Arianna Becheroni, non è mai troppo tardi

L’entusiasmo di Arianna Becheroni è contagioso e supera qualsiasi barriera spazio – temporale che una conversazione telefonica pone tra due persone. Mentre si racconta tra progetti di prossima uscita, esperienze passate e lavori in corso la giovane attrice milanese si esprime con una passione irrefrenabile che appartiene solo a chi questo mestiere ha sempre sognato di farlo. «Adoro l’arte. Le porto un rispetto immenso tanto che a volte non mi sento all’altezza e proprio per questo necessito di prepararmi al meglio», ammette Arianna. 

Aveva 7 anni quando seguì il suo primo corso di recitazione dove trovò la dimensione adatta in cui far evolvere la sua personalità. Classe 2004, Becheroni ha avuto occasione di mostrare il suo talento sia in tv che al cinema. Il suo debutto sul grande schermo è avvenuto a soli 14 anni con il film Mio fratello rincorre i dinosauri. Nel 2022 ottiene il ruolo da protagonista nella avvincente Bang bang baby, drama targato Prime Video che racconta il mondo della criminalità organizzata in una modalità inedita e cancellato, ingiustamente, dopo appena una stagione. 

Arianna Becheroni

Il presente di Arianna Becheroni si chiama Never too late, nuova serie presentata in anteprima lo scorso sabato 19 ottobre al Rome Film Fest nella sezione Alice nella città. L’ambizioso progetto, che approderà a novembre su RaiPlay, ci catapulta dentro un futuro post-apocalittico. Siamo nel 2046, il pianeta soffre a causa della mancanza d’ossigeno e i livelli di anidride carbonica hanno ormai raggiunto dei livelli tanto alti da rendere quasi impossibile la vita umana. In questo contesto distopico, governato dalle Milizie Verdi che negano alle persone qualsiasi contatto con la Natura, cinque giovani adolescenti decidono di infrangere le regole per riprendersi il proprio presente e lottare per un futuro che sembra irraggiungibile. Una scommessa importante per il panorama televisivo italiano che sperimenta un genere di gran voga negli Stati Uniti (e di cui The Last of Us è solo l’ultimo esempio più evidente).

«Never too late è un progetto ambizioso perché porta in Italia un genere come la fantascienza»

Sei la protagonista di Never too late e il tuo ruolo è quello di Maria. Cosa puoi anticiparci?

Never too late è un progetto ambizioso perché porta in Italia un genere come la fantascienza, che prediligiamo poco. Accettare questo ruolo è stato un grandissimo onore perché mi ha dato la possibilità di lavorare su un trasformismo molto potente. Ho dovuto abituarmi a relazionarmi in un altro mondo dove non ci sono gli stessi comfort che abbiamo adesso, dove la natura è malata e non c’è più ossigeno, dove i giovani sognano quella libertà che gli è stata tolta. La serie si apre nel momento in cui il “Green Lockdown” viene interrotto e gli uomini dovrebbero avere la possibilità di poter accedere nuovamente alla natura ma viene prolungato.
Maria, rispetto agli altri ragazzi, è il personaggio più duro ed è molto determinata ad arrivare in alto. All’esterno sembra molto dura e cattiva ma pian piano riuscirà a mettere da parte l’orgoglio, soprattutto quando ci saranno degli avvenimenti molto dolorosi. Riuscirà a scavare dentro sé stessa anche grazie a Jacopo, il suo migliore amico, con cui fa un percorso di nascita, di crescita e di rivoluzione.

Una serie come Never too late ha un respiro internazionale e racconta una storia unica nel suo genere nel panorama italiano. Come pensi sarà accolta dal pubblico? C’è un po’ di timore?

Da parte mia no, io sono speranzosa perché penso che sia veramente un bel progetto e ci credo. Spero che verrà accolto bene e che quello che abbiamo cercato di trasmettere arrivi. Abbiamo provato ad arrivare a una fascia d’età più ampia possibile, dai ragazzini agli adulti. Secondo me è una serie che i ragazzi potrebbero guardare insieme ai genitori. Nella serie viene raccontato lo scontro di ideali tra due generazioni diverse che poi vanno a unirsi per combattere insieme per un obiettivo comune. 

Arianna Becheroni
Arianna Becheroni

Never too late racconta un futuro apocalittico ma allo stesso tempo è una prospettiva che non sembra assai lontana da quella a cui vanno incontro le generazioni future. C’è più consapevolezza e coscienza green tra i tuoi coetanei?

Secondo me sì. Stiamo andando verso una direzione sempre più giusta. Ci stiamo rendendo conto che la Terra è importante e che dobbiamo prendercene cura. Tutti stiamo facendo attenzione a piccoli gesti che però sono importanti (raccogliere una sigaretta da terra, chiudere l’acqua quando ci stiamo lavando i denti) perché ci stiamo rendendo conto che le cose non stanno andando bene. C’è una sensibilizzazione maggiore e spero che questa serie dia un nuovo punto di riflessione. Un conto è pensarci e un conto è vedere un progetto che ipotizza una realtà dove non c’è più ossigeno e dove tutti rischiano di morire. Ti fa rendere conto, ora che siamo ancora in tempo, che possiamo cambiare qualcosa.

