Matthew, all’anagrafe Matteo Rota, è un cantautore italiano che intreccia folk, pop e rock in un linguaggio diretto e viscerale. Inizia a suonare la chitarra a 18 anni e poco dopo trova nelle parole e nella musica il modo più autentico per esprimere ciò che porta dentro. Quell’urgenza creativa lo spinge a crescere rapidamente, fino a costruire una voce riconoscibile e profondamente personale. La sua scrittura risente delle influenze di artisti come Noah Kahan, Kaleo e James Bay, ma resta sempre attraversata dalla sua storia, dai segni che la vita gli ha lasciato e dalle ferite che diventano racconto. Nella sua musica convivono resistenza e solitudine, amori che bruciano e lasciano cicatrici, il peso delle assenze e delle sfide quotidiane. Ogni brano è un modo per trasformare il dolore in forza e farne materia viva. Dedica il suo nuovo singolo a suo padre, la cui forza nei momenti difficili ha avuto un impatto decisivo nella sua vita. «Questa canzone porta anche una parte di lui», dice, riconoscendo che le esperienze comuni di perdita e difficoltà non possono essere facilmente controllate, ma ci insegnano a perseverare. Matthew ci invita a riflettere sull’importanza di affrontare il dolore con coraggio: «Spero che tu non abbia smesso di credere nella verità. Che tu sia diventato l’uomo che volevi essere». La sua musica è un invito a restare autentici, a non scappare dalle proprie ombre, e a trovare gratitudine in ogni passo del nostro cammino.

«È uno dei brani più veri che ho scritto, perché non ho aggiustato niente e si sente»
Ci siamo ritrovati un po’ tutti nel tema del tuo nuovo singolo Hai lasciato qui ogni cosa che ruota attorno al dolore e alla difficoltà di lasciar andare. Cosa ti ha portato a scrivere questa canzone e come sei riuscito a tradurre emozioni così intime in parole e melodie? In che modo il tuo vissuto personale ha influenzato la scrittura del testo?
Hai lasciato qui ogni cosa è nata in una notte in cui avevo paura di restare solo. Non stavo cercando di scrivere, stavo solo cercando di restare in piedi. Tutto quello che provavo è finito nella canzone in modo diretto e senza filtri. Il vissuto personale ha fatto tutto da solo, è come se quelle parole fossero già lì che aspettavano di uscire.
Hai menzionato che Hai lasciato qui ogni cosa è una delle canzoni più vere che hai scritto. Ci sono parti del testo che consideri particolarmente significative o che rispecchiano momenti chiave della tua vita?
Ci sono frasi che rappresentano momenti precisi della mia vita, soprattutto quelle in cui ammetto la difficoltà di lasciar andare. È uno dei brani più veri che ho scritto, perché non ho aggiustato niente e si sente.
La dedica a tuo padre conferisce al brano un’importanza emotiva profonda. In che modo la tua relazione con lui ha influenzato non solo questa canzone, ma anche la tua musica in generale?
Mio padre ha avuto un ruolo enorme nella mia vita. La sua forza nei momenti più duri mi ha segnato e continua a farlo. Questa canzone porta anche una parte di lui, del modo in cui a volte la vita ti mette davanti a cose che non puoi controllare. La sua presenza mi accompagna in tutto quello che scrivo.

«Ho scelto un video essenziale perché volevo togliere tutto il superfluo. È una performance nuda, sincera, senza protezioni, proprio come il brano»
Il videoclip presenta un concetto visivo molto essenziale e intimo, con te seduto su una sedia mentre la telecamera ti ruota attorno. Cosa ti ha spinto a scegliere questo tipo di performance per rappresentare la canzone?
Ho scelto un video essenziale perché volevo togliere tutto il superfluo. Solo io, una sedia e la telecamera che gira attorno. È una performance nuda, sincera, senza protezioni, proprio come il brano.
La transizione dalla luce all’oscurità nel videoclip sembra riflettere una lotta interiore. Qual è il significato simbolico di questi cambiamenti visivi, e come si collegano al tema della ricerca di speranza e luce in momenti di buio emotivo? È un elemento che può risuonare anche con i tuoi ascoltatori?
La luce che si accende e si spegne è il ritmo di un ricordo che torna, la battaglia tra buio e speranza. Per me è un simbolo molto forte, perché racconta la fatica di stare con le proprie ombre mentre cerchi un appiglio. Credo che tanti possano riconoscersi in questo movimento.
Nei tuoi brani si avvertono influenze di artisti come Noah Kahan, Kaleo e James Bay, ma filtrate attraverso il tuo vissuto personale. Come descriveresti il tuo stile musicale in questo singolo e quali elementi artistici pensi siano unici nel tuo approccio?
Le mie influenze ci sono, da Noah Kahan a Kaleo, fino a James Bay, ma tutto passa attraverso la mia storia e la mia rabbia. Il mio stile in questo singolo è un folk emotivo e diretto, con una fragilità che non ho più paura di mostrare. È lì che si trova la parte più mia.

«Il dolore non lo puoi evitare, ma puoi trasformarlo»
Hai parlato di un’intesa e di una collaborazione artistica con Francesco Frè Monti. Puoi descrivere come avviene il processo di scrittura e arrangiamento tra voi due? In che modo il vostro dialogo creativo influisce sui risultati finali e come ti aiuta a affinare la tua visione artistica?
Quando lavoro con Francesco nasce un dialogo molto onesto. Io porto l’emozione grezza, lui mi aiuta a darle una forma che non tradisca la verità. Il nostro processo parte sempre dall’ascolto e dalla fiducia, ed è questo che cambia il risultato finale.
L’idea di trasformare il dolore in forza è un concetto molto potente. Come pensi che Hai lasciato qui ogni cosa possa servire da messaggio di resilienza per chi sta affrontando situazioni simili?
Spero che questa canzone possa dare a qualcuno la sensazione di non essere solo. Il dolore non lo puoi evitare, ma puoi trasformarlo. Se il brano riesce a restituire anche solo un po’ di forza a chi ascolta, allora ha già fatto il suo lavoro.
Nel contesto della musica attuale, in che modo credi che il tuo lavoro, e in particolare questo singolo, possa contribuire a un cambiamento nella scena musicale italiana? Come intendi portare avanti il tuo messaggio di autenticità e intensità emotiva in un’industria spesso influenzata da tendenze superficiali?
Credo che ci sia bisogno di più autenticità nella musica italiana. Meno trucco, più verità. Con questo singolo provo a spingermi in quella direzione, verso una musica suonata, sentita davvero, fatta di emozioni che non cercano di compiacere. Voglio portare avanti questa intensità anche quando non è la strada più facile.

Oltre a scrivere canzoni, quali sono le tue passioni o i tuoi hobby preferiti? Hai qualche talento nascosto che non avevi mai condiviso con nessuno?
Oltre alla scrittura amo leggere, soprattutto libri che non ti risparmiano la verità. Mi alleno molto e la corsa mi rimette al centro. Un’altra mia grande passione sono gli sport da combattimento, soprattutto la lotta e l’MMA. Mi danno presenza mentale e disciplina, mi tengono dentro il corpo invece che nella testa. Se ho un talento nascosto probabilmente è la determinazione, quando mi metto in testa qualcosa non mollo.
Una piccola lettera a te stesso del futuro.
Spero che tu non abbia smesso di credere nella verità. Spero che tu abbia continuato a correre anche quando faceva male. Che tu sia diventato l’uomo che volevi essere, quello che non scappa. E che tu sia rimasto grato per ogni passo che ti ha portato fin qui.