C’è qualcosa di profondamente contemporaneo nel continuare a guardare all’Antico Egitto. Non soltanto per il fascino esercitato da piramidi, divinità e simboli millenari, ma perché quel mondo continua a offrirci un linguaggio capace di parlare al presente. È da questa intuizione che nasce Hieroglam, il nuovo progetto espositivo e formativo di Accademia IUAD ospitato al Museo Egizio di Torino fino al 15 giugno 2026, dove la moda diventa uno strumento di traduzione culturale tra passato e futuro.



La mostra riunisce circa trenta creazioni realizzate dagli studenti delle sedi di Napoli e Milano dell’Accademia IUAD, chiamati a confrontarsi con uno degli immaginari più stratificati e potenti della storia. Non si tratta, però, di una semplice operazione di citazione estetica. I giovani designer non replicano l’Egitto, lo reinterpretano. Ne assorbono simboli, rituali e archetipi per trasformarli in volumi, superfici e silhouette che appartengono pienamente al linguaggio della contemporaneità. I protagonisti sono: Francesca Miniati, Martina Russo, Anna Martinetti, Chiara Prearo, Davide Grasso, Chiara Corbo Tedesco, Chiara Stelluto, Chaia Michelle, Fabiana Parente, Salvatore Marigliano, Anita Cimmino, Nicole Sciamanna, Federica Lombardi, Sofia Vettorato, Giulia Gaeta, Alessia Russo, Carmela Alfieri, Francesca Esposito, Jara Apicella, Martina Bianco, Noemi Avallone, Antonio Di Matteo, Donato Maria Mercuri, Francesco Vitale, Aurora Vigevani, Michelangelo Tagliatela, Marianna Licciardi, Ludovica Capasso, Emiliana Pagliafora, Martina Sorvino, Salvatore Riccio, Simone Spera, Josè Samuel Lesta, Gaetano Pignatelli e Bautista Mary Chluie.


Il percorso espositivo di Hieroglam tra le sale del Museo Egizio
Le creazioni abitano le diverse sale del museo, posizionate strategicamente vicino agli elementi da cui hanno tratto ispirazione, creando un percorso immersivo in cui look e storia dialogano continuamente. In questo confronto tra epoche, il Museo Egizio si trasforma in qualcosa di diverso da uno spazio espositivo tradizionale: diventa una soglia, un luogo in cui la storia incontra la sperimentazione e dove il visitatore è invitato a osservare come il significato dei simboli possa mutare senza mai esaurirsi. Il sole, il serpente, l’occhio, le divinità ibride e gli amuleti non sono più reperti da contemplare a distanza, ma elementi vivi che riemergono attraverso tessuti stratificati, superfici luminose e costruzioni scultoree.
Hieroglam arriva inoltre in un momento storico in cui la moda sembra interrogarsi sempre più sul proprio ruolo. In un universo dominato da immagini costruite online, il bisogno di simboli condivisi torna a farsi sentire. È qui che il progetto trova una delle sue riflessioni più interessanti: recuperare il significato originario del glamour, inteso non soltanto come estetica della seduzione, ma come forza capace di trasformare, evocare e costruire appartenenza.



L’eredità dell’immaginario egizio nella moda contemporanea
La relazione tra moda ed Egitto, del resto, ha una lunga tradizione. Da Elsa Schiaparelli a Christian Dior, da Karl Lagerfeld ad Alexander McQueen, fino alle iconografie pop di Madonna, Beyoncé e Lady Gaga, l’immaginario egizio ha attraversato decenni di creatività diventando una fonte inesauribile di suggestioni. Hieroglam si inserisce in questa genealogia, ma sceglie di farlo attraverso uno sguardo nuovo: quello di una generazione che non ha vissuto l’epoca delle grandi maison del Novecento e che guarda ai simboli antichi con la stessa familiarità con cui osserva il linguaggio visivo dei social media.
Una parte importante del progetto è la collaborazione con l’Archivio di Ricerca Mazzini, che ha offerto agli studenti la possibilità di attingere a una vasta collezione di materiali e riferimenti. La mostra si conclude nella Sala dei Re con alcuni capi iconici provenienti dall’archivio, da Issey Miyake a Gianfranco Ferré, che affiancano le opere degli studenti creando un confronto diretto tra la ricerca emergente e la storia della couture internazionale.

È forse proprio questa la forza più autentica della mostra: Hieroglam non racconta soltanto il passato, ma rende visibile un futuro possibile. Un futuro in cui la formazione, la ricerca e la creatività dialogano con il patrimonio culturale senza limitarsi a celebrarlo. In un’epoca che consuma immagini a velocità sempre maggiore, Hieroglam invita invece a rallentare e a riconoscere il valore persistente dei simboli. Perché, a volte, il modo migliore per guardare avanti è continuare a interrogare ciò che attraversa i secoli.