Fasma, il coraggio di essere liberi

Si racconta a Next Gen Magazine e parla della nuova fase della sua carriera, che parte con l'uscita del nuovo ep Re lucertola tiranna

Alcune volte per ottenere quello che si vuole bisogna correre dei rischi. È necessario uscire dalla propria zona di comfort, abbandonare quello che non ci appartiene più e lasciare indietro ciò che si ritiene superfluo. La scelta di Fasma è il risultato di una lunga e profonda analisi fatta con sé stesso, con quello che vuole essere e desidera comunicare come artista. Il frutto di questo percorso si chiama Re lucertola tiranna, ep che il cantautore romano ha scritto e prodotto insieme a GG e disponibile su tutte le piattaforme digitali dallo scorso 23 gennaio. Fasma, vero nome di Tiberio Fazioli, descrive questo progetto come «un viaggio di perdita e rinascita, un invito a tagliare ciò che ci allontana dalla nostra verità per riscoprire la forma più pura della libertà».

Il disco nasce da una ricerca musicale che abbandona lo status quo e viaggia verso nuove forme di espressione, senza mai rinunciare alla identità che ha caratterizzato la sua musica. L’ep è un racconto intimo e introspettivo contraddistinto da sonorità che accolgono diverse influenze. La copertina che accompagna l’album, un T-Rex giocattolo con la coda tagliata, ne raccoglie il cuore concettuale. Quella recisione rappresenta la volontà del cantautore di allontanarsi da tutto ciò che mina la sua unicità. Una rinuncia all’omologazione a favore della musica senza compromessi.

fasma La cover di Re lucertola tiranna
La cover di Re lucertola tiranna

«Abbiamo preso la scelta di far partire tutto questo percorso da indipendenti, proprio per tutelare e massimizzare la nostra espressione artistica»

Re lucertola tiranna, il tuo nuovo ep, nasce da una tua esigenza ben precisa: quella di essere te stesso e fare la musica che vuoi, senza compromessi. Ci racconti come è nato questo tuo nuovo percorso?

Questo percorso è nato in maniera molto naturale. La musica non è semplicemente un’espressione, ma è anche un modo per confrontarci con noi stessi. Nel momento in cui sono andato a scrivere questo disco con GG, ho voluto subito sottolineare il fatto che questo potesse essere il primo passo verso un nuovo percorso. Un percorso nel quale ascoltiamo di più noi stessi. Il nome Re Lucertola Tiranna non è casuale. È un nome molto fuori dalle righe ma in linea con quello che vogliamo portare. Un titolo forse sbagliato secondo l’accezione comune che però rappresenta molto come ci sentiamo. Sbagliati per molte persone ma molto giusti con noi stessi. Il percorso che abbiamo fatto per riuscire a integrare questo aspetto emotivo all’interno del disco è stato lungo anni ed è pieno di consapevolezze e di dubbi.

Viene automatico chiederti se nella tua carriera artistica ci siano stati momenti in cui hai fatto qualcosa che ti è stato chiesto, per non dire imposto, e che non volevi fare.

No, questo non mi è mai successo. In realtà l’imposizione è stata più una dinamica mia personale che esterna. Nel momento in cui entri a far parte di un sistema che non conosci, soprattutto all’inizio, lo fai con l’unico scopo di esprimerti. Devi comprendere come funziona. Mi sono reso conto che il sistema dove mi trovavo in quel momento non mi lasciava la massima libertà e al contempo le persone con cui lavoravo vedevano che la mia espressione superava i margini del loro modo di lavorare. Non c’è una colpa né da una parte né dall’altra. È un po’ come quando in una relazione ti rendi conto che la persona che hai al tuo fianco non è più quella giusta per te, che l’amore non basta più e quindi prendi la scelta di lasciarti per il bene comune. Mi sono reso conto che l’unica maniera per esprimere ciò che avevo in testa era creare il nostro di sistema. Per questo motivo abbiamo preso la scelta di far partire tutto questo percorso da indipendenti, proprio per tutelare e massimizzare questa espressione artistica.

fasma
Fasma

«La cosa più bella del fruire di uno spettacolo gratuito è che viene vissuto con un’intimità maggiore»

Essere un artista indipendente ti fa sentire meno o più responsabile?

Sicuramente più responsabile. Mi sento un po’ Spider-Man, da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Però mi carica. A me piacciono le responsabilità perché sento che sono capace di reggerle. Ogni giorno è una sperimentazione. E la cosa bella di fare musica è proprio la possibilità di non vivere secondo determinati schemi.

