Matt Dillon

Matt Dillon al Tropea Film Festival 2024, un’icona di Hollywood tra le meraviglie della Calabria

Dopo il Festival di Cannes, l'attore arriva a Tropea per presentare il film "Being Mary" della regista Jessica Palud, sul dietro le quinte del discusso film di Bertolucci "Ultimo tango a Parigi"

L’attore internazionale, ospite del Tropea Film Festival 2024, è Matt Dillon.

L’attore, che sta animando le strade di Tropea, nel cuore della Costa degli dei in Calabria, ha già presentato al Festival di Cannes il film Being Mary della regista Jessica Palud, sul dietro le quinte del discusso film di Bertolucci Ultimo tango a Parigi.

Voce profonda, vellutata, gentile, Matt Dillon è ben lontano dallo stereotipo del bad boy che ha ammaliato intere generazioni di ragazze. Guarda al di là della grande vetrata del suggestivo hotel La Dolce Vita di Tropea, mentre un mare agitato si infrange sulla costa e un forte vento sferza l’antico borgo.
Deliziandoci con il suo italiano – lo parlo malissimo, scusate – ammette di amare l’Italia e di considerarla una seconda casa. Al Tropea Film Festival anche Matteo Garrone, uno dei suoi registi preferiti.
«Garrone è un mio amico. Lo considero un grande regista con un fantastico modo di lavorare. Un grandissimo talento. Per me è uno dei più grandi registi italiani. Da giovane ho avuto la fortuna di incontrare alcuni di loro, come Antonioni e Fellini. E Rossellini, che ha creato alcuni dei film più importanti del secondo dopoguerra. Credo che l’Italia sia uno dei Paesi più importanti nella cinematografia mondiale e sono stato molto contento di averli conosciuti quando venni in Italia per la prima volta. Ricordo che furono molto gentili con me. E poi uno dei più grandi: Pasolini. Aveva la capacità di mostrare il potere dei volti umani e, attraverso loro, la natura umana

Matt Dillon

«Ultimo tango a Parigi è un film che ha avuto un impatto molto forte su di me quando ero giovane»

In Being Maria, presentato all’ultimo Festival di Cannes, interpreti Marlon Brando. Cosa pensi della vera storia dietro a Ultimo tango a Parigi?

Bertolucci è uno dei grandi cineasti italiani e uno dei più grandi al mondo. Sono stato un suo grande ammiratore e amo i suoi film. Ultimo tango a Parigi è uno dei miei film preferiti. È paradossale, ma penso che Being Maria sia un punto di vista obiettivamente critico su ciò che avvenne durante la realizzazione del film. Ho ammirato le scelte della regista (Jessica Palud – nda) di raccontare la storia umana di una donna che era già molto fragile quando ha iniziato a realizzare quel film.

E qual è la tua opinione su Bertolucci e Brando?

Marlon Brando è un attore molto più importante di me. Mi ha influenzato molto; è stato un attore che ha cambiato la maniera di recitare. Con quel film ha fatto la storia della cinematografia. Ma è stato importante anche quanto accadde quando il film fu realizzato.
Per le idee discordanti su questo film, ho apprezzato la decisione della regista di non fare un film politico, ma un film su una storia molto personale, importante, che doveva essere raccontata. Per me, il film di Brando e Bertolucci è un lavoro artistico davvero potente. La performance di Brando è incredibile e Bertolucci ha creato un film meraviglioso. Ultimo tango a Parigi è un film che ha avuto un impatto molto forte su di me quando ero giovane. Non per le scene di sesso, non per le scene più famose, ma per l’intimità della performance. E questo perché Bertolucci ha fatto uno dei film più importanti che siano mai stati realizzati. Per quanto riguarda Brando, io lo ammiro tantissimo. È sicuramente uno degli attori più importanti e più interessanti della cinematografia mondiale del secolo scorso. Un genio che ha cambiato la maniera degli attori di lavorare.

«In Being Maria ho amato Anamaria Vartolomei, che ha fatto un lavoro davvero meraviglioso»

È un progetto coraggioso. Hai mai avuto dubbi?

Ci sono stati momenti in cui mi sono chiesto perché avessi fatto questo film, ma ora sono davvero soddisfatto. Sì, ho avuto dei dubbi: ci sono stati momenti in cui non ci credevo molto, ma sono una persona alla quale piace assumersi rischi: è sempre stato così e non vedo perché dovrei cambiare adesso. Il mio modo di lavorare mi piace. Arrivo sul set sempre molto preparato, ma resto aperto a nuove scoperte, come è stato assistere la regista nel creare quello che aveva in mente.
Ultimo tango a Parigi è uno dei più dei film più forti nel suo genere, ma non credo che quando lo hanno girato pensassero che stavano creando un’opera “maledetta”, ma che stessero facendo arte. Era un film di quel tempo, contemporaneo per i primi anni Settanta.

Hai girato anche la scena di sesso tra Brando e Maria Schneider? A distanza di cinquant’anni, sarebbe oggi possibile girare quella scena nello stesso modo?

