Alla Festa del Cinema di Roma arriva “Il Mio Compleanno”: compiere 18 anni in una casa famiglia

Il Mio Compleanno è un’opera prima toccante che esplora temi come isolamento, crescita e speranza, con uno sguardo attento alle dinamiche familiari difficili

Ad Alice nella città, evento collaterale alla Festa del Cinema di Roma, Christian Filippi presenta Il Mio Compleanno. Prodotto da Schicchera Production nell’ambito di Biennale College, il film vanta un cast di giovani talenti tra cui Zackari Delmas (bravo nel ruolo), Silvia D’Amico, Simone Liberati e Nicolò Medori. Il Mio Compleanno è un’opera prima toccante che esplora temi come isolamento, crescita e speranza, con uno sguardo attento alle dinamiche familiari difficili. «Le case famiglia sono realtà invisibili, ma parte fondamentale del tessuto sociale. Volevo portare al cinema una storia che rappresentasse questi ragazzi e le difficoltà che affrontano al compimento dei 18 anni, un momento critico per il loro futuro», ha spiegato Filippi.

Un film, quello di Filippi che, senza morale o moralismi, racconta come anche una cosa scontata, semplice, naturale, come l’affetto di una madre, possa essere un sogno irrealizzabile; come due bisogni uniti non si colmino, ma creino un bisogno ancora più grande; come darsi una possibilità, credere in se stessi, sia l’unico modo per uscire da una relazione tossica. Il racconto di una di quelle tante famiglie non tradizionali dove si cresce, ci si trova, ci si può perdere; che sono ai margini di una società che ha deciso di dimenticare, ignorare, tutto ciò che non vuole accettare; e che potresti avere dietro casa senza saperlo. L’opera prima di Christian Filippi è un muto grido d’aiuto, un sorriso gioioso su un inverno che attende solo di trasformarsi in primavera. Un film toccante dedicato a chi cerca il suo posto nella vita.

Christian Filippi
Christian Filippi, ph. Matteo Casilli

«Durante le riprese abbiamo lavorato per capire quali emozioni volevamo lasciare sul finale. Ne ho girati diversi, ma quello che abbiamo scelto spero trasmetta l’energia del film e una sensazione di speranza»

Il Mio Compleanno è un progetto che nasce nel 2015 e si sviluppa grazie a La Biennale College

La Biennale College è stata il punto di svolta. Ci hanno finanziato e hanno seguito me e Anita Otto, che ha sceneggiato il film con me, con tutor internazionali. Purtroppo non siamo riusciti ad accedere al tax credit.
Durante le riprese abbiamo lavorato per capire quali emozioni volevamo lasciare sul finale. Ne ho girati diversi, ma quello che abbiamo scelto spero trasmetta l’energia del film e una sensazione di speranza.
Nel 2015 ho lavorato come assistente in Fiore di Claudio Giovannesi, ambientato in un carcere minorile.
Parte del mio lavoro era fare casting nelle case famiglia. Finito quel film, ho sentito il bisogno di continuare a frequentare questi posti. Mi riconoscevo nelle storie dei ragazzi e degli educatori. Vedevamo film insieme e parlavamo delle loro storie. Piano piano ho scoperto il paradosso dell’ex articolo 25, la legge che permette o meno a un ragazzo di rimanere in una casa famiglia dopo i 18 anni. Possono restare altri tre anni solo con l’autorizzazione di un giudice, ma convincerlo è spesso difficile per mancanza di fondi.

Quali sono le difficoltà per le case famiglia?

Le strutture ricevono la stessa quota per ragazzo dal 1990. Vivono grazie a raccolte fondi e bandi pubblici, ma non sono aiutate dalle istituzioni. Era un’esigenza personale raccontare una realtà ignorata da molti.
Spero che il film trovi una distribuzione per portare alla luce questo spaccato di società che merita più attenzione. Sono giovani di 18 anni che sono il nostro futuro e quindi è importante sostenerli.

Festa cinema Roma
Il mio compleanno

«Era un’esigenza personale raccontare una realtà ignorata da molti»

Cosa accade ai ragazzi quando non possono restare nelle case famiglia?

La maggior parte torna alle famiglie d’origine, anche se c’è un motivo per cui erano stati allontanati. Alcuni finiscono nei dormitori pubblici, altri per strada. Ci sono educatori che li ospitano in casa per qualche settimana o li aiutano a trovare una stanza in affitto, ma è tutto basato sulla buona volontà.
Nel film c’è una scena in cui don Ezio distribuisce numeri di dormitori: è tratta dalla realtà. Anche la scena in cui il protagonista minaccia di buttarsi dal balcone è ispirata a situazioni vere. Magari per avere un po’ di attenzione, per essere ascoltati. Decidere se restare o andarsene a 18 anni è una scelta enorme, e lo
sarebbe per qualsiasi giovane.

Sei diplomato all’ITC Rossellini di Roma. Hai mai indirizzato qualcuno verso questo istituto o aiutato
qualche ragazzo a intraprendere una carriera cinematografica?

Un ragazzo della casa famiglia in cui abbiamo girato ha recitato nel film. Quando l’ho incontrato gli ho chiesto se voleva collaborare. È stato fondamentale nel portare verità nel film, perché lui ha vissuto quel momento di bivio rappresentato dall’ex articolo 25.

Perfetta anche la musica…

La canzone dei titoli di coda è dei Meganoidi. L’abbiamo scelta perché la adoravo e da tempo sognavo di lavorare con loro. La musica delle due scene di ballo è di Debora De Luca e Ilaria Palmieri. È un remix che ci ha colpito per la sua energia. Abbiamo girato quelle scene senza provare, lasciandoci trasportare dalla
musica. Sono due momenti cruciali nel film, in cui il protagonista saluta due donne importanti nella sua vita, lasciando loro un’emozione di gioia, di spensieratezza. È stato magico. È una canzone che Debora ci ha regalato perché non avevamo più soldi: fare un film con 200 mila euro è come andare al bar e prendere un caffè con 5 centesimi.

Festa cinema Roma
Il mio compleanno

«Vorrei che questo film arrivasse nelle sale per far conoscere la realtà delle case famiglia, spingendo la gente ad aiutare, partecipare, donare»

Il film ha una dedica speciale…

Sì, è una dedica che ho scritto sulla prima pagina della sceneggiatura. È la motivazione che mi ha spinto a fare il film: “A tutti quelli che stanno cercando il loro posto”, me compreso.

Hai trovato una distribuzione?

La stiamo cercando. Stiamo mandando il film a case di distribuzione con una linea editoriale non mainstream. Sia Venezia che Roma ci hanno dato visibilità e siamo grati. Vorrei che questo film arrivasse nelle sale per far conoscere la realtà delle case famiglia, spingendo la gente ad aiutare, partecipare, donare.
Le case famiglia vivono grazie a raccolte fondi e alla solidarietà di chi porta spesa o vestiti usati. Mi piacerebbe creare una rete nei quartieri per sostenere queste realtà dove le istituzioni non arrivano.
È l’obiettivo che ho e per il quale chiedo alle distribuzioni: venite a vedere il mio film e aiutatemi a farlo conoscere. Solo questo.