Le ’11 volte’ di Lea Gavino, il suo esordio nel mondo della musica

Tra musica e scrittura, Lea costruisce un progetto in cui le esperienze individuali diventano uno specchio collettivo di emozioni e vissuti

Ascoltando e leggendo i testi di 11 volte, l’EP di esordio di Lea Gavino, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di universale. Le esperienze personali dell’attrice e cantautrice romana diventano di tutti, le domande che Lea pone a sé stessa interrogano automaticamente anche chi ascolta la sua musica. Nella fase di scrittura che ha portato alla realizzazione dei sei brani che compongono il progetto, disponibile su tutte le piattaforme digitali dallo scorso 1 maggio, Gavino dà voce ai suoi pensieri intimi con uno sguardo raffinato e mai banale.

«Le undici volte rappresentano i capitoli all’interno dei quali ho racchiuso i momenti significativi che mi hanno fatto crescere, spesso incarnati dalle persone che mi hanno accompagnato in questo percorso – spiega l’interprete – In questi capitoli racconto il mio modo di vivere i sentimenti, abitandoli con un’instabilità dentro la quale sentirmi scomodamente comoda». Nell’EP Lea si interroga sulle relazioni umane, sulle delusioni che spesso esse comportano, sulla vita che sta vivendo confrontandola con quella che sognava da bambina. Non ha la presunzione di fornire delle risposte ai suoi quesiti perché, al contrario, al termine del processo ha scoperto di avere nuovi stimoli su cui lavorare.

Gavino è nota al grande pubblico per le sue interpretazioni attoriali, da Skam Italia a L’ombra di Caravaggio. Con il ruolo della praticante Consuelo Favia in Guerrieri – La regola dell’equilibrio al fianco di Alessandro Gassmann, Lea è stata insignita del premio Nuovo Imaie ai recenti Nastri d’Argento Grandi Serie. Negli anni, però, ha sempre coltivato parallelamente la sua passione per la musica, scrivendo e componendo lei stessa i suoi brani. In 11 volte mostra con autenticità e sincerità sé stessa spogliandosi delle tante maschere indossate per raccontare le storie degli altri.

Lea Gavino, foto di Claudia De Nicolò

«Penso che in questo mondo che corre veloce è anche giusto mettere un mattoncino per volta»

È un EP in cui ti poni molte domande sulle relazioni e, in generale, sulla vita. Alla fine di questo processo hai avuto almeno qualcuna delle risposte o hai finito per farti altre domande?

Diciamo che non scrivo quasi mai per avere risposte ma per avere dei nuovi spunti di riflessione. L’altro giorno stavo trascrivendo i miei testi e ho notato che ci sono tante domande. Credo che questo rappresenti un po’ il mio modo di approcciarmi alla scrittura.

Cosa hai imparato a conoscere o ad accettare di Lea scrivendo questo EP?

Quello che ho imparato è che ci sono dei lati inconsci che si tirano fuori durante la scrittura di cui ti rendi conto solo nel flusso, buttandoli giù. Dei pensieri che hai fatto, delle cose che avevi pensato a livello inconscio. E ho imparato questo modo di raccontare la mia fragilità, che è un mix tra agguerrito e soleggiato.

E hai imparato ad accettare la fragilità?

Assolutamente. Ho imparato a farlo quando una persona mi ha fatto una similitudine con i computer, dicendomi che quelli più prestanti e validi sono i primi che si rompono quando cadono. Fragilità non è sinonimo di debolezza.

Amico lontano è il brano che hai presentato a Sanremo Giovani ed è il brano che descrivi come il più intimo. Perché?

Amico lontano è un brano che racconta di assenze, anche di morte, con un linguaggio che è ancora infantile e specifico che lavora per immagini. Per parlare di alcuni temi bisogna scendere molto in profondità. È un brano che è venuto un po’ da solo, che non ho costruito. E proprio questa non costruzione è sinonimo di autenticità. La distanza non è per forza fisica ma è anche una distanza come impossibilità. Il tentativo era quello di continuare a comunicare con qualcosa che non c’è più.

Credi nei rapporti a distanza, che siano amicizie o relazioni?

Assolutamente sì. Credo che con impegno e un po’ di frequenza si riesca a mantenerli. Ho una mia grande amica che non vive più a Roma con cui ogni settimana, ormai da anni, ci mandiamo degli audio di aggiornamento che sono diventati un po’ dei podcast. Mi piace camminare nella mia città e immaginare che lei sia da un’altra parte che sta ascoltando la mia voce. Ci sono degli stratagemmi per soccombere alla distanza, nonostante io sia una persona molto fisica. È una questione di carattere. Ci sono persone che sanno comunicare in termini non fisici e altri no.

A proposito di Sanremo, resta un traguardo che vuoi raggiungere?

Certo, Sanremo è una grande opportunità ed è un bellissimo insieme di artisti. Mi piacerebbe prima o poi riuscire a farlo. Con calma però. Penso che in questo mondo che corre veloce è anche giusto mettere un mattoncino per volta.

Il brano di Sanremo 2026 che continui ad ascoltare a distanza di quattro mesi?

Mi è piaciuto molto L’uomo che cade di Tredici Pietro. Trovo che abbia dei cambi ritmici molto interessanti. Mi ha molto emozionata quel brano, sia per il tema che per l’arrangiamento. Ti direi che è uno di quelli che mi è rimasto più impresso.

lea gavino
Lea Gavino, foto di Claudia De Nicolò

Figli parla di uno dei beni più puri, che è quello tra fratelli. Qual è stata la reazione di Damiano (attore anche lui, ndr) quando ha ascoltato il brano?

