faccianuvola racconta il dolce ricordo della nostra disperata gioventù

Dalle prime tracce su Soundcloud ai festival indipendenti, fino al palco del Fragile Festival: il percorso di un artista che trasforma deviazioni e incertezze in musica

Faccianuvola non arriva da un percorso lineare. Prima il pianoforte studiato da bambino, poi la fisica all’università, infine il tuffo nella musica elettronica durante il lockdown. Una traiettoria fatta di deviazioni e ritorni, che oggi trova un nuovo capitolo con l’uscita di il dolce ricordo della nostra disperata gioventù, il suo secondo album per Columbia Records/Sony Music.

Alessandro Feruda, classe 2002, ha iniziato pubblicando tracce su Soundcloud sotto il nome afaceinacloud, fino a costruire il progetto faccianuvola: un’identità musicale che mescola la scrittura del cantautorato con suoni elettronici limpidi, intimi e sempre in tensione emotiva. Dopo l’album  le stelle* il sole;
l’arcobaleno))
, del 2024 e i primi live nei festival indipendenti, oggi torna con un disco che riflette sul tempo sospeso della giovinezza, tra nostalgia e possibilità.

Il singolo portami a ballare in primavera è l’ingresso più pop e luminoso del progetto, ma rimane avvolto da quella sensazione di attesa indefinita che è diventata la sua cifra. Una musica che non dà risposte, ma apre spazi di immaginazione.

A ottobre faccianuvola sarà tra i protagonisti del Fragile Festival, in programma dal 10 al 12 ottobre a Parma: tre giorni dedicati alla sostenibilità e al dialogo tra arti, saperi e pratiche, in un laboratorio diffuso che trasforma la città in un crocevia di idee, performance e confronti aperti.

Faccianuvola
Faccianuvola, foto di Giulia Bersani

Intervista a faccianuvola che ci racconta suo secondo album

Dal pianoforte da bambino alla musica elettronica, passando per lo studio della fisica: come tutte
queste esperienze hanno contribuito a formare il tuo stile unico?

Non saprei risponderti precisamente, la mia musica alla fine è cominciata come un piccolo
esperimento per abbandonare la classica e vedere cosa c’era oltre. Avere un po’ di tecnica al piano
e consapevolezza armonica mi ha sicuramente aiutato a crescere da solo, mentre la musica
elettronica è stata quasi un incidente. Fisica l’ho studiata per 3 o 4 mesi, non mi ha influenzato
granché, certamente mi ha aiutato a capire che la musica non era un divertimento ma una
necessità.

Il tuo nuovo album si chiama il dolce ricordo della nostra disperata gioventù. Quale parte di te e
del tuo percorso personale si riflette in questo titolo?

Nel titolo cercavo di catturare questa cosa qui. La nostalgia dei tempi tristi, una sensazione umana
che esiste dalla notte dei tempi, ma che nessuno ancora riesce a spiegarsi. Il mio tempo triste è
stato l’adolescenza, ma non volevo raccontare di me.

Tracce come portami a ballare in primavera giocano con emozioni sospese e indefinibili. È un
modo di raccontare anche il tuo modo di vivere e osservare il mondo?

Non mi piacciono le sicurezze, le cose che hanno una forma sola e una definizione chiara. Non sono
sicuro di quasi nulla, più passa il tempo e meno sono sicuro. Questa sospensione probabilmente
entra anche nelle canzoni. Inoltre, mi piace lasciare spazio a chi ascolta di completare ciò che viene
detto nella canzone, farselo proprio, l’ascoltatore alla fine è il primo compositore. È utile per questo
rimanere sul vago e non svelare tutto.

Faccianuvola
Faccianuvola, foto di Giulia Bersani

faccianuvola: gli inizi, i live e il futuro

Negli ultimi anni hai portato la tua musica su diversi festival e live, dal Perestrojka al MI AMI.
Qual è stato il momento più significativo di questo percorso dal vivo?

Ogni concerto è speciale! Non so dirne uno in particolare, in questi due anni ne avrò fatti più di 80,
li ho tutti nel cuore come se fossero un unico grande concerto. Fosse per me, farei direttamente i
concerti senza passare dallo studio. La musica è, e resterà per sempre, un’esperienza collettiva.

Hai iniziato a pubblicare musica su Soundcloud come afaceinacloud e oggi sei sotto Columbia
Records/Sony Music. Come è cambiato il tuo rapporto con la musica e con il pubblico in questo
percorso?

Il rapporto con la musica è cambiato in bene, nel senso che sono molto più produttivo. Ciò che era
un piccolo angolo di confessione e sfogo ora mi occupa tutte le giornate. Per quanto riguarda il
pubblico, non credevo di averne uno così grande, sono molto molto grato che invece qualcuno si
sia affezionato.

Guardando avanti, c’è qualcosa nel tuo percorso personale o artistico che senti di voler esplorare
nei prossimi progetti musicali, sia a livello sonoro sia tematico?

Mettere su una band, smettere con l’autotune, magari smettere di parlare d’amore, quest’ultima è
la più difficile. In generale, mi preme non tornare sui miei passi, non rifare ciò che ho già fatto.

Faccianuvola, foto di Giulia Bersani