Giuse The Lizia e l’amore disilluso in “404”, manifesto di una generazione frammentata

Il suo nuovo singolo è un tentativo riuscito di tradurre in musica il cortocircuito affettivo della sua generazione, tra sentimenti precari, connessioni intermittenti e identità in continuo aggiornamento

Con 404 (una canzone de I Cani), Giuse The Lizia prosegue il racconto iniziato con INTERNET, il suo secondo lavoro in studio, e lo fa con una lucidità emotiva rara nella nuova scena italiana. Classe 2001, origini siciliane, scrittura disillusa ma mai cinica: Giuseppe Puleo – questo il suo nome all’anagrafe – torna con un singolo che è molto più di una citazione affettuosa al mondo di Niccolò Contessa. È un tentativo riuscito di tradurre in musica il cortocircuito affettivo della sua generazione, tra sentimenti precari, connessioni intermittenti e identità in continuo aggiornamento. In attesa del live all’Estragon di Bologna il prossimo 6 maggio, Giuse ci racconta il dietro le quinte di questo nuovo capitolo, il peso dell’incomunicabilità, e cosa significa oggi scrivere canzoni per chi si sente “piccolo piccolo” in un mondo troppo grande.

Giuse The Lizia
Giuse The Lizia

«Mi sono proprio reso conto della fine dell’ingenuità e della giovinezza in questo approccio al mondo da adulti, con tutte le conseguenze e le paranoie che ne derivano»

404 (una canzone de I Cani) racconta una storia di incomunicabilità e scontro. Pensi che sia sempre più difficile capirsi nella tua generazione? È colpa della tecnologia o c’è altro?

Quello che noto nella mia generazione è che il dibattito è sempre più polarizzato, si tende a schierarsi o da una parte o dall’altra. Molto spesso le persone si precludono la possibilità di conoscersi e capirsi perché hanno due stili di vita e due concezioni del mondo completamente diverse, e questo schieramento a priori in qualche modo impedisce che possa nascere qualcosa.

Nel brano citi I Cani, che hanno segnato un’epoca musicale. Qual è la loro canzone che più ti ha influenzato e perché?

Sono un grande fan de I Cani, soprattutto da adolescente ho ascoltato tantissimo ogni disco. Sicuramente quello a cui sono più affezionato è il primo, mi è sempre piaciuto il modo in cui riusciva a raccontare la sua generazione in maniera anche molto poetica. La canzone che mi piace di più e a cui sono più legato è Perdona e dimentica, perché ci sono tanti spunti di riflessione interessanti, che mettono in evidenza anche determinate incoerenze e ipocrisie che molto spesso abbiamo e che secondo me sono comuni sia nella mia generazione che in quella che raccontava Contessa.

Nel tuo album INTERNET esplori le difficoltà e le bellezze dei vent’anni. Qual è il momento in cui hai sentito più forte questa dualità nella tua vita?

Forse il momento più complicato è stato quello dei 22 anni: la musica stava iniziando a diventare una cosa seria e si aggiungeva a una serie di altri pensieri che avevo, e poi notavo che le persone che avevo intorno iniziavano a stare male, ad avere ansie per il futuro. Mi sono proprio reso conto della fine dell’ingenuità e della giovinezza in questo approccio al mondo da adulti, con tutte le conseguenze e le paranoie che ne derivano. L’ho notata soprattutto con i miei amici, che dovevano laurearsi e poi iniziare un percorso di ricerca del proprio posto nel mondo.

404 (una canzone de I Cani), il nuovo singolo di Giuse The Lizia

«Sono aumentate le possibilità di stare perennemente in contatto e allo stesso tempo è aumentata la possibilità di scoprire altro, vedere il mondo, conoscere nuove persone»

Le storie d’amore che racconti sembrano spesso destinate a non durare. Pensi che l’amore oggi sia più fragile o semplicemente diverso rispetto a quello delle generazioni precedenti?

Sicuramente l’amore è cambiato nel come si manifesta, nel senso che una relazione di adesso ha un sacco di mezzi per essere portata avanti, banalmente i social o le app di messaggistica. Sono aumentate le possibilità di stare perennemente in contatto e allo stesso tempo è aumentata la possibilità di scoprire altro, vedere il mondo, conoscere nuove persone. C’è più difficoltà in questo senso: si tende meno ad accontentarsi, per me nel senso positivo del termine.

L’album INTERNET ha un sound molto personale. Come è nato il processo creativo? C’è stato un momento in studio che ricordi con particolare emozione?

Il sound di INTERNET è una sorta di evoluzione di tutte le strade sonore che avevamo intrapreso precedentemente, quindi una serie di esperimenti che poi vanno a stratificarsi e creano un sound particolare, caratteristico, più definito (lavorare con un unico produttore aiuta in questo). Non c’è un momento specifico che ricordo, perché lavorare in studio è un flusso, succedono tante cose. Forse quando abbiamo chiuso Tonight Gospel, il mio pezzo preferito del disco, quello forse con il sound più particolare. Sicuramente è stato un bel momento.

Hai suonato nei festival più importanti d’Italia e allo Sziget. C’è un concerto che ti ha lasciato il segno, magari per qualcosa di inaspettato che è successo sul palco?

Tutti i concerti per me sono un’emozione incredibile, ancora non mi sono abituato a vedere la gente così presa bene, così dentro emotivamente alle mie canzoni, alla mia musica. Quello dei concerti è sempre un bagno di realtà meraviglioso. Sicuramente quello all’Alcatraz è stato un concerto incredibile, sia per il numero di persone che c’erano che per l’ambiente, quasi di comunione spirituale, che si è creato.

Giuse The Lizia
Giuse The Lizia

«Mi aspetto una grande festa, appunto, piena di emozioni e forse qualche lacrima»

Crescendo a Bagheria, quanto ha influito la tua città sulla tua musica? Pensi che un giorno potresti dedicarle una canzone?

Bagheria ha influito tanto, ho passato lì un’adolescenza meravigliosa, piena di stimoli, piena di cose da fare. E’ stato forse il periodo più formativo della mia vita, quegli anni mi rimarranno dentro per sempre, e Bagheria è stata la cornice in cui quasi tutte le mie trame sociali si sono sviluppate. Vorrei sicuramente dedicarle una canzone, quando sarò in grado di renderle giustizia.

Se dovessi descrivere il tuo nuovo singolo con tre parole che non siano nel testo, quali sarebbero?

Direi nostalgico, malinconico e realista.

A maggio suonerai all’Estragon di Bologna. È un traguardo importante. Cosa ti immagini di provare quando salirai su quel palco?

Immagino che sarà una grande festa, perché Bologna è la mia seconda città, la mia città adottiva. Suonare a Bologna è sempre emozionante, è come suonare a casa mia, con tutte le persone che stimo e che amo al di là della musica. Mi aspetto una grande festa, appunto, piena di emozioni e forse qualche lacrima.

Se potessi collaborare con un artista internazionale per un remix di una tua canzone, chi sceglieresti e quale brano reinterpreteresti?

Su due piedi ti dico KAYTRANADA, perché lo sto ascoltando molto in questo periodo e la sua musica mi gasa da morire. Non so bene come si potrebbe conciliare un mio pezzo con i suoi suoni, però ti direi lui.