Hai scelto di fare un tour completamente gratuito per abbattere qualsiasi barriera e permettere a chiunque di fruire della tua musica. Una scelta in controtendenza rispetto a ciò che sta accadendo con i live, dove i costi dei biglietti sono sempre più esorbitanti. Come sta andando?

Ripartiremo a breve con i concerti. Sta andando molto bene, ha superato le mie aspettative. Quello che succede è sempre una magia, è sempre una sorpresa. La risposta del pubblico è stata molto bella e molto appagante. Vedere che le persone hanno accolto questa situazione come un regalo è stato molto importante. Cantare dal vivo è un bisogno corporeo. Io canto principalmente per me stesso, non per il pubblico che ho di fronte. Loro rappresentano un modo per cantare tutti insieme. La cosa più bella del fruire di uno spettacolo gratuito è che viene vissuto con un’intimità maggiore. Chi viene lo fa perché è mosso principalmente dalla voglia di cantare.

In un mondo che chiede costantemente di etichettarci e di essere perfetti, quanto è difficile essere autentici?

Secondo me la ricerca di autenticità è intrinseca in ogni essere umano. È direttamente proporzionale all’ascoltarsi, al conoscersi, al mettersi in dubbio. La vera verità è che non esiste nessuna verità, ma l’autenticità rappresenta un percorso personale che ognuno deve fare. Oggi è molto più difficile riuscire a trovarla, c’è molta difficoltà nell’esprimere un’idea per paura del confronto, per paura del giudizio, per paura di essere una voce fuori dal coro. È molto difficile ascoltarsi con tutte queste voci che ci sono intorno. È un po’ come se col tempo si diventa sempre più sordi dei propri bisogni per ascoltare i bisogni degli altri.

Fasma

«Fare musica è un mio modo per cercare la felicità»

La cover del tuo ep mostra un T-Rex con la coda tagliata. Hai tagliato tutto ciò che non ti faceva sentire libero o c’è ancora qualcosa di cui ti vuoi liberare?

La libertà si raggiunge un passo alla volta. Sicuramente ho dovuto tagliare tutto ciò che mi pesava e non mi permetteva di potermi esprimere al 100%. Se ho tagliato tutto ciò che non mi permetteva di sentirmi libero lo scoprirò nel tempo. Ora come ora sento che sto andando nella giusta direzione. Sto mettendo i piedi nei posti giusti per continuare a fare questo percorso.

A breve c’è Sanremo e tu hai partecipato al Festival più volte. Che esperienza è stata? C‘è spazio per il Festival nel futuro?

Sanremo per me è stata un’esperienza divertente. Mi sono rimasti nel cuore più i momenti umani fuori dal palco che quelli sul palco. Per quanto riguarda il futuro, non lo so. Sicuramente se avrò qualcosa da dire all’Italia o a una persona e non posso parlarci se non attraverso la televisione, mi troverete là. Però fino a quel momento preferisco non farlo, sono molto sincero con me stesso. Non non ho questa percezione di Sanremo come un punto di arrivo. Se ho un messaggio che voglio venga amplificato ben venga, altrimenti no.

Quand’è che hai iniziato a scrivere e che hai iniziato a vedere questo come il tuo mondo?

La scrittura mi accompagna da sempre, mentre ancora oggi non riesco a vedere questo come il mio mondo. Continuo a mettermi in dubbio. Scrivere è qualcosa di molto personale per me. L’ho sempre visto come una terapia, uno specchio in cui riflettermi. Crescere e rendermi conto che questo processo potesse aiutare non solo me ma anche gli altri mi ha reso felice. La prima persona a cui parlo però sono io. Mi sono reso conto che registrare una canzone mi aiutava ad affrontare le mie emozioni e a rendermi conto che non fossero limitanti. Mi ha aiutato a capire che aveva un potere in me inspiegabile. Fare musica è un mio modo per cercare la felicità.

È questa la vita che sognavi da bambino?

No in realtà da bambino sognavo di fare l’astronauta. Sicuramente sto lavorando per far sì che possa avvicinarmi non a ciò che sognavo ma a ciò che sento di essere. E spero vivamente che tutto ciò che sono poi possa essere espressione della vita che vivo. Credo che non siamo ciò che siamo, ma siamo ciò che facciamo. E io voglio fare ciò che sono.