The art of becoming – in dialogo con Giuseppe Giofrè

Il moderno Billy Elliot che da bambino sognava Britney Spears racconta luci e ombre di una carriera accanto alle pop star ricordando a tutti che non si smette mai di imparare

Per tutti quelli che lo seguono su Instagram, Giuseppe Giofrè è il ballerino che vinse Amici, ha partecipato ai tour mondiali delle popstar e con cui recentemente Jennifer Lopez ha ballato nel video andato virale del concerto ad Abu Dhabi. Per tutti quelli che lo conoscono, Giuseppe Giofrè è un ragazzo con un sogno, un vivido obiettivo e un altrettanto vivido percorso da seguire per raggiungerlo.

Dal piccolo paese vicino a Reggio Calabria, un giovanissimo Giuseppe ha il ballo che gli scorre nelle vene e vive la sua vita al ritmo della musica di Britney Spears. Una vittoria ad Amici lo porterà a Los Angeles dove, tra una porta chiusa e colpo di fortuna, arriva a ballare con le più importanti popstar del mondo. La vita che ha sempre sognato sembra costruirsi come una coreografia davanti ai suoi occhi, ma con la costante del duro lavoro, ore e ore di prove tutti i giorni e lunghi world tour che gli impediscono di chiamare ‘casa’ un solo luogo, ma di sentircisi ovunque. Ora è pronto a crescere, cambiare, evolvere in una rappresentazione di sé in cui l’estetica asseconda la trasformazione e l’eleganza trova espressione attraverso la moda.

Nasce il 10 gennaio ed è triplo Capricorno (segno, Luna e ascendente) e questa coincidenza astrale lo accompagnerà per tutta la vita facendolo ritrovare più volte nel posto giusto al momento giusto.

Giuseppe Giofrè
Total look Ferragamo

«Molte volte non credo si tratti di fortuna. Penso che si debba saper riconoscere le occasioni e coglierle»

Penso di essere abbastanza fortunato. Anche se la fortuna da sola non basta. Se fossi solo fortunato senza aver passato anni a lavorare non sarei dove sono adesso. Anche se molte volte non credo nemmeno che si tratti di fortuna. Penso che si debba saper riconoscere le occasioni e coglierle.

Non puoi negare, però, di essere guidato da buona stella

Per carità sono stato fortunato nella vita, ma senza il duro lavoro non vai da nessuna parte. Non è che Jennifer mi ha scelto per fortuna. Mi ha scelto perché ha creduto in me. Poi da cosa nasce cosa, da Taylor Swift ai Video Music Award. Vincere quel premio per me è stata una vittoria che sognavo da bambino.

A proposito di Jennifer Lopez, il video in cui ballate al concerto ad Abu Dhabi ha fatto il giro del
web. Com’è stato il vostro primo incontro?

È iniziata con una porta in faccia. Ero appena arrivato a Los Angeles e mi presento ad una
audizione. Lì trovo Jennifer Lopez impellicciata che prima ancora di iniziare a ballare, prende la mia foto e
mi sceglie. Iniziamo a fare dei numeri, delle prese in preparazione della Residency a Las Vegas. Dopo
settimane di prove, mi liquidano dicendomi che ero servito solo per montare le coreografie e per provare,
ma che non avrei fatto lo show.

Giuseppe Giofrè
Trench coat MSGM, tank top Dsquared2, shorts Antonio Marras

Ci devi essere rimasto male.

Beh si, abbastanza. Anche se ho sempre pensato che se qualcosa non va come speravi, è perché
qualcos’altro di più grande ti aspetta. E in effetti, dopo poco faccio l’audizione per il 1989 World Tour di
Taylor Swift e vengo preso. Anche se la delusione più grande l’ho avuta quando fu cancellato il Las Vegas
Residency di Britney Spears. Il mio sogno è sempre stato ballare con lei.

Ma quindi Jennifer?

Ero triste perché non ci sarebbe stato lo show di Britney, quando mi chiama il management del It’s My
Party Tour di JLo dicendomi che mi avevano preso. Da allora, lavoro con lei. Amo lavorare con lei, perché è un’artista presente nel suo lavoro, non è una diva. È una perfezionista che mi ha insegnato tanto.