La serie è stata presentata in anteprima nella sezione Alice nella città, all’interno della Festa del Cinema di Roma. C’è qualche attore, tra gli ospiti, che ti piacerebbe conoscere?

Johnny Depp sicuramente. Lo adoro, penso sia un trasformista fenomenale. Vedere come in ogni progetto sia totalmente una persona diversa mi lascia sempre a bocca aperta. C’è da dire che i set americani sono diversi, gli attori hanno mesi o addirittura anni per prepararsi a un ruolo. Hanno tempo di praticarlo ogni giorno, di stare dentro al personaggio, di viverlo, di abituarsi a un modo di sorridere, di camminare.
E questo è esattamente ciò che ho cercato di fare in questa serie con Roberto Nocchi (interprete di Jacopo, ndr). La cosa che più mi è rimasta è stato il lavoro che ho fatto con lui. Ogni sera, dopo le riprese, veniva da me in camera e stavamo ore a improvvisare nei panni dei nostri personaggi. Fare questo ci ha dato la possibilità di ampliare il tutto con mille sfumature. Siamo diventati molto amici, per me è una persona importantissima.

Arianna Becheroni
Arianna Becheroni

«Io penso che non bisogna mai sentirsi arrivati, soprattutto in questo mestiere»

Un altro ruolo che ti ha vista protagonista è Bang bang baby, serie tv di Prime Video che purtroppo è stata cancellata dopo una sola stagione. Qual è stata la tua reazione? È rimasto un po’ di rammarico per questa decisione?

Sarò onesta, quando è uscita la prima stagione io sono rimasta ferma per preparare la seconda e in quel periodo non ho girato altro. Mi sono arrivati gli episodi e quando eravamo pronti per fare le prove mi è arrivata la chiamata del regista che mi ha detto che la serie era stata cancellata. A quel punto avevo due opzioni: o prenderla malissimo o farmela scivolare addosso, tirare fuori un atteggiamento positivo e pensare che mi sarebbero arrivati altri progetti. Ho fatto esattamente questo, anche se ammetto che mi ha fatto molto male. Io sono cresciuta con quella serie. Mi hanno presa quando avevo 14 anni, poi è stata
rimandata per il covid, l’abbiamo girata in un anno. Sono proprio cresciuta con questa serie.
Però mi fido anche del destino, quindi doveva andare così. La vita mi ha portato a girare Never too later, che ho adorato, e mi ha portato ad ampliare ancora di più la mia recitazione sperimentando un ruolo differente.

Hai iniziato a studiare recitazione quando avevi solo 7 anni. Sei diventata ciò che sognavi di essere da bambina?

Io penso che non bisogna mai sentirsi arrivati, soprattutto in questo mestiere. Secondo me il modo giusto per affrontare ogni progetto è ripartire sempre da zero e come se dovessi imparare qualcosa di nuovo. Ogni progetto che faccio non lo dimenticherò mai e farà sempre parte di me ma quando ne inizia uno nuovo gli altri si cancellano, si ricomincia da capo e ci si rimette in gioco.

«Penso che il teatro per gli attori sia fondamentale perché ti insegna a usare il corpo»

Hai da poco concluso un tour teatrale che ti ha portato in giro per l’Italia con lo spettacolo Clitennestra. Che esperienza è stata?

Penso che il teatro per gli attori sia fondamentale perché ti insegna a usare il corpo. C’è differenza dall’avere una macchina da presa stretta in primo piano e potersela giocare con una micro espressione del viso per trasmettere qualcosa e invece stare su un palco dove devi raggiungere anche l’ultima fila. È stata un’esperienza meravigliosa perché ho avuto la possibilità di affrontare il tema della morte. Il mio personaggio era Ifigenia, la figlia di Clitennestra, che viene sacrificata per la guerra. Andare sul palco ogni sera, dove il mio personaggio si sacrificava per la patria e per il popolo, è stato duro. Una principessa che accetta di sacrificarsi per il bene di tutti è un concetto immenso, soprattutto per una ragazza di 18 anni che non pensa alla morte.

Nei tuoi studi ci sono anche la danza e il canto. Ti senti pronta ad affrontare un musical?

Mi piacerebbe tantissimo fare musical e ancora di più musica. Sto iniziando un progetto musicale e vorrei riuscire a unire i miei due mondi. È un progetto ambizioso e spero che possa andare bene. E poi ballo anche. Per un attore è fondamentale saper ballare, sapersi muovere, avere consapevolezza del proprio corpo.

Cosa rappresenta per te la recitazione?

La recitazione mi ha un po’ salvato. Ho iniziato a recitare in seguito a un incidente che fece mia mamma quando ero piccolina. Da lì fu amore a prima vista. Mi permette di essere me, di conoscermi, tramite i personaggi che interpreto, e di mettermi nei panni degli altri. Penso sia una cosa che adesso ci siamo disabituati a fare. Siamo sempre nel nostro punto di vista quando invece comprendere perché una persona si comporta in un certo modo senza giudicarlo è importante. Questo pensiero è alla base della recitazione. È impossibile per me interpretare un personaggio quando sono la prima a giudicarlo. Devo capirlo in profondità per potergli dare voce nonostante io la pensi diversamente.

Credits

Photographer: Jacopo Peloso 

Stylist: Domenico Diomede

Photographer Assistent: Davide Lo Re

Stylist Assistent: Antonietta Alessio Fabiana Borriello