Nel 2024, Mida ha smesso di essere una promessa per diventare un punto fermo. Un ragazzo che viene da lontano — Caracas, Milano, Amici— e che oggi riesce a parlare dritto al cuore di chi ha vent’anni e si sente fuori posto, confuso, fragile. E anche un po’ incazzato. Dopo la hit Rossofuoco, diventata doppio platino e poi rivestita di spagnolo nel raffinato progetto Rojofuego per Spotify Singles, Mida, tra i vincitori dei Next Gen Music Awards 2025, negli ultimi mesi ha pubblicato L’Antidoto, Popolare in collaborazione con Michele Bravi, e Bad boys don’t cry, uscita lo scorso venerdì feat. Villabanks.

«L’amore per se stessi non è una frase fatta, è una rivoluzione. È quella roba che ti fa respirare meglio»
Il 2024 è, per certi versi, la chiusura di un cerchio. Mi riferisco alla pubblicazione della versione in spagnolo di Rossofuoco, con un pensiero che inevitabilmente va alle tue origini.
Sono nato a Caracas, anche se sono cresciuto a Milano. La mia identità è sempre stata un mix, una frontiera. Cantare in spagnolo è come tornare a casa, ma in una casa che sto ancora imparando ad abitare. Rojofuego è stato un modo per allargare il mio mondo, per dire che la mia musica può parlare anche altrove. E registrare quel pezzo negli studi Spotify di Stoccolma è stato surreale, un riconoscimento forte.
Poi c’è stato L’Antidoto, un brano che parla di amore, ma forse non solo.
Sì, è molto più di una canzone d’amore. L’Antidoto per me è il momento in cui inizi a sentire che stai meglio perché finalmente ti sei dato ascolto. Per tanto tempo ho vissuto con addosso un’ansia continua: la paura di non essere abbastanza, di non riuscire, di deludere. Poi ho capito che stavo cercando fuori qualcosa che potevo solo trovare dentro di me. L’amore per se stessi non è una frase fatta, è una rivoluzione. È quella roba che ti fa respirare meglio, che ti fa dire «ok, non è perfetto, ma va bene così».


A proposito di verità: quanto sei cambiato da quando hai iniziato, anche solo rispetto a un paio d’anni fa?
Tanto. È come se ogni brano mi avesse aiutato a togliere un pezzo di armatura. Prima volevo dimostrare, ora voglio solo esprimere. Non ho più l’ansia di piacere a tutti. Ho compreso che chi ti capisce davvero ti resta vicino. È una lezione che ho imparato anche grazie alle difficoltà, non solo ai successi.
Nel tuo percorso, Amici è stato un momento chiave. Come lo ricordi ora, con un po’ di distanza?
Lo ricordo con affetto, ma anche con gratitudine. È stato un periodo tosto, intenso. Ti mette a nudo, ti obbliga a guardarti dentro ogni giorno. Ma mi ha fatto bene. Mi ha insegnato la disciplina, il rispetto per il lavoro degli altri, l’importanza di essere presenti. E poi mi ha fatto conoscere un pubblico vero, che ha scelto di restare.

«Penso che la forza non sia non avere fragilità, ma decidere di non vergognarsene. È lì che la musica fa la differenza»
Nel tuo percorso artistico hai vissuto due diversi tipi di gavetta, sia quella “tradizionale” fatta di piccoli club e di crescite organiche, sia quella televisiva, appunto con la partecipazione ad Amici. Sei un artista ancora giovane, ma hai alle spalle diversi anni di esperienza: che idea ti sei fatto del funzionamento del settore musicale in questi anni in Italia? C’è qualcosa che cambieresti?
Diciamo che la cosa che ho potuto notare in questi anni, soprattutto stando in Italia e avendo comunque modo di venire a conoscenza di come funziona invece in altri Paesi, penso che più passano gli anni, più diventa difficile proporre qualcosa di nuovo e trovare i canali giusti per farlo. É vero che esistono i talent e che hanno ancora un grande riscontro, ma penso che le alternative stiano iniziando a scarseggiare ed è un peccato, perché per un giovane che inizia a fare musica oggi mancano degli spazi che anche solo fino a pochi anni fa consentivano di farsi ascoltare.
Che rapporto hai oggi con le tue fragilità?
Un tempo le nascondevo, ora le scrivo. Le mie canzoni nascono spesso da lì: da una paura, da un dubbio, da un momento in cui mi sentivo perso. Penso che la forza non sia non avere fragilità, ma decidere di non vergognarsene. È lì che la musica fa la differenza.
E domani? Dove sta andando Mida?
Al momento sono molto focalizzato sul tour, ma comunque sono sempre al lavoro su brani nuovi. La cosa più importante è non perdere mai il contatto con la mia verità. La musica, per me, è ancora quel posto sicuro in cui posso essere me stesso.


Credits
Photographer Alessandro Allegra
Stylist Julie Wozniak
Grooming Federica Bizzarro & Fabiola Ferraro – MBA Making Beauty Academy
Photographer Assistants Luca Salvarani & Mikel Bushi
Stylist Assistants Alessandra Minto & Noemi Marzo
Location Probeat Agency