Giuseppe Giofrè
Total look Versace

Tu non hai lavorato solo con lei, anche con Kylie Minogue, Taylor Swift, Ariana Grande e molte
altre. Qual è stata l’esperienza più emozionante che porterai sempre nel cuore?

Beh, senz’altro Britney Spears. Io, da bambino, ballavo con la sua musica, sognavo lei e speravo
prima o poi di incontrarla per poter ballare insieme a lei. E quando l’ho incontrata, si è generato forse il
ricordo più bello della mia vita. Lei arrivò in sala prove con alcuni cupcake con il segno della ditata sulla crema e disse “Scusate ragazzi, ma mentre venivo qui non ho resistito e ho leccato la crema da tutti i
cupcake”.

E la peggiore?

Alla fine nessuna esperienza è brutta. Anche le esperienze che non vanno come desideri ti
insegnano qualcosa e ti spingono a fare di meglio. Se non avessi questa forma mentis probabilmente mi
sarei ritirato dopo un giorno a Los Angeles. Invece ho continuato e negli anni mi sono costruito una
carriera.

Hai iniziato molto presto a ballare, a Gioia Tauro, insieme a tuo fratello.

Dici bene, ballavo. Lo studio invece è iniziato a 17 anni. Da bambino frequentavo una piccola scuola
di ballo del paese e ignoravo tutti quelli che mi insultavano o mi prendevano di mira. Io volevo solo ballare.
E non ho mai dubitato, sono sempre stato determinato. Sono triplo capricorno. Mentre da ragazzo ho
iniziato proprio a prendere lezioni. Facevo 1 ora di autobus per andare a Reggio Calabria e a volte la mia
insegnante mi pagava la tratta.

Giuseppe Giofrè
Total look Dolce & Gabbana

«Mi piacerebbe tanto diventare coreografo o art director e curare gli show di qualche grande artista»

Pensando a quei primi passi nella danza in relazione a dove sei arrivato ora, c’è qualcosa che vorresti migliorare di te?

C’è sempre qualcosa da imparare o migliorare. Ogni volta che provo con Jennifer Lopez (e quando
proviamo, lo facciamo per 10 ore al giorno), io imparo sempre qualcosa. Ma non solo sulla danza o sulla
professionalità. Ma anche come essere umano. Tante volte si mistificano i personaggi famosi e ci si
dimentica che invece sono persone. Sono artisti dotati di una grande sensibilità e umanità.

Da artista eclettico, hai provato a buttarti su tanti settori, la musica, il cinema…

Si, ho fatto uno studio album, ho fatto un film di Matteo Pilati, che oggi considero un amico. Magari
faremo ancora qualcosa. Adesso voglio concentrarmi sul ballo, perché il ballerino ha vita breve. Mi
piacerebbe tanto diventare coreografo o art director e curare gli show di qualche grande artista.

Hai mai pensato di tornare stabilmente in Italia?

Per ora no. Ma forse quest’anno mi vedrai un po’ più spesso in Italia. Non voglio anticipare nulla ma ti
dico solo che ci sarà un bel progetto.

Giuseppe Giofrè
Jacket Loro Piana, bag Gianni Chiarini

«Credo che la danza e la moda siano due arti vicine, che parlano una lingua molto simile»

Con la moda ti stai mettendo un sacco in gioco. Eri presente nelle ultime Fashion Week di Milano.

Si mi piace molto la moda. Da ballerino che frequenta molto il palcoscenico, ti dico che amo le sfilate
in quanto show, dal modello che cammina, alla regia, alla scenografia, tutto. Inoltre credo che la danza e la moda siano due arti vicine, che parlano una lingua molto simile. Hanno in comune il corpo: una lo muove, l’altra lo veste e quindi non posso non rimanerne affascinato.

Sei confident con il tuo corpo e con i vestiti?

