Nome CarLOTTA Sarina: per tutti LOTTA. Classe 2002. Compagno di viaggio: un contrabbasso. Professione: Artivista. Particolarità: la gioia con cui racconta il suo impegno, l’entusiasmo nel parlare della lotta condivisa, l’energia che diffonde con il suo messaggio.
Lotta Sarina, giovane artista e attivista climatica, sarà protagonista dell’8 e 9 ottobre al Romaeuropa Festival con SPORES, progetto intermediale curato da Federica Altieri, presso La Pelanda, Ex Mattatoio di Roma. Dopo aver viaggiato in diverse città europee, SPORES porta al Romaeuropa Festival un’esperienza performativa innovativa, combinando tecnologia avanzata e narrazioni immersive. SPORES, concentrandosi su sostenibilità e arte, invita i partecipanti a riflettere sul legame tra tecnologia e ambiente, presentando la “Sporizzazione” come metodo creativo innovativo per unire fisico e digitale. E con lo spettacolo Detonazione, Lotta unisce arte, protesta e attivismo climatico.
Il 9 ottobre, durante il Romaeuropa Festival, Lotta presenterà Power, un videoclip techno creato con Sharxx per Fridays for Future, a supporto della lotta climatica. Ma come vive Lotta, giovane attivista ventiduenne, l’uso della sua voce come strumento di lotta, mentre in molte parti del mondo le donne sono private del diritto di parlare? Di donne, di attivismo, di crisi climatica e diritti, parliamo con LOTTA. E anche di preoccupazione per un mondo che ha bisogno di tutti noi.

«Detonazione è solo una scintilla: ognuno poi deve trovare la sua strada»
In Afghanistan, le donne che fino a qualche anno fa andavano all’università, non possono più cantare o parlare in pubblico. Quanto pensi sia importante la voce per chi ancora può permettersi di usarla?
Io sento il privilegio di essere nata qui in Italia e di essere circondata da persone che mi sostengono da sempre. Questo mi ha permesso di fare della mia vita una lotta, una battaglia. Quando vedo quei video di ragazze che si ribellano, donne che non si piegano a questa dittatura, posso solo trarre tanta speranza e ispirazione. Se loro lì hanno il coraggio di fare ciò, io qui devo fare lo stesso. Devo sfruttare al massimo il privilegio che ho, per me e per loro.
Anche noi abbiamo le nostre sfide, che non sono paragonabili, però con il DDL Sicurezza e la repressione di questo Governo, ci stanno mettendo alle strette. Ora, quando scendo in piazza, devo avere paura del carcere. La democrazia sta venendo meno. Il diritto costituzionale di manifestare dovrebbe essere un caposaldo di qualunque Stato. Ma ce lo stanno togliendo. Tuttavia, questo alimenta solo la mia voglia di continuare a fare quello che sto facendo.
Nel progetto SPORES hai scelto Detonazione. Credi che un concerto, capace di diffondere un’onda di spore artistiche, possa essere una forma di protesta climatica che sfugge alla censura del DDL Sicurezza?
Ho avuto la mia detonazione durante la mia prima manifestazione. Quando ho compreso le conseguenze che la crisi climatica avrebbe avuto sulla mia vita e sul mio futuro, non sono più riuscita a stare ferma e zitta. Ho abbandonato il conservatorio e sono partita per Strasburgo per manifestare davanti al Parlamento europeo. La mia detonazione è stata quando la polizia ci stava portando via e ho iniziato a cantare Bella Ciao. Un poliziotto si è messo a fischiettarla con me e alla fine ci hanno lasciati andare. In quel momento, ho capito che la musica poteva salvare la causa, perché arriva al cuore.
Siamo tutti parte di un’unica famiglia umana, uniti nella lotta per un futuro sostenibile. Da questa consapevolezza è nata la mia “detonazione”, una scintilla che ho voluto rappresentare nel mio spettacolo per diffondere un’onda di spore artistiche e ispirare al cambiamento. Il mio desiderio è che le persone, dopo aver visto Detonazione, decidano di alzarsi e lottare insieme. La musica ha il potere di superare le barriere. Ho voluto raccontare la mia storia per far capire a tutti che ognuno di noi può essere parte di questo cambiamento. Non dico alle persone cosa fare, racconto solo quello che ho fatto io e
come sto cercando di costruire una società basata sulla transizione energetica ed ecologica. Detonazione è solo una scintilla: ognuno poi deve trovare la sua strada. Ma sono felice quando, dopo uno spettacolo, vedo persone emozionate che mi abbracciano e mi chiedono quali saranno i prossimi passi.

