Jess Khan-Lee tra azione e immaginazione

Nata in Canada da famiglia cinese, l'attrice ha costruito una carriera trasversale che oggi la porta sul grande schermo al fianco di Tom Cruise in Mission: Impossible – The Final Reckoning

Jess Khan-Lee è un corpo in movimento. Non solo per la sua formazione da danzatrice e artista marziale, ma per il modo in cui attraversa generi, formati e personaggi con una naturalezza mai ostentata. Nata in Canada da famiglia cinese, Khan-Lee ha costruito una carriera trasversale che oggi la porta sul grande schermo al fianco di Tom Cruise in Mission: Impossible – The Final Reckoning, ultimo (forse) capitolo della saga action firmata da Christopher McQuarrie.

Nel film interpreta la sergente dei marine Rivera, in un ruolo che, racconta, è stato una «masterclass» di intensità, dedizione e ascolto. Non solo grazie alla generosità di Cruise e McQuarrie, ma per la possibilità di condividere la scena con interpreti del calibro di Angela Bassett, Janet McTeer e Nick Offerman: «Una stanza piena di giganti, da cui imparare ogni giorno», dice.

Khan-Lee è, del resto, un’interprete che parte dal corpo. Nella danza ha imparato rigore e vulnerabilità, nelle arti marziali disciplina e centratura. E se le scene d’azione sono per lei una seconda natura, ciò che cerca oggi è l’opposto: trasformarsi, sparire in ruoli lontani da sé, esplorare accenti, mondi, vite che ancora non conosce.

Nel frattempo, tra motion capture, videogiochi (Apex LegendsFort Solis) e shooting a Villa Treville, Jess continua a muoversi tra le storie con uno stile che è suo, ma in costante mutazione. Perché, come nei giochi d’infanzia, spesso il talento più raro è proprio quello di saper immaginare.

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«La danza mi ha insegnato la disciplina e la dedizione fin dalla più tenera età. (…) Le arti marziali mi hanno insegnato la resilienza, l’equilibrio interiore e l’umiltà.»

Mission: Impossible – The Final Reckoning segna un grande traguardo nella tua carriera. Com’è stato lavorare con Tom Cruise e il resto del cast in un film di questa portata?

È stata una masterclass e un vero privilegio. Era un gruppo di persone che ama profondamente il proprio lavoro. Tom e McQ amano il cinema e la narrazione, e pensano sempre al pubblico: ci tengono davvero moltissimo. C’era un’intensità e una concentrazione incredibili, perché tutti in quella stanza erano al massimo delle loro capacità. Nonostante l’alta pressione, c’era anche un forte senso di cameratismo. Tom è un attore estremamente generoso, sia come partner di scena sia per l’esperienza che condivide. Ho imparato molto recitando al suo fianco e osservandolo. Allo stesso modo, McQ mi ha insegnato tantissimo sulla regia e sul cinema. E poi, stare per mesi nella stessa stanza con Angela Bassett, Nick Offerman, Janet McTeer – tutti i grandi attori presenti in quella scena – è stata un’occasione preziosa per vederli all’opera e imparare dai migliori.

Hai un incredibile background nella danza e nelle arti marziali. In che modo queste abilità influenzano il tuo approccio alla recitazione, soprattutto nelle scene d’azione?

La danza mi ha insegnato la disciplina e la dedizione fin dalla più tenera età. Ho imparato anche a lavorare in squadra, così come da sola. Devi saper avere fiducia nelle tue capacità, e ci deve essere fiducia reciproca tra te e i tuoi compagni di lavoro. La visione creativa collettiva è più grande di qualsiasi singolo individuo. Richiede anche vulnerabilità, connessione ed espressione. Le arti marziali mi hanno insegnato la resilienza, l’equilibrio interiore e l’umiltà. Tutti questi insegnamenti sono fondamentali nella recitazione. Tuttavia, la ricerca della perfezione che ho inseguito nella danza e nelle arti marziali non è utile nella recitazione, e in alcuni momenti ha rappresentato un ostacolo. Quando si tratta di scene d’azione, però, mi sento sicura: per me è qualcosa di naturale. E anche molto divertente.

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«Adesso sento il bisogno di una sfida diversa: trasformarmi, calarmi in qualcuno che non riconosco.»

Hai lavorato anche nell’industria dei videogiochi in titoli come Apex Legends e Fort Solis. Quali sono le sfide più grandi nel passaggio dalla recitazione tradizionale alla motion capture?

In TV e al cinema ci sono artisti straordinari che costruiscono per te un mondo fisico – set, costumi, acconciature, trucco, qualunque cosa serva – e poter entrare nel mondo del mio personaggio mi aiuta subito a sentirmi nella sua pelle. Con la motion capture, invece, tutto è alimentato unicamente dall’immaginazione. Puoi vedere alcune immagini dell’universo in cui ti trovi o avere un’idea dell’aspetto del personaggio, ma di fatto sei in uno spazio vuoto, dentro una stanza. È come tornare bambini e giocare a “facciamo finta che”. Come nella scena di Hook, quando i Bimbi Sperduti dicono a Peter di immaginare il banchetto. In questo senso è qualcosa di molto liberatorio.

Hai girato Costiera sulla splendida Costiera Amalfitana. Qual è stato il momento più memorabile delle riprese in Italia?

Abbiamo girato alcune scene a Villa Treville, che un tempo era la tenuta privata di Franco Zeffirelli. Iconica. Ma i momenti più belli sono stati quelli in cui abbiamo girato per le strade e abbiamo cenato all’aperto con il cast e i nostri registi. Inoltre, abbiamo trascorso molto tempo a Roma, che è la mia città preferita.

Prossimi progetti?

Ho una serie televisiva in arrivo, intitolata Hotel Costiera, in cui avrò l’opportunità di interpretare un personaggio un po’ più selvaggio e imprevedibile. Ho usato le mie abilità nelle arti marziali e nella danza, è stato divertente. Mi ha dato l’opportunità di esplorare e sperimentare con il dramma, la commedia e l’azione. Non avevo mai dovuto essere divertente prima, quindi è stata una nuova sfida e probabilmente la cosa che mi ha spaventato di più! Abbiamo un regista e un cast straordinari, quindi credo proprio che ne uscirà qualcosa di molto divertente.

Con un curriculum così variegato, qual è il prossimo grande sogno che vorresti realizzare nella tua carriera?

Voglio continuare a fare tutto! Ma, seriamente, mi piacerebbe lavorare a un altro film o a una serie limitata. Vorrei affondare i denti in un personaggio e in una storia molto lontani da me. In molti dei miei ruoli ho trovato delle somiglianze con i miei personaggi, riesco a rivedermi in loro. Adesso sento il bisogno di una sfida diversa: trasformarmi, calarmi in qualcuno che non riconosco. Amo anche lavorare sugli accenti, li trovo molto divertenti, quindi spero arrivi presto un ruolo che lo richieda.

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Credits

Photographer Joe Whitmore 

Stylist Aartthie Mahakuperan 

Hair & Make Up Siân Duke 

Stylist Assistant Tilly Hopcraft