Noi attori vogliamo sempre essere spontanei quando recitiamo. Sicuramente è stata una scelta sbagliata sorprendere Maria Schneider con una scena così delicata: fu una pessima idea. Anche se la spontaneità è importante, sorprenderla con una scena di quel genere non è stato giusto. Però, come ho detto, Ultimo tango a Parigi per me è un film potentissimo anche grazie al modo in cui sono state girate le scene intime, grazie al modo in cui è stato realizzato. Vorrei però aggiungere che questa scena, che rappresenta l’interazione tra due persone, è potente grazie all’intimità che si è creata tra di loro durante tutto il film e l’emozione che viene trasmessa.
In Being Maria ho amato Anamaria Vartolomei, che ha fatto un lavoro davvero meraviglioso. È stata coraggiosa ad accettare questo ruolo. Sapevo che il film sarebbe stato controverso, come lo è stato Ultimo tango a Parigi. Sapevo anche che in alcuni punti sarebbe risultato contraddittorio, ma è basato su un libro che racconta il punto di vista di Maria.

Matt Dillon
Emanuele Bertucci, direttore artistico del Tropea Film Festival, e Matt Dillon

«Sono contrario alla censura nel cinema, di qualsiasi genere. Se qualcuno vuole fare un film,dovrebbe poter esprimere la sua voce liberamente»

Nel 1972 Ultimo tango a Parigi fu censurato.

Sono contrario alla censura nel cinema, di qualsiasi genere. Se qualcuno vuole fare un film,dovrebbe poter esprimere la sua voce liberamente. Credo che un produttore dovrebbe poter fare quello che vuole e che non ci dovrebbero essere scene che non dovrebbero essere viste se servono per raccontare. Ci possono essere persone con opinioni diverse, ma credo sia importante rendere giustizia a Bertolucci.

Hai usato un intimacy coordinatore per le scene intime?

Per la prima volta mi sono avvalso di un intimacy coordinator e le scene da girare sono state chiare a tutti. Tuttavia non penso che il ruolo dell’intimacy coordinator debba rappresentare un limite sul set. Credo possa essere una figura importante per aiutare a creare intimità tra due persone, per aiutare a comunicare alcune cose che magari si fa fatica a dire.
Una persona dovrebbe riuscire a poter parlare delle proprie difficoltà, delle proprie paure, è vero però che se uno non si fida è più difficile riuscire a girare scene intime. Ma se c’è fiducia, credo si possa farne a meno. Sicuramente è più rischioso. Ci deve essere fiducia nel regista. Non vorrei diventasse una sorta di polizia che limita la creatività. Sicuramente è un tipo di lavoro che deve ancora evolversi. Comunque non ho una grande esperienza in materia: come ho già detto, questa è stata la mia prima volta.

«Dirigere City of ghost è stata probabilmente una delle cose che mi è piaciuta di più»

Tanti attori diventano anche registi. Nonostante il successo di City of ghost, hai fatto solo
due regie. Perché?

Mi è piaciuto molto fare quel film e abbiamo fatto un lungo viaggio per realizzarlo. Dirigere quel film è stata probabilmente una delle cose che mi è piaciuta di più. Ma credo di essere percepito più come attore che come un regista. Forse perché fin dall’inizio recitare mi è venuto naturale. Ma voglio di nuovo cimentarmi con la regia.

Matt Dillon
Matt Dillon con Francesco Della Calce giornalista e critico cinematografico

Un sex symbol che ha ha raggiunto i 60 anni… In Italia si dice che gli uomini sono come il buon vino che migliora invecchiando. Per molte donne, dopo una certa età è difficile trovare ruoli adatti. Per te è cambiato qualcosa?

Penso che l’età non c’entri, ma che dipenda dall’atteggiamento, dalla personalità, dalla percezione che hai di te stesso; e quindi da come ti percepiscono gli altri. Da giovane, a volte mi dicevano che ero troppo giovane per un ruolo. Oppure che volevano uno ancora più giovane. La cosa positiva è che con gli anni impari a gestire le complessità. Hai più esperienza. E questa è una cosa che nessuno ti può togliere. I ruoli e le opportunità cambiano con l’età, ma non diminuiscono. Vedo registi il cui lavoro con gli anni è
migliorato: accade a tutti gli artisti in generale e questo mi spinge ad andare avanti senza preoccuparmi dell’età. Spesso è noioso avere qualsiasi cosa, qualsiasi ragazza. Ci sono aspetti positivi e negativi. Vivere la vita è un privilegio: invecchiamo tutti, ma poter invecchiare significa anche poter dire che lo hai potuto fare, che sei arrivato fin qua. Non c’è un’alternativa, quindi non mi focalizzo su questo ma sul bello di vivere.
So che sono più vecchio, i ruoli cambiano, ma come attore posso ancora concentrarmi su tanti personaggi con la stessa energia di quando avevo trent’anni. Capisco che il problema esista per le donne, ma ci sono donne come Susan Sarandon che hanno fatto grandi cose al di là della loro carriera. Ci sono delle storie molto interessanti, per attori vecchi, ma che spesso sono difficili da realizzare. Si cerca sempre qualcosa di nuovo, ma ci sono attori e attrici che con gli anni diventano fantastici e che contribuiscono a realizzare grandi ruoli.
Ci sono stati anche periodi in cui ho visto attrici beneficiare del fatto di essere giovani riuscendo ad ottenere grandi ruoli, e attori che hanno affrontato più difficoltà. Però ti dico che non tornerei a vivere i miei vent’anni: sì, sarei più giovane, ma oggi ho una comprensione della vita decisamente migliore.

Cosa pensi del dibattito Trump/Harris? A chi daresti l’endorsement?

Sono a favore di Kamala Harris. Sono sempre stato così e lo sono ancora di più oggi. Sostengo quello che è meglio per la maggior parte delle persone e sento in modo molto forte che questo governo funziona per alcuni ma non per tutti. Kamala Harris mi rappresenta di più.