Di fronte al percorso di Matt Hookings si resta colpiti non solo dalla sua versatilità — attore, sceneggiatore, produttore — ma soprattutto dalla tenacia con cui ha saputo costruire, pezzo dopo pezzo, una carriera di successo fuori dai binari convenzionali. Nato in Galles, classe 1990 e figlio del campione di pugilato David Pearce, Hookings ha fatto del cinema una missione personale, capace di unire radici familiari, talento e visione imprenditoriale.
Dalle prime esperienze come stuntman in kolossal hollywoodiani alla fondazione della sua casa di produzione Camelot Films, fino a Prizefighter, il film che lo ha visto protagonista e autore, ispirato dalla figura di suo padre, l’attore è oggi una delle voci più interessanti dell’indie britannico. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia.

«Recito fin dai tempi della scuola, ma da quando avevo cinque o sei anni […]. Ho sempre avuto una passione sconfinata per il cinema»
Hai iniziato la tua carriera come stuntman prima di passare alla recitazione e alla produzione. Cosa ti ha avvicinato al mondo del cinema?
Recito fin dai tempi della scuola, ma da quando avevo cinque o sei anni ho iniziato a guardare film ogni giorno. Ho sempre avuto una passione sconfinata per il cinema. Quando mi sono trasferito a Londra, sono entrato in un gruppo di stuntman e ho lavorato in film come Maleficent, Edge of Tomorrow, Avengers 2. È stato il mio ingresso nel mondo del cinema, ma la recitazione è sempre rimasta il mio primo amore. Dopo qualche anno, ho deciso di aprire la mia società e produrre i miei film: un modo per prendere in mano il mio destino e tornare anche a recitare.
Qual è stata la lezione più importante appresa sui grandi set hollywoodiani?
Due lezioni fondamentali. La prima è il duro lavoro: dire sempre sì, essere disponibili, dare il massimo anche quando si gira per 17-18 ore di fila. La seconda è imparare tutto. Non solo recitare, ma anche osservare il lavoro dei tecnici, dei fonici, dei costruttori. Più sai, meglio reciti. Conoscere le luci, le inquadrature, il ritmo di un set ti dà un vantaggio enorme.
Scrittore, attore, produttore. Come riesci a bilanciare questi ruoli?
La produzione è la parte più difficile, perché implica il coordinamento di tante persone. La scrittura è più intima, quasi meditativa e la amo profondamente. La recitazione è intensa ma per me ben separata: quando recito, non produco. Quando produco, non scrivo. È una questione di presenza mentale e focus.

«Mi piacciono le grandi narrazioni e i temi impegnativi. […] Per me tutto parte dalla storia, dalla sceneggiatura, dalla solidità di quello che si vuole raccontare»
Qual è la filosofia dietro Camelot Films? E come scegli i progetti da produrre?
Camelot è nata in un periodo particolare della mia vita: vivevo a Londra, con pochi soldi, ospite di strutture gestite da una società chiamata Camelot Property Management. In ognuna di quelle location giravo cortometraggi. Quando è arrivato il momento di mandare i film ai festival, ho scelto quel nome, che poi è diventato il mio marchio.
Camelot ha un legame con il Galles, perché io sono gallese e amo scegliere storie vere, con personaggi forti. Mi piacciono le grandi narrazioni e i temi impegnativi. L’horror è quello che preferisco meno, anche se ne ho fatto uno perché la sceneggiatura era molto buona. Per me tutto parte dalla storia, dalla sceneggiatura, dalla solidità di quello che si vuole raccontare.
Cosa ti motiva a continuare nel cinema indipendente, nonostante le difficoltà?
Mi motiva la sfida. Quando qualcuno dice che non puoi fare qualcosa, io voglio farla ancora di più. Ho fondato la mia azienda a 22 anni e sono ormai 13 anni che continuo. È parte di me. So quanto sia dura, ma è proprio questo a spingermi ogni giorno.
Prizefighter è un progetto molto personale. Cosa ti ha spinto a raccontare la storia di Jem Belcher?
È un film nato dopo la morte di mio padre, che era un pugile. Ho scoperto la storia di Jem Belcher, pugile dell’Ottocento e da lì ho sentito un legame profondo con quella storia. C’è voluto un decennio per realizzarlo. È stata la sfida più grande della mia vita, ma anche la più importante.

«È incredibile quanto il nostro lavoro possa aiutarci a comprendere la nostra vita»
Come ha influenzato il tuo percorso l’eredità di tuo padre, il campione dei pesi massimi David Pearce?
Non ho passato molto tempo con lui perché è mancato quando avevo solo undici anni, ma la sua figura è diventata più presente dopo la sua morte. In un certo senso, il film mi ha aiutato a riconciliarmi con lui e con la mia storia personale. È incredibile quanto il nostro lavoro possa aiutarci a comprendere la nostra vita.
Sei anche produttore di The Awakening, il nuovo film con Kevin Spacey.
The Awakening è un thriller cospirativo in cui interpreto anche il cattivo. La storia è di un mio grande amico, Justin Tinto, e io l’ho aiutato a svilupparla e a produrla. Abbiamo presentato il progetto a Cannes, ed è il primo ruolo di Kevin Spacey dopo essere stato scagionato dalle accuse di aggressione sessuale nel Regno Unito nel 2023. Il film ha un messaggio forte e attuale. Ci siamo accorti che esiste un pubblico ibrido tra cinefili e amanti delle teorie del complotto, e questo film parla proprio a loro. Ha generato molta attenzione mediatica e puntiamo a presentare il trailer o il film a Venezia. Sarebbe un sogno.

«[…] Il cinema richiede passione, competenza e perseveranza. Il denaro deve arrivare solo dopo»
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sto lavorando a Il libro perduto della creazione, una fiction che mescola scienza, azione e spiritualità. È una storia d’avventura con inseguimenti, grotte e misteri legati ai pilastri dell’universo. È un progetto che mi entusiasma tantissimo.
Chi sono gli attori per te di riferimento nel cinema?
Martin Scorsese, ovviamente. Ho incontrato Tarantino a Cannes e adoro il suo coraggio. Ma anche John Huston, Orson Welles, Humphrey Bogart, James Dean, Marlon Brando, Paul Newman… Quella generazione aveva un’intensità e verità uniche. Se potessi avere una carriera come quella di Welles, sarebbe un sogno.
Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere questa strada oggi?
Non mollare mai. Il cinema richiede passione, competenza e perseveranza. Il denaro deve arrivare solo dopo. Se metti la passione al primo posto, il resto seguirà. Ma devi essere disposto a lavorare duramente, imparare ogni giorno per acquisire competenze, e affrontare tanti “no” prima di arrivare a un “sì”.