dell’inizio del mio percorso. È un pezzo leggero ma con un suo spessore, che mi ha dato il tempo di capire chi sono artisticamente. Parte tutto da lì, e il messaggio si collega a questo primo disco. Poi ci sono canzoni più estive, leggere, ma sempre con un fondo di introspezione. Parlano spesso d’amore, ma l’amore in tutte le sue forme, anche quello più universale. E poi c’è il mio lato più personale e urban, che ho deciso di mettere in gioco davvero solo adesso.

Cosa intendi con “lato urban”?

Quello delle tematiche forti: perché mi sono dovuto arrangiare da giovanissimo, perché ho lasciato casa a 18 anni, perché non ho finito la scuola. Cose che mi rappresentano e che voglio raccontare, ma con un sound cantautorale: piano, chitarra, storie vere, emozioni vere. Perché sento che chi fa musica ha un dovere: deve raccontare cose che rispecchino chi ascolta. Se un giorno mi troverò davanti a diecimila persone, non voglio dire banalità. Voglio portare qualcosa che valga la pena ascoltare.

Diego Lazzari
Trousers Fiorucci , jewelry Kuurth, shoes Santoni

«Non vorrei mai diventare una persona che ha bisogno di altri per andare avanti. Perché se non sei a posto con te stesso, non puoi aiutare nessuno»

Mi raccontavi che siete tanti fratelli. Questo rapporto ti ha reso più solido o più esposto, più vulnerabile agli altri proprio perché magari ti aspettavi di essere amato da tutti come lo sei dai tuoi fratelli?

È così, è la seconda delle due, hai centrato una cosa che di norma è difficile da mettere a fuoco. Vengo da una famiglia di borgata. Mio padre ha cominciato a lavorare a 14 anni, a 16 era già in giro, a 18 ha lasciato casa. Io sono quello di mezzo, dei miei fratelli, tra di noi ci passiamo dieci anni ciascuno e quindi ci siamo sempre “protetti” a vicenda. A 14-15 anni ho cominciato a cambiare, e poi a 18 ho lasciato casa. Ho incontrato persone, fatto scelte, alcune sbagliate. Mi sono reso conto, dopo anni, che se esci di casa e dimentichi i valori, costruisci sul nulla. Quando poi torni, te ne accorgi. E lì capisci davvero cos’è casa. 

Hai detto che a un certo punto ti sei sentito perso. Che cosa non vorresti diventare mai?

Non vorrei mai diventare una persona che ha bisogno di altri per andare avanti. Perché se non sei a posto con te stesso, non puoi aiutare nessuno. Voglio essere autosufficiente, anche per poter dare davvero agli altri. Ci ho messo anni, sbattimenti, delusioni, persone che non hanno capito quello che volevo fare. Ma ora sto bene. Vivo come voglio, lavoro con persone di cui mi fido, non ho bisogno di forzare le cose.

Chi non ti ha capito, che cosa non ha capito?

Forse mi avevano capito fin troppo, ma volevano fare il loro gioco. Ci sono state persone che lavoravano con me, ma non lo facevano per il mio bene, mettiamola così. È un po’ come a scuola: stai vicino a certi compagni e ti ritrovi nei casini. Non mi piace parlare male, ma certe cose bisogna dirle. Ho capito che alcune strade veloci, piene di soldi o visibilità, richiedono compromessi che non sono disposto a fare. Voglio restare integro.

Diego Lazzari
Shirt & trousers Fiorucci 

«Per me l’arte non deve essere avara, deve restituire. Solo così diventa immortale»

Hai detto che vuoi restituire qualcosa. Hai un progetto culturale?

Sì. Da anni sogno una cosa tipo i ragazzi del Cinema America. Un posto dove i giovani possano fare musica gratis, scrivere, registrare, essere mandati a Sanremo o ai festival anche se non hanno i soldi o i contatti. Tutti i soldi che guadagnerò li reinvestirò per questo. Voglio che la musica sia autosufficiente. Per me l’arte non deve essere avara, deve restituire. Solo così diventa immortale.

Oggi, che sei più grande, ti capita mai di guardarti indietro e chiederti se hai fatto bene a fare certi salti nel vuoto? A non finire la scuola, ad andare via di casa?

Certo che me lo chiedo. C’è un pezzo che ho scritto dove inizia proprio così: “Mi chiedo se hai mai avuto sensi di colpa… io mi chiedo ancora se mi fossi laureato…”. È bello farsi queste domande. Ma alla fine, se stai bene con te stesso, hai fatto la cosa giusta. Il risultato non lo definisci tu, lo definisce come ti senti. E io oggi sto bene.

Diego Lazzari
Trousers Vivienne Westwood 
Diego Lazzari
Shirt Eton, trousers Fiorucci, jewelry Kuurth
Shirt American Vintage , trousers Tagliatore 
Sleeveless Dhruv Kapoor , trousers Gauhar Ali 

Credits

Photographer Natella Kiseleva

Stylist Julie Wozniak

Grooming Francesca Gallicchio & Sara Lovagnini – MBAcademy

Photographer Assistant Roman Muravev

Stylist Assistants Giorgia Grasso & Maria Caffoz

Location Aethos Milano