Foo Fighters: sale la febbre per il concerto all’Ippodromo SNAI di San Siro a Milano

Domenica 5 luglio Dave Grohl e la sua band conquistano Milano con l'unica data italiana del Take Cover Tour. Trent'anni di carriera, un'attesa che cresce ora dopo ora, e la sensazione che qualcosa di grande stia per accadere

C’è un’elettricità diversa nell’aria milanese in questi giorni. Non è il caldo di luglio, è qualcosa che si muove più in profondità, un brivido collettivo che cresce di ora in ora. Domenica 5 luglio l’Ippodromo SNAI La Maura smetterà di essere un ippodromo per diventare, per una sera, l’epicentro pulsante del rock mondiale: arrivano i Foo Fighters, unica tappa italiana del loro Take Cover Tour, e Milano si prepara a tremare.

Un’attesa nata nel mistero

Tutto era cominciato con un indizio sussurrato: immagini criptiche comparse sui megaschermi della Stazione Centrale, giorni di voci rincorse sui social, fan che si chiedevano increduli se potesse davvero trattarsi di loro. Poi, lo scorso novembre, la conferma che ha acceso la miccia: i Foo Fighters tornano in Italia, e scelgono Milano, in un momento che di simbolico ha quasi tutto.

La band di Dave Grohl festeggia infatti il trentesimo anniversario del proprio album d’esordio, un traguardo che, nel rock, pesa come poche altre cose. Sopravvivere trent’anni con la stessa fame, lo stesso volume, la stessa urgenza, è impresa riservata a pochissimi eletti. E lo fanno nel pieno di una rinascita creativa: il 24 aprile è uscito Your Favorite Toy, dodicesimo capitolo discografico della band, anticipato da due singoli — Today’s Song e Asking for a Friend, che hanno già acceso gli animi dei fan di tutto il mondo.

Dietro la leggenda, una verità più fragile

C’è un aneddoto che racconta meglio di tante recensioni cosa significhi davvero essere Foo Fighters. In una rara conversazione con il leggendario produttore Rick Rubin, Dave Grohl si è lasciato andare a un ricordo crudo: durante la lavorazione del loro secondo album, stava attraversando un divorzio, dormiva nella stanza sul retro dell’appartamento di un amico, e da quel dolore nascevano canzoni così cariche di verità che, ancora oggi, fatica a riascoltarle. È un dettaglio che dice molto sulla band che sta per salire sul palco di San Siro: dietro gli stadi pieni e i ritornelli che canta tutto il mondo, c’è sempre stata una fragilità autentica, mai nascosta, mai edulcorata. Forse è proprio questo il motivo per cui, dopo trent’anni, continuano a sembrare così veri.

Una scaletta che promette brividi

Il Take Cover Tour 2026 ha già iniziato a scrivere la propria leggenda. Il debutto europeo, il 10 giugno all’Unity Arena di Oslo, è entrato negli annali per una scaletta capace di sorprendere anche i fan più navigati: tra i momenti più emozionanti, una rarissima versione acustica di Marigold, brano solista di Grohl del 1992, assente dai live dal 2010.

Cosa aspettarsi a Milano? Una formazione di inni intramontabili intrecciati al nuovo materiale di Your Favorite Toy. Un equilibrio perfetto tra memoria e presente, esattamente il marchio di fabbrica che ha reso i Foo Fighters una delle band live più desiderate al mondo.

Foo Fighters Milano
Foo Fighters, foto di Elizabeth Miranda

Chi sale sul palco di Milano

Sull’erba dell’Ippodromo La Maura, a cantare singoli come Learn To Fly, The Pretender, ci sarà la formazione storica: Dave Grohl, Nate Mendel, Pat Smear, Chris Shiflett e Rami Jaffee. Una novità importante segna questo tour: dietro le pelli c’è il nuovo batterista Ilan Rubin, subentrato a Josh Freese, un cambiamento che i fan vivranno dal vivo per la prima volta in questa nuova fase della band.

Ad aprire la serata, due nomi che faranno felici gli amanti del rock più crudo: gli Idles, capaci di trasformare il post-punk in un manifesto di vulnerabilità e fratellanza, e i Fat Dog, tra le realtà emergenti più imprevedibili e travolgenti del momento.

E poi, semplicemente, la musica

Ci sarà un momento, durante quella sera, in cui tutto si fermerà. Le luci, le facce, il rumore del mondo fuori. E resterà solo questo: un riff che apre il petto, una voce che urla quello che tutti pensano e nessuno osa dire. Canteranno in centomila, senza nemmeno accorgersene, perché c’è qualcosa nella musica dei Foo Fighters che assomiglia alla resistenza, alla capacità di rialzarsi, di continuare, di restare ancora qui, contro ogni previsione e ogni dolore.

E forse è proprio questo il segreto del loro fascino: non promettono perfezione, promettono verità. E quando le chitarre esplodono e il pubblico smette di essere pubblico per diventare coro, capisci perché, ancora oggi, dopo trent’anni, certe canzoni non sono solo titoli. Sono promesse mantenute.

Milano, il 5 luglio, è pronta a crederci di nuovo.