«Se oggi posso cantare, è grazie a chi è sceso in piazza prima di me»
Cosa racconti con la tua musica?
Quello che ho visto, quello per cui lotto, la società che stiamo cercando di costruire: una società più giusta dove nessuno viene lasciato indietro, dove la natura è al primo piano, perché noi facciamo parte di essa, dove non c’è alcun antropocentrismo.
Un piccolo sogno era riuscire a portare Extinction Rebellion, il movimento con cui faccio spettacoli insieme a Fridays for Future e Ultima Generazione, a Parma. Qui, alla fine dello spettacolo, 20 persone si sono attivate. Alcuni artisti mi hanno detto che, dopo aver visto la nostra azione, hanno deciso di usare la loro arte per la causa. Sta succedendo e questo mi spinge a fare sempre di più.
C’è un modo per non avere paura del DDL Sicurezza?
Sì, poi a me è già successo di essere arrestata, a Venezia a dicembre dello scorso anno. Ero lì con il mio contrabbasso, suonavo al ponte di Rialto. Se non avessi avuto la bandiera di Extinction Rebellion (XR) con me, al massimo mi avrebbero detto di spostarmi, ma per il fatto di portare avanti un ideale mi hanno arrestata. È il simbolo di un’idea che li spaventa. Penso sia stata la prima volta che un contrabbasso sia stato portato in questura.
Unite la giustizia climatica alle altre lotte sociali…
Certamente. Non c’è una persona su questo pianeta che può dirsi immune dalla crisi climatica; forse solo l’1% più ricco, quelli che stanno causando questo problema, si creeranno un loro modo per riuscire a vivere anche quando l’atmosfera non ci vorrà più e l’aria sarà irrespirabile. Però mi sento forte, mi emoziono quando penso che io posso fare quello che faccio perché 60, 70 anni fa c’è stato qualcuno che è sceso in piazza per far sì che io potessi far sentire la mia voce. Se oggi posso cantare, è grazie a chi è sceso in piazza prima di me. Mia nonna era una femminista convinta, scendeva sempre in piazza col partito comunista, quindi questo è il bagaglio che sento a livello familiare. E i partigiani? Dove saremmo senza i partigiani che si sono ribellati allo status quo?

«Abbiamo scelto di rimanere apartitici perché la crisi climatica non conosce colori politici»
Però non avete un partito…
Noi preferiamo essere apartitici, ma sono felice che alcuni attivisti stiano entrando in politica, perché ce n’è un grande bisogno. In Europa Verde ci sono delle persone come Benedetta Scuderi e Cristina Guarda, che sono veramente dei nostri, e adesso sono al Parlamento Europeo a Bruxelles.
Abbiamo scelto di rimanere apartitici perché la crisi climatica non conosce colori politici. Colpisce persone di destra e sinistra. Per esempio, nelle alluvioni dell’Emilia Romagna, non credo che ci fossero solo elettori di sinistra tra le persone rimaste senza casa. La nostra lotta è per tutti.
Però dispiace che una generazione così attiva abbia votato così poco…
Mi sono impegnata molto per le elezioni, ho fatto concerti per invitare le persone a votare. Ma è difficile, perché molti non si sentono rappresentati. Quando usciamo dalla scuola, non abbiamo la minima idea di come funziona la politica e quindi ci tiriamo indietro, ci chiudiamo sui social e ci allontaniamo. Fa comodo alla politica. Siamo un Paese di vecchi, quindi perché aiutare i giovani a capire la politica quando poi potrebbero votare dall’altra parte? Molti non credono nella politica perché non le rappresenta in questo momento storico, quindi non vanno a votare. Ma facendo così non cambiano le cose. Io sono molto
critica su questo punto.

«Noto che la musica butta giù i muri dell’indifferenza, anche dal lato opposto»
È stata richiesta la sorveglianza speciale per Giacomo Baggio, l’attivista ambientalista che subirà le misure previste dal codice antimafia per evitare che soggetti socialmente pericolosi commettano reati. Il “decreto anti Ghandi” vi vede pericolosi. Tu ti senti pericolosa?
Quando mi hanno arrestato a Venezia arrivò la notizia che Salvini e il sindaco di Venezia chiedevano 4 anni di carcere per noi. Intanto vorrei sottolineare che le strategie di XR e U.G. sono completamente diverse. Spesso sento parlare di attivisti climatici. Sì, ma quali? Lega Ambiente? Greenpeace?
Io non ho paura, però forse non ho ancora realizzato veramente che cos’è questo DDL Sicurezza, le nuove leggi che stanno uscendo contro di noi, contro gli ecovandali, le proteste. Quando sono scesa in piazza davanti all’Eni, e ho fatto partire le mie canzoni, c’era la polizia che batteva i piedi e muoveva la testa. Quando mi hanno portato in questura, un poliziotto è venuto da me e mi ha detto: “oh, non si fa, però complimenti”. O quello di Strasburgo che ci ha lasciati andare tutti quanti perché abbiamo cantato insieme.
Poi mi hanno anche sparato con gli idranti a Venezia in un’altra manifestazione, dove non avevo portato la musica.
Noto che la musica butta giù i muri dell’indifferenza, anche dal lato opposto. Il mondo che stiamo cercando di costruire è anche per loro, è anche per i loro figli, quindi diciamo che sono felice di aver trovato il mio modo per manifestare ed essere felice. E anche di rigenerarmi, perché vedo tanta tristezza anche nel mondo dell’attivismo, tanta gente che va in burnout. Poi io sono emiliana, e in Emilia Romagna c’è gente, anche tanti miei amici, che in questo momento sono senza casa. È veramente pesante. Ecco perché sono felice di aver aderito al progetto di Spores: mi sono riconosciuta nel lavoro di questo gruppo di artisti.