Hotel Bellevue: un secolo di ospitalità alpina fatta ad arte

Aperto nel 1925, l'hotel ha una lunga storia tra arte, cultura e tradizione familiare. Un luogo di benessere tra le montagne della Valle D'Aosta

Una destinazione che incanta grazie a un equilibrio raro tra natura selvaggia, tradizioni artigianali e cultura. Oltre al trekking e allo sci di fondo, di cui Cogne è capitale mondiale, il territorio offre attrazioni uniche come Le Cascate di Lillaz, spettacolari salti d’acqua ghiacciati d’inverno e freschi rifugi d’estate, o il Museo Minerario che racconta l’epopea dell’estrazione del ferro nel giacimento più alto d’Europa. In questo angolo di Valle d’Aosta, il Bellevue e Cogne rappresentano un unicum: un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, non per nostalgia, ma per l’orgogliosa volontà di preservare ciò che è autentico.
Proprio al margine dello sconfinato Prato di Sant’Orso, una distesa di 50 ettari protetta da vincolo paesaggistico e sotto lo sguardo del Gran Paradiso, sorge l’Hotel Bellevue. Fondato nel 1925, l’albergo celebra oggi cent’anni di una storia che è, prima di tutto, un’appassionata vicenda familiare e di “resistenza attiva” alla modernità intesa come omologazione.

Hotel Bellevue
Hotel Bellevue

Una storia all’insegna della memoria e identità valdostana

La storia del Bellevue è indissolubilmente legata alla famiglia Jeantet-Roullet, giunta oggi alla sua quinta generazione. Figura centrale fu Maria Romilda Albert, la “Signora” del Bellevue, che con eleganza e dedizione salvò l’edificio dai saccheggi durante la Liberazione. Il testimone passò poi a Piero Roullet, scomparso nel 2022, un “visionario dal romanticismo pragmatico” che rifiutò l’arredamento industriale per trasformare l’hotel in una fortezza della memoria valdostana. Così inizia la sua ricerca per mercatini e antiquari dove inizia a recuperare sia mobili, oggetti d’arredo e di uso domestici, sculture, ex voto e dipinti ottocenteschi, tutti accomunati dalla cultura valligiana. Oggi la figlia Laura, insieme al marito Domenico e ai figli Pietro e Leonardo, continua a onorare questa eredità, gestendo quella che amano definire non solo un hotel, ma la “Casa Bellevue”.

Hotel Bellevue
La junior suite dell’Hotel Bellevue

Tra queste mura, il lusso non è ostentazione, ma silenzio e cultura, elementi che hanno attirato le personalità più diverse del Novecento. Nella sala da pranzo, si trova ancora il vecchio pianoforte su cui il leggendario Arturo Benedetti Michelangeli perfezionò il suo tocco magico nei silenzi delle vette. L’albergo fu rifugio per i Reali d’Italia: Umberto di Savoia e Maria José furono ospiti assidui; la regina scelse di pranzare qui con la figlia
Maria Gabriella proprio nel giorno storico della vendita del Castello di Sarre allo Stato. Il Bellevue è stato anche crocevia di politica e scienza: per lunghe estati fu la casa di Nilde Iotti e Palmiro Togliatti, mentre per un decennio è diventato la “succursale” autunnale dei fisici del CERN di Ginevra. Tra loro, il Premio Nobel Carlo Rubbia si riuniva a porte chiuse per discutere dell’acceleratore LEP tra i camini e i legni antichi dell’hotel. Persino il fratello dello Scià di Persia soggiornò qui per una battuta di caccia allo stambecco, portando con
sé il cuore della preda come talismano per la cognata Soraya.

Hotel Bellevue
Il terrazzo dell’Hotel Bellevue

L’Hotel come museo diffuso e l’esperienza enogastronomica

L’hotel stesso è un museo diffuso: Piero Roullet ha raccolto negli anni statue di santi, mobili da sagrestia e cassapanche che oggi arredano le stanze e le aree comuni. Ogni stanza è letteralmente unica per arredi e opere d’arte che impreziosiscono le pareti della storica struttura. Le sorprese non finiscono qui. Il cuore gourmand dell’hotel batte nel Petit Bellevue, un ristorante che dal 2003 si fregia della prestigiosa Stella Michelin. In questo scrigno di pochi tavoli, dove il profumo del legno antico si mescola a quello dei sapori di montagna, la cucina non è solo nutrimento, ma un atto di rispetto verso la Valle d’Aosta.
La filosofia culinaria si muove lungo il sottile crinale tra innovazione e memoria: i piatti sono “quadri” di sapori puri che celebrano ingredienti locali — dalle erbe spontanee del Gran Paradiso ai formaggi d’alpeggio — trasformandoli in creazioni contemporanee. Il servizio, curato con la precisione e con il calore di una casa privata, rende ogni cena un rito di assoluta eleganza, anche grazie al design ricercato della mise en place.

