C’è un momento preciso in cui smetti di spiegarti e inizi a rivendicare. Per Lorenzza è adesso. Con Only, primo singolo estratto da A Loren2za, l’artista italo-brasiliana mette un punto e a capo alla narrazione che per troppo tempo è stata filtrata dagli altri. Il brano non è un grido verso l’esterno, ma un promemoria interno: un atto di auto-riconoscimento, una presa di coscienza che attraversa tutto il nuovo EP uscito l’11 febbraio.
A Loren2za suona come una preghiera personale. Non a caso, nel trailer ambientato in un confessionale, la domanda non è “chi sei?”, ma “chi ti conosce davvero?”. La risposta non passa dalle parole, ma dalle immagini: la famiglia, le origini, la casa. È lì che Lorenzza torna ogni volta che ha bisogno di ricordarsi perché ha iniziato.
Classe 2002, nata a Bahia e cresciuta a Pisa, Lorenzza porta nel rap una scrittura che tiene insieme radici e strada, vulnerabilità e rabbia, fede e rivalsa. Dopo il primo EP e le collaborazioni che l’hanno consacrata come una delle penne più interessanti della nuova scena urban, questo progetto segna uno shift: meno bisogno di dimostrare, più bisogno di essere.
Sound acido, dissonanze, barre che alternano durezza e confessione: A Loren2za è il suono di chi sta crescendo sotto gli occhi di tutti ma sceglie di farlo alle proprie condizioni. È una lettera a sé stessa prima ancora che al pubblico. Un modo per riprendersi il nome, ripeterselo come un mantra e trasformarlo in identità.
Lorenzza oggi non chiede di essere capita. Si racconta. E in questa intervista ci porta esattamente lì: nel momento in cui decide, una volta per tutte, di non farsi più definire da nessun altro.

A Loren2za è stato definito come una preghiera rivolta a te stessa. In che momento è nata questa esigenza?
Questa esigenza è nata subito dopo l’uscita del mio primo EP. Mi sono ritrovata davanti a tante cose tutte insieme: anche a un odio che non mi aspettavo, ma soprattutto a tanto lavoro. Quando entri in questo mondo capisci che è davvero un lavoro a tutti gli effetti. Avevo bisogno di qualcosa che mi desse forza, che mi motivasse, che mi aiutasse a reggere tutto.
A Loren2za è un titolo che ritorna come un mantra. È un modo per riprenderti il controllo della tua narrazione, dopo la risposta che ha avuto il tuo primo EP, come hai vissuto quel momento?
In realtà l’ho vissuto bene. L’appoggio c’è stato fin da subito e, a dirla tutta, non me l’aspettavo. Ho ricevuto supporto da persone che nel rap italiano hanno lasciato un segno, artisti importanti che non pensavo nemmeno mi avrebbero considerata. Sono stati i primi a sostenermi. Un esempio è Emis Killa, che infatti è presente anche in questo EP: già dopo il primo progetto è stata la seconda persona a cercarmi per dirmi che spaccavo e che voleva fare musica con me. Posso dire che la scena rap mi ha abbracciata davvero tanto.
Il feat con Emis Killa nasce quindi da questo sostegno. E quello con Quest, invece?
Sì, Emis Killa è nato proprio grazie a questo appoggio. Quest l’ho scoperto su Instagram: mi è capitato davanti il brano Gang Up e ho pensato subito che fosse pazzesco. Mi dava una vibe fortissima, quasi fuori dall’Italia, molto americana. Ho sentito che doveva esserci e l’ho voluto nel progetto.

Nel trailer che hai pubblicato sui social scegli l’immaginario del confessionale. Quanto è stato complesso mettere al centro la tua storia, senza filtri?
All’inizio è stato difficile, perché condividere la propria intimità, la propria vita, con persone che nemmeno conosci non è semplice. Però allo stesso tempo era la chiave giusta: quella sono io. Era il modo più vero per farmi conoscere. Alla fine è la verità che funziona davvero. Una volta sbloccata questa cosa, ho capito quanto fosse importante per raccontare chi sono, la mia storia e il mio rap.
Questo nuovo EP segna un passaggio decisivo nel tuo percorso. È stato più un passaggio naturale o necessario?
Direi entrambe le cose. Subito dopo il primo EP sentivo l’esigenza di fare qualcosa, ma mi sono anche fermata a riflettere su come comunicare, su cosa fosse giusto fare. Questo progetto mi è servito tantissimo per farmi forza e andare avanti. In quel momento avrei potuto anche fermarmi, farmi prendere dalla paura o dal lato negativo delle cose. Invece mi ha aiutata a ricordarmi perché sono qui. È stato naturale, perché non ho mai smesso di fare musica: anche nei momenti di pausa sono usciti tanti singoli, per me la musica è sempre uno sfogo. E poi è stata anche una conferma del successo del primo progetto.
Il tema dell’unicità è centrale. Ti sei mai confrontata con gli altri o hai sempre seguito solo te stessa?
In realtà non mi sono mai confrontata troppo con gli altri, semmai con me stessa. Spesso sono io il mio limite. Però pubblicando musica ho acquisito sempre più consapevolezza e fiducia. A un certo punto ho capito di essere diversa, di essere unica, e ho deciso di spingere su questo. Come dovrebbero fare tutti.
C’è qualcosa di te che prima cercavi di correggere e che oggi lasci semplicemente esistere?
Prima vivevo con una paura costante: quella di offendere gli altri, di dire di no. Cercavo di essere sempre comoda per gli altri, ma mai per me stessa. Con quello che mi è successo ho capito che se non penso io a me stessa, non lo fa nessuno. Anzi, spesso gli altri sono i primi ad attaccarti. Questa è una consapevolezza che mi ha cambiata molto.

Nel progetto convivono rabbia, maturità, leggerezza e introspezione. C’è un lato di te che oggi senti finalmente tuo?
Sicuramente quello legato all’amore. Prima certe ferite erano ancora troppo aperte, non completamente elaborate. Oggi si sente che è qualcosa che sta cambiando, che sta guarendo.
Nelle copertine dei tuoi progetti torna spesso la simbologia della croce e della chiesa. Che significato ha per te?
È un legame molto forte con mia madre. Lei è una persona molto credente e fin da piccola mi ha trasmesso questo percorso, portandomi in chiesa e rendendo la fede parte della nostra quotidianità. Per me è un modo per valorizzare lei e la mia essenza.
Ti ricordi la prima volta che hai scritto una barra?
Sì, avevo 16 o 17 anni. Ero andata in studio con un mio ex ragazzo che faceva musica. Guardandolo ho pensato: “Wow”. E ho provato a scrivere anch’io.
Senti ancora il bisogno di dimostrare qualcosa?
Sì, assolutamente. Ho ancora tantissime cose da fare, penso di aver appena iniziato. Sto solo iniziando a raccontare chi sono davvero. Ho ancora molto da dire e molto da dare.
E per il 2026? Hai già qualche progetto in mente?
È ancora tutto da vedere, ma voglio che sia un anno pieno di musica. Anche se è uscito A Loren2za, non voglio fermarmi: voglio continuare a pubblicare e andare avanti.