Il 20 febbraio 2026 debutta in streaming su Prime Video, Apple TV e Google TV, Creatives, nuova serie diretta da Davide Manganaro e prodotta da Seven Stars. Una storia che racconta un gruppo di giovani che fonda un’agenzia nel cuore della provincia italiana, la fa crescere fino a 150 dipendenti e poi si scontra con la crisi del 2020. Un racconto generazionale fatto di ambizione e cadute improvvise.
Tra i protagonisti troviamo Giulia Schiavo, che interpreta Erika nella serie; accanto a lei Michelangelo Vizzini, tra i protagonisti della nuova rom-com Prime Video Love Me Love Me; Serena Codato, oltre a Luca Ward e Barbara De Rossi.
Per Giulia, nata nel 1996 a Orvieto e formatasi presso l’accademia YD Actors Yvonne D’Abbraccio Studio, a Roma, questo progetto arriva in un momento di piena trasformazione personale e professionale. Il pubblico l’ha conosciuta in Skam Italia – Prima stagione (2018), Un posto al sole (2018-2019) e Il Patriarca (2023-2024), poi al cinema con Sotto il sole di Riccione(2020), Amici per caso (2024) e Malamore (2025).
Eppure, quando le si chiede di parlare del suo percorso, evita qualsiasi retorica sul successo. «Non c’è stato un momento preciso in cui ho capito di essere diventata un’attrice. Ogni progetto è un nuovo inizio, ogni volta ti rimetti in discussione». Non è una carriera che descrive come una scalata. È piuttosto un continuo divenire.


«Metto al centro la serenità»
Se Creatives ruota attorno all’ambizione di costruire qualcosa di grande, nella vita dell’attrice la parola chiave è un’altra: serenità. «La felicità è un picco, un momento intenso che spesso ti accorgi di aver vissuto solo a posteriori. La serenità invece è uno stato più stabile e duraturo. È ciò che mi permette di perseguire con lucidità gli obiettivi a cui tengo».
Si ferma un attimo mentre lo dice, come a voler scegliere le parole con precisione. «Attraverso la serenità riesco a costruire. Se non sono centrata, se non sono in equilibrio, tutto diventa più confuso e difficile». In un mondo che concede poche pause, la sua sembra quasi una posizione controcorrente.

Erika in Creatives e la forza della sua squadra
In Creatives, Schiavo dà vita a Erika, personaggio ispirato a una persona reale: è stata proprio la verità della sua storia a colpirla. «Ho avuto la possibilità di conoscere la “vera” Erika. È stato interessante osservarla, cercare di capire quali corde emotive toccare per interpretare il suo personaggio. È stato un lavoro di ascolto profondo».
Erika è determinata, elettrica, dedita totalmente al lavoro. «Questa sua energia quasi febbrile mi ha affascinata. Alcune cose le riconosco anche in me, ma ho cercato di darle dei colori che fossero fedeli soltanto a lei». La serie però, è anche un racconto corale. «Con il resto del cast abbiamo formato una vera squadra. Ci siamo sostenuti tantissimo. Siamo diventati una famiglia. Quando succede una cosa del genere sul set, si vede. Non puoi fingere quel tipo di connessione».

Fragilità, consapevolezza e libertà di scelta
Quando si parla di fragilità Schiavo non evita l’argomento: «La vulnerabilità è qualcosa che istintivamente tendiamo a nascondere, perché sentirsi esposti può essere spaventoso. Ti senti nuda di fronte agli altri e al giudizio». Ma quella stessa esposizione può diventare forza. «Ho imparato ad accettarla. Non è un limite. È l’accettazione della fragilità che ti permette di lavorare davvero su te stessa. Se continui a combatterla, ti perdi».
Schiavo trasla poi la riflessione dalla sfera personale a quella professionale e culturale. «Nel nostro settore esistono pressioni implicite che attraversano il lavoro quotidiano, il corpo, le aspettative. Per noi donne queste pressioni sono spesso più pesanti: ci dicono come apparire, come comportarci, cosa possiamo o non possiamo fare. È un sistema che condiziona anche inconsciamente».
Ma per lei consapevolezza significa libertà. «Io scelgo come mostrarmi. Nulla mi mette davvero a disagio se è una mia decisione. Riconoscere il contesto senza farsi imprigionare è fondamentale: non voglio che il sistema diventi un limite alla mia espressività, né alla mia carriera».


Tra passioni scomode e origini che restano
Si parla poi d’amore e l’intensità del discorso cambia ancora. «Per me l’amore è una forza rivoluzionaria. È qualcosa che non lascia indietro neanche un centimetro del corpo e dell’anima. Ti stravolge. Spegne il cervello». Non cerca la comodità, anzi.«Preferisco un amore scomodo. Mi terrorizza la monotonia, la routine che mi fa sentire oppressa». E cita il monologo finale del film Call Me by Your Name: “Forzarsi a non provare niente per non provare qualcosa… che spreco! Potrei riassumere così la mia visione dell’amore. Preferisco rischiare di sentire troppo che scegliere di non sentire affatto“. Non è un romanticismo ingenuo. Meglio non anestetizzare le emozioni.
Se c’è una base solida nella sua vita, è la famiglia. Nata a Orvieto, Giulia racconta l’influenza dei genitori: «La mamma Cristina e il babbo Sandro, mi hanno sempre sostenuta senza mai imporre dei limiti. Hanno accolto la persona che stavo diventando senza trasformare la paura dell’incertezza in un ostacolo. L’hanno attraversata insieme a me».
In un mestiere fatto di attese e precarietà, questo sostegno è stato fondamentale. «Oggi mi sento più legata alle mie origini di quanto non fossi prima. Tornare a casa per me significa ricaricare le batterie, sentire il calore di chi mi conosce davvero».

Vivere al cento per cento, tra luce e ombra
Tra le attrici che Giulia Schiavo ammira ci sono Meryl Streep e Monica Vitti. «Mi affascina la loro naturalezza, il modo in cui sanno essere forti e indipendenti senza mai perdere autenticità. Anche quando sbagliano, trasmettono sicurezza: donne che sanno sempre il fatto loro».
Tra le opere che l’hanno segnata, la serie Fleabag (2016-2019) e il film Nuovo Cinema Paradiso (1988). «Mi colpiscono le storie che parlano di imperfezione, di umanità. Personaggi che vivono contraddizioni, che si muovono tra luce e ombra». Non cerca personaggi perfetti. Cerca verità. «Il cinema per me, è un modo di esplorare la vita attraverso occhi diversi».
L’ultima domanda è semplice: Cosa diresti tra dieci anni alla Giulia del futuro? Sorride, poi risponde: «Mi fa piacere vedere che sei ancora viva».
Una battuta che svela molto: Giulia vive ogni cosa al 100%. Non è questione di arrivare da qualche parte, è questione di restare presente e pienamente viva. Il segreto? Sentire tutto, ridere forte e non tirarsi indietro davanti a niente.
Credits
Photographer Emiliano Bossoletti
Stylist Caterina Egidi
Make up & Hair Eleonora Mantovani – Simone Belli Agency