Presentato ad Alice nella città, sezione autonoma della Festa del Cinema di Roma, nel concorso Panorama Italia, L’origine del mondo, è l’opera prima di Rossella Inglese. Prodotto da ArmosiA con Rai Cinema, Wave Cinema e Fairway Film, il film è un audace e intenso dramma esistenziale sul mondo dei sentimenti, con protagonisti Giorgia Faraoni e Fabrizio Rongione.
La storia ruota attorno ad Eva, una ragazza italiana di 19 anni, e Bruno, un uomo francese di 45. La loro esistenza si intreccia tragicamente quando Eva causa un incidente che porta alla morte della moglie di Bruno. Per affrontare il proprio senso di colpa e il dolore condiviso, Eva si avvicina a Bruno nascondendo la sua identità. È l’inizio di un viaggio interiore che li porterà a confrontarsi con i propri fantasmi. E quando la verità verrà a galla, ciò che sembra una situazione senza via d’uscita diventerà invece l’inizio di una nuova vita, che permetterà a entrambi di capire che il perdono è più forte del dolore, dell’odio e
persino della morte.

L’origine del mondo indaga le dinamiche di una relazione complessa e moralmente ambivalente, sottolineando il potere dell’amore e la sua capacità di portare sia distruzione che rigenerazione. Rossella Inglese, che già nei suoi cortometraggi ha trattato il tema del corpo e dell’identità, riflette sull’importanza delle connessioni umane e sul bisogno di un contatto profondo con l’altro. Con un linguaggio evocativo che esalta la fisicità, la regista mette in scena una toccante celebrazione della complessità, della forza e delle fragilità dell’universo femminile.
La regista usa la fotografia (di Andrea Benjamin Manenti) per riflettere lo stato d’animo dei suoi personaggi: dà rilievo ai silenzi, ai chiaroscuri della notte, gioca sui contrasti visivi che fanno da sfondo a dialoghi scarni e calibrati. Il film, che nel 2023 si è aggiudicato diversi premi all’Atelier del Milano Film Network, vede nel cast anche Giovanni Calcagno, Giovanna Di Rauso, Roberta Mattei, Luca Pescatore e Jade Pirovano.
Fabrizio Rongione, è un attore belga di origini italiane. Considerato l’attore feticcio di Jean-Pierre e Luc Dardenne, registi e sceneggiatori belgi con i quali ha vinto anche la Palma d’oro a Cannes con Rosetta, ha già lavorato in Italia con registi come Emiliano Corapi, Liliana Cavani, Matteo Rovere, Sydney Sibilia. Alla Festa del cinema di Roma, Fabrizio Rongione è presente anche con il film Il complottista, esordio alla regia di Valerio Ferrara, presentato ad Alice nella Città in concorso nella sezione Panorama Italia.
Formatosi sui set dei fratelli Dardenne, noti per il loro cinema apparentemente naturale, quasi improvvisato, Fabrizio Rongione è abituato al loro lavoro meticoloso. Anche L’origine del mondo sembra un film girato in maniera estemporanea, fedele alle prime scene riprese con un semplice cellulare.
Giorgia Faraoni, veneta, ha già lavorato con Rossella Inglese in Eva, presentato al Festival del Cinema di Venezia nella sezione La settimana della critica. Sempre nel 2023 è nel film Mia di Ivano De Matteo, prodotto da Lotus Production, Due attori molto diversi tra loro. Giorgia più espansiva, più fisica; Fabrizio più introspettivo, pacato, riflessivo. Insieme hanno dato vita a un film intimo e coinvolgente.

Li abbiamo incontrati alla Festa del Cinema di Roma. Per entrambi lavorare con Rossella Inglese è stato emozionante.
«Avevo già lavorato con lei – esordisce entusiasta Giorgia Faraoni – e già sul set di Eva fu un amore a prima vista. Ho totale fiducia in lei: io mi metto nelle sue mani e viene tutto naturale. Un rapporto lavorativo che si è trasformato in una bellissima amicizia.»
«Non ci conoscevamo prima – dice Fabrizio Rongione – ma è stato un bellissimo incontro che ha reso più semplice la resa della sceneggiatura sul set.»
Fabrizio che tipo di lavoro c’è dietro al film di Rossella Inglese? Quanto ti ha agevolato la formazione acquisita lavorando con i Dardenne?