Era molto emozionato e anche divertito da alcune frasi che ci sono del brano. Una cosa a cui tengo molto quando scrivo è di cercare di inserire dei piccoli segreti nei miei pezzi ed avere una parte del brano che sia accessibile a pochi. Mi ha fatto ridere perché si è subito accorto di un paio di cose.

In cosa pensi di averlo aiutato nel suo lavoro e in cosa lui ha aiutato te?

Credo che ci siamo aiutati a vicenda sullo stesso punto, l’esserci in dei percorsi lavorativi che salgono e scendono. Ci sono dei momenti in cui va tutto bene e altri in cui non è così. Avere qualcosa di costante è quello che ci ha aiutato entrambi nel percorrere le nostre fasi lavorative. Qualcosa che non dipende dalle fasi. 

Serratura è un brano che parla di un tradimento. E mi sembra di capire che tu, metaforicamente, dentro quel buco della serratura ci hai guardato e hai visto cose che non avresti voluto vedere. Non è così?

È esattamente così, hai colto nel segno. A volte pensi che forse era meglio restare nell’ignoto e non sapere niente, quindi ricordi con malinconia tutti i momenti che hai vissuto con purezza quando non sapevi di essere stata tradita. E pensi che adesso, con questa consapevolezza, quei momenti spensierati non riuscirai più a viverli.

Adele, Taylor Swift, Amy Winehouse sono solo alcune delle cantanti che hanno scritto le loro canzoni più famose quando hanno sofferto per amore. Da cantautrice, secondo te, si scrivono le canzoni migliori quando ci si trova nella fase dell’innamoramento o nella fase della rottura?

In quella della rottura. Nella fase dell’innamoramento c’è poco da dire, sei troppo felice. Le canzoni che hanno una monodirezione di felicità mi vengono un po’ difficili, ci deve essere una parte di conflitto. La delusione aiuta ad avere qualcosa da dire. Nell’innamoramento io sono un po’ una bomber, non mi tengo nulla e ripeto in continuazione di essere innamorata. Nella sofferenza tante volte non puoi comunicare perché magari non parli più con quella persona e quello che pensi hai voglia di scriverlo in una canzone. Però ti direi che non sono nemmeno una di quelle persone che scrivono quando stanno malissimo. Scrivo in una fase un po’ successiva, quando sto per uscirne e riesco a mettere in fila due parole.

Quanto è importante per te portare la tua musica in giro dal vivo?

Ti direi che è la mia cosa preferita, dopo il processo creativo della canzone. Il live è la coronazione del percorso. Poi se come me hai il lusso di avere dei musicisti con cui vivi anche il processo di scrittura è ancora più bello perché è veramente condiviso. Il live è qualcosa che mi piace tantissimo e spero piano piano di trovare qualcosa di sempre più giusto per me.

Il mestiere di attrice ti ha aiutata in questo aspetto?

Mi aspettavo di sì mentre sono due mondi così diversi. Esce sempre quella timidezza e quella goffaggine, nonostante sia abituata a esibirmi. Cantando le mie parole e dicendo quello che penso mi sono scoperta goffa e sono stata contenta di farlo. Nell’inadeguatezza si possono esprimere tanti sentimenti che sono giusti da raccontare. Anche quando ho guardato altri artisti muoversi in maniera un po’ goffa sul palco ho sempre empatizzato. Mi ha aiutata perché mi ha ricordato le prime volte dall’altra parte. 

Se ti chiedessi due nomi, uno di un cantautore italiano e uno di un cantautore internazionale, quali mi diresti?

Io sono molto fan di Lucio Dalla da sempre mentre di più contemporaneo Calcutta. Come internazionale mi è molto piaciuto l’ultimo disco di questa artista che si chiama Clairo. Trovo che le sue sonorità e i suoi testi siano davvero incisivi e quindi mi sono molto appassionata. È uno dei miei maggiori ascolti di quest’anno.

Stessa domanda ma nel cinema…

Un’interprete italiana che mi ha sempre affascinato è sicuramente Jasmine Trinca. Trovo che sia un’attrice dotata di tanta elettricità. Mi comunica molto con i suoi personaggi. Il primo che mi viene in mente è Fortunata (del film omonimo, ndr). Un attore internazionale che mi piace molto è Colman Domingo. Mi piace tantissimo perché è capace di giostrarsi in ruoli completamente diversi e risultare sempre così verosimile. È un attore davvero unico. Lo vedi in Euphoria, in cui fa un personaggio, e poi in Four Seasons su Netflix, una serie che guardo con mia coinquilina, e pensi che sia davvero in grado di fare qualsiasi cosa.

Guerrieri è stato uno dei successi più grandi della stagione televisiva. Ho letto sul web che le riprese della seconda stagione inizieranno in autunno. Puoi confermarlo?

Ho sentito vociferare la stessa cosa ma non sono così informata da darti la certezza ancora. Però spero di sì. L’autunno barese è molto divertente, spero di riviverlo. Ma sì certo, tornerò. 

Skam Italia è un altro dei progetti che ti ha fatta conoscere al grande pubblico. Sono passati due anni dalla sesta stagione, c’è speranza di un ritorno della serie? Se dipendesse da te?

Se dipendesse da me assolutamente sì, tutta la vita. Trovo che sia un progetto così valido e capace di arrivare alla generazione che racconta. Credo che sia anche utile oltre che bello per me tornare nei panni di Viola.

E quest’estate? Girerai l’Italia per dei concerti?

Sì, ho il mio primo tour che abbiamo chiamato 11 volte tour. La prossima data sarà a Roma il 27 giugno allo Spaghetti Festival. Poi andremo ad Arezzo, ad Alberobello, a Rimini e in tante altre città. Ci sono un sacco di belle occasioni in cui canterò.

Un sold out all’Olimpico o un film con un cast internazionale?

Tutte e due ma perché bisogna sempre scegliere (ride, ndr).