Mi sento molto a mio agio con quello che mi metto. Mi fido del mio stylist quando mi dice che un look
mi sta bene, ma devo sentirmi bene io in primis. Mi sono trovato a scattare nudo con Luigi & Iango e devo
dire che mi è piaciuto. Poi da ballerino, cerco di avere il massimo della consapevolezza dei miei movimenti e delle mie pose, e ci tengo che esca un’immagine di me che sia elegante e naturale.

Qual è stato il primo capo d’abbigliamento desideravi e ti sei regalato?

Me lo ricordo perfettamente. Era il 2013 e con i soldi che avevo ottenuto dalla vittoria di Amici mi
regalai un paio di sneaker bianche di Givenchy.

Giuseppe Giofrè
Total look Gucci

Che mi dici di questo nuovo look?

Io voglio stare bene con me stesso. Voglio creare un’immagine che mi rappresenti senza troppa
artificiosità. Mi piace a volte anche osare con un accessorio un po’ più audace, ma senza tradire la mia
identità. Poi credo che metà dell’immagine la faccia l’attitudine con cui ti poni verso il pubblico.

Che tipo di rapporto hai con il tuo pubblico?

Lo amo. Amo che le persone mi riconoscano per i professionista che sono e non perché ho più di 700mila follower. Non ho TikTok e non sono un influencer. Ma mi piace l’idea di ispirare le persone per il
percorso che ho avuto. E per l’impegno che ci metto nel mio lavoro. Ovviamente indossando un bel look.
(strizza l’occhio)

Parlando di ispirazione l’anno scorso hai scritto un libro su tuo nonno, Stidda, che poi è il titolo
del libro. Cosa ha significato per te?

È il racconto della mia storia e di come sono arrivato fino a qui. So che suona cheesy, ma è vero: non
smettere mai di sognare. È una frase che mi sono anche tatuato sul trapezio, perché anche se è banale, ci credo veramente. E questa lezione me l’ha insegnata mio nonno, che era una persona incredibile, buona, accogliente e generosa. E ho voluto riflettere questi valori nel libro attraverso le mie esperienze, come il coming out o il bullismo che ho subito.

Total look L.B.M. 1911

Pensi che ci sia ancora bisogno di parlare del bullismo omofobico?

Purtroppo si. Non penso che la società italiana sia ancora arrivata al punto da non perpetrare certi
stereotipi. Anche se fosse per un solo ragazzo che vuole andare a ballare e i compagni di scuola lo prendono in giro, bisogna parlarne e normalizzare questa cosa. Ancora oggi una coppia di ragazzi che si
tiene per mano rischia di essere picchiata per strada. Penso sia inaccettabile.

Com’è stato il tuo coming out?

Con mamma mi sono aperto un paio di anni fa e ricordo che rimase un po’ perplessa all’inizio. Ma la sfida fu dirlo a mio padre. Siccome da lì a una settimana sarebbe uscito il mio libro, ho voluto dirlo di persona a mio padre. Ma lui mi incalzò dicendomi che lo sapeva già, che stando sempre su internet lo aveva già letto da qualche parte.

Particolare come coming out.

Di solito non si sa mai come dirlo, ma io penso che dovrebbe uscire spontaneamente. Non mi sarebbe
piaciuto prendere i miei genitori e pronunciare la famosa frase ‘Vi devo dire una cosa’. Quando è arrivato il momento, gliel’ho detto ed è andato tutto liscio. Mi conoscono, mi hanno cresciuto, dovrebbe essere
naturale per un genitore accettare ed amare il proprio figlio per quello che è.

E questo dovrebbe essere una regola inconfutabile per ogni genitore.

Total look Miu Miu

Credits

Photographer & Director Umberto Buglione

Stylist & Fashion Consultant Michi Vitariello

Make Up Artist Naike Bilardo

Hair Stylist Danilo Ferrigno – WM Management

Fashion Coordinator Ilaria Artimagnella

Fashion Assistants Chiara Di Vaio Papalla, Matteo Loddo, Emanuele Cossu

Video Roger Vekstein

Retouch Ayoub El Haimar

Digital Jacopo Ferri

Set Design Irene Coveri

Set Design Assistant Sveva Spangaro, Elisa Albanese

Location Multiset Studio Mecenate

Agent Gianluca Costa