Il lavoro con i Dardenne è particolare, si fanno tante prove, tanti check. Niente è lasciato al caso. Il caso è proprio una cosa che quasi non esiste nel loro cinema. Quando due attori recitano insieme, anche solo il fatto di guardare, o non guardare, l’altro attore, può presentare delle problematiche che vengono risolte durante le prove. Sul set de L’origine del mondo è stato diverso. Con Rossella abbiamo fatto delle prove, ma abbiamo avuto molta più libertà. Il rapporto si è creato sul momento, man mano che le riprese
procedevano. Aver fatto prove ci ha permesso di creare piano piano questo rapporto, scena dopo scena, lasciando al nostro corpo il tempo di esprimere delle cose che magari non avevamo neanche pensato durante le prove.
Un film erotico girato con una collega giovanissima. Hai avuto difficoltà?
Non avevo pensato al film erotico… Nel cinema belga c’è un forte senso del pudore. Quando ho letto la sceneggiatura mi sono sentito molto a disagio, c’era una storia tra un uomo grande e una quasi adolescente. Poi ho letto che c’erano anche scene di sesso… con il sesso sono sempre un po’ a disagio. Non mi piace, non è facile, sono forse le scene più difficili da fare per me. Forse non l’ho mai visto come un film erotico perché per me girare certe scene è una questione tecnica. Ero molto a disagio già prima di girare il film pensando di dover fare quelle scene… mi ha aiutato molto aver costruito il rapporto che
abbiamo.
Paradossalmente, quando giri una scena, non puoi pensare “ho sbagliato…sono bello… sono a disagio… è una scena erotica, eccetera. Quindi il fatto che tu l’hai letta così, vuol dire che comunque è riuscita, che è arrivata una sensazione, perché il tuo modo di valutare il film mi sorprende E questa è una cosa molto bella: quando il pubblico vede delle cose a cui non hai mai pensato, vuol dire che qualcosa ti è sfuggito e, quando qualcosa ti sfugge, allora hai fatto bene il tuo lavoro.
Per Giulia, invece, lavorare con Rossella era già familiare.
Ma è cambiato qualcosa dal corto al lungo? È stata più severa?
No, Rossella è una regista che ti lascia tantissima libertà; avevo già lavorato con Rossella nel corto Eva, e anche lì mi diede totale carta bianca. Noi due parliamo molto. Lei arriva e ti chiede: “ cosa hai capito del personaggio? Perché fa questo? Qual è la risposta che ti sei data tu?” Rossella non ha mai imposto nulla. Quando mi è arrivata la sceneggiatura, la prima cosa che gli ho detto è stata: “Come devo prepararmi?”. Mi ha risposto: “Impara ad andare in bicicletta”; è l’unica cosa che mi ha chiesto. “Lascia stare il copione. Tu allenati sulla bicicletta, il resto arriverà in modo naturale”.
All’inizio pensavo fosse un film sulla violenza sulle donne, visto che parte dal revenge porn. Invece è un film con una forte componente erotica. In che modo avete esplorato questa dimensione fisica e psicologica dei personaggi e quali sono state le sfide maggiori?
Sì, parte con il revenge porn e da lì esplora la sofferenza di Eva, il senso di colpa che sarà alla base delle sue scelte. Eva spesso sbaglia, a volte di più, a volte dia meno, però reagisce a quello che ha subito.
Interpretare Eva mi ha insegnato molto anche nella vita reale. È la sofferenza che porta Eva ad avvicinarsi a Bruno. La parte erotica di cui parli, arriva in realtà da una grande sofferenza comune. Eva si ritrova nella sofferenza di Bruno e questo ritrovarsi le fa capire di non essere sola. Quando ci si ritrova tra anime che soffrono, ci si sente alleggerite perché “allora non è un problema solo mio”. Ed è proprio in questa unione che affonda le radici l’atto fisico, che è molto intenso proprio perché si sono visceralmente legati prima.
Anche tutti i silenzi contribuiscono a rendere quest’unione così forte.
L’origine del mondo è un film che parla di senso di colpa e di bisogno di perdono, due caratteristiche tipiche del mondo occidentale. Ma a cosa serve sentirsi in colpa? E il perdono? Una donna è morta: il perdono non cambierà quell’evento. L’effetto di un gesto di Eva ha causato una morte. Essere perdonata non cambierà nulla. Tutt’al più avremo una coscienza tranquillizzata…
È quello il viaggio che tenta di fare Eva. Ma si parte da un senso di colpa e da un giudizio di lei su se stessa e degli altri. E quello che ho provato a dare a Eva è proprio la libertà, intesa come essere libera da qualsiasi costrizione, fisica, mentale o religiosa che sia.
Eva è libera di essere se stessa. Più che ricevere il perdono da qualcuno, o anche da noi stessi, non bisogna avere paura di essere liberi. Questo film è un inno alla libertà: a me piacerebbe vederlo così.