Hotel Bellevue
Petit Bellevue

Se la cucina è l’anima, la cantina del Bellevue è la memoria storica dell’hotel. Considerata una delle più importanti d’Italia e pluripremiata a livello internazionale (ha ricevuto il massimo riconoscimento, le tre stelle, dalla rivista The World of Fine Wine e il prestigioso premio di Wine Spectator), la collezione vanta oltre 2.000 etichette. Scendere nelle cantine dell’hotel è un viaggio nel tempo: tra scaffali di legno scuro riposano bottiglie rarissime, dai grandi cru francesi ai tesori della viticoltura eroica valdostana. Sotto la guida del sommelier Rino Billia (premiato dalla Guida Michelin come “Passion for Wine”), la carta dei vini è diventata un’opera enciclopedica che racconta storie di terroir e di vignaioli, offrendo agli ospiti l’opportunità unica di degustare annate storiche in un ambiente che trasuda passione e competenza. Non è un caso che qui si trovi anche il Bar à Fromage, ristorante situato nella nuova ala e connesso al corpo centrale tramite un corridoio interno, affonda le sue radici nella tradizione valdostana e in particolare di Cogne. Al centro sono la convivialità e la tradizione di montagna, attraverso piatti dal gusto intenso e da condividere, come la raclette, la fonduta, la polenta, la scaloppa di vitello alla valdostana.

La cantina del Bellevue

La spa: un tempio tra benessere e arte

Estesa su una superficie di 1.200 metri quadrati, non è soltanto un centro benessere, ma un percorso sensoriale che trasporta l’ospite nelle atmosfere più autentiche della vita di montagna, tra pietra, legno antico e acqua sorgiva. Non è un caso che la Spa dell’Hotel Bellevue sia stata premiata come “Migliore Spa d’albergo d’Europa” (Prix Villégiature). Il nome stesso, “Le Sorgenti del Gran Paradiso”, evoca il legame indissolubile con il territorio. Gli spazi sono stati progettati per ricreare l’incanto dei laghetti alpini e delle cascate che costellano i sentieri di Cogne. Ma il benessere qui è anche memoria storica: tra le esperienze più esclusive spicca il “Bagno di Re Vittorio”, un rituale ospitato all’interno di uno chalet del 1717 che si ipotizza fosse la camera dove soggiornava lo stesso Re Vittorio Emanuele II, dove ci si immerge in una miscela di vino cotto, erbe e spezie, rievocando le atmosfere della riserva reale di caccia.
Altrettanto radicato nella tradizione contadina è il bagno di fieno, un antico rimedio dei montanari che utilizzavano l’erba tagliata negli alpeggi per ritemprare il corpo dopo le fatiche del raccolto.

La piscina Fonte della Giovinezza

L’estetica della Spa è curata nei minimi dettagli, con un forte accento sulla tradizione artigianale. Le aree relax sono arredate con mobili d’epoca, quadri e dipinti murari che trasformano il riposo in un’esperienza culturale. Un esempio magistrale è la piscina superiore, recentemente rinnovata: l’opera è frutto della collaborazione tra l’artigiano locale Sandro Dayné e l’artista Chicco Margaroli. Insieme hanno creato uno scenario dove la luce e i materiali ricreano la magia di uno specchio d’acqua alpino alle prime luci dell’alba. Un’altra area di grande suggestione è quella che ospita la riproduzione della “Fonte della Giovinezza”, un affresco retroilluminato (realizzato su concessione del FAI) che ammanta l’ambiente di un’aura mistica e senza tempo.
Oltre alle due piscine e alla vasca idromassaggio, la Spa offre un’incredibile varietà di ambienti tra cui la sauna agli agrumi, che è stata inventata da Piero Roullet quando ancora non si parlava molto di concetti di riuso e riutilizzo. Considerando la grande quantità̀ di arance spremute alla colazione del Bellevue, Piero si chiese come dare una seconda vita alle bucce gettate ogni mattina, non più utili per il consumo, ma ancora ricche di vitamine e di estratti preziosi per la salute. Ed è così che è nata la sauna agli agrumi: il calore proveniente dal vapore passa attraverso le bucce degli agrumi freschi. Gli straordinari effetti rilassanti, antiossidanti, rinforzanti e distensivi di questa sauna innovativa possono essere sperimentati rimanendo comodamente rilassati su poltrone in cedro.

Il Nido degli Angeli

Immersi nella storia e nella Bellezza, tra arte e natura, l’esperienza al Bellevue resta davvero speciale perché coinvolge tutti i sensi, unitamente al calore di una vera casa di montagna, in cui si percepisce in tutte le persone (da Laura e Pietro, passando per gli chef, il sommelier) il grande amore per il territorio e per la vera Arte dell’Accoglienza.