Primogenito racconta le sue “acque amiche”: un debutto tra innocenza, dolore e ricerca di sé

Nel primo EP il cantautore romano trasforma oggetti, ricordi e relazioni in simboli di una generazione sospesa tra conforto e sofferenza

È disponibile a partire da venerdì 15 maggio Affogare in acque amiche, il primo EP del giovane cantautore romano Gabriele Tosti, in arte Primogenito. Anticipato dal singolo Principessa della ferraglia, questo racconto di formazione della durata di più di 17 minuti, esplora le tematiche dei ragazzi di oggi: i primi innamoramenti, la famiglia, la ricerca di un posto nel mondo.
Nelle parole di Primogenito: «L’EP racconta di situazioni confortevoli che ti fanno annegare. Il paragone con l’acqua mi interessava per il fatto che l’acqua è l’elemento primario indispensabile alla vita, ma allo stesso tempo può anche toglierla. Il momento preciso in cui ho sentito di essere intrappolato in queste ‘acque amiche’ è stato quando avevo 19 anni. E quando d’altronde ho iniziato a scrivere questo EP. Perché mi sono ritrovato in dei rapporti, sia da un punto di vista familiare, sia da un punto di vista relazionale, in cui mi sentivo tirato da una parte all’altra e ho dovuto abbandonarli anche se a fatica per risollevarmi e poter respirare».

Primogenito

Il linguaggio simbolico di Primogenito

I brani dell’EP sono caratterizzati da un contrasto molto forte tra innocenza e dolore, evidenziato per esempio in Principessa della ferraglia, una favola realistica che ruota attorno a due bambini. «Essendo l’amore un sentimento, soprattutto se carnalmente parlando, associato ad un’età più adulta o adolescenziale, il fatto che i protagonisti siano questi due bambini genera ancora più contrasto tra innocenza e dolore. La sofferenza dei piccoli e degli emarginati è una cosa che spesso non si riesce a spiegare e a giustificare. Affronto questo tema anche alla fine de Il mondo in quel cofanetto quando parlo di Arianna, la chiave della mia ingenuità, andando a evidenziare lo stesso tema, ovvero il fatto che molto spesso da ragazzini non si riesce a dare un senso alla sofferenza. Si riconoscono i sintomi ma non l’origine della sofferenza», spiega Primogenito.

L’immaginario di Primogenito è fatto di elementi concreti, immagini che si possono vedere, ascoltare, annusare, toccare – un apparecchio, cofanetti, case, trenini. «Tutte le mie canzoni partono da simboli e storie legate ad oggetti o situazioni. È come se ogni oggetto avesse avuto la possibilità di incastonare un po’ del meglio e del peggio di noi. Il cofanetto e il mondo che ha dentro, l’apparecchio (quest’apparente ‘croce’ condivisa ne ‘Principessa della ferraglia’ che si rivela un bene per la nascita dell’intimità), la casa simbolo di un amore intrappolato nella quotidianità (Scusa Caterina)….tutti oggetti o simboli che hanno solo potuto prendere senza avere la possibilità di agire. Sono molto attaccato a chi guarda senza parlare. Perché non sono capace a farlo. Gli oggetti e i simboli devono farlo per forza».

Primogenito

«Scrivo sempre nella mia cameretta»

Dai simboli alle melodie, nate nella periferia romana e ispirate a un cantautorato italiano di altri tempi, con influenze oltreoceano. Dice Primogenito: «Sicuramente amo la narrativa e il modo di fare canzoni “all’italiana” da cui escludo Sergio Caputo ed Ivan Graziani, che nonostante ci sia molta tradizione italiana nelle loro canzoni, hanno un modo di scrivere molto più ‘laterale’ e affine al mio. Dei Tally Hall amo e provo ad attingere il modo in cui sono ‘alternativi’, penso che si sposi benissimo con il pop. Ci tengo a precisare che amo il pop e ciò che nel pop succede. Per questo vorrei citare anche i Beatles, che sono i ‘padri’ dei Tally Hall e di tutto il pop mondiale».

Primogenito

Nonostante la giovane età – 19 anni – Gabriele ha già vissuto due vite. La prima, nel calcio: «Il calcio era diventato per me una schiavitù e mi ha fatto capire in maniera abbastanza veemente cosa evitare per il proprio futuro; con la musica è il contrario. Questo mi dà tanta consapevolezza che la direzione che sto prendendo nel mio ‘oggi’, da qui a ‘domani’ è quella giusta. Sebbene non mi influenzi tanto coi simboli, il fatto che io a pallone ricoprissi un ruolo che non era sotto i riflettori, mi ha dato anche modo di espormi e uscire dalla mia ‘comfort zone’, prendendomi le mie responsabilità in un lavoro in cui tendenzialmente ho i fari puntati».
La strada del successo per Primogenito è spianata, dopo la partecipazione al Concertone del Primo Maggio e l’approdo al festival MI AMI. «Sono contento dell’esposizione mediatica che sto ricevendo, tuttavia nella mia vita poche cose sono cambiate. Scrivo sempre nella mia cameretta e anche quando suono che sia grande il palco o no, mi sento sempre lì.» Qualcosa, però, ha imparato: «Non puoi insegnare ad amare una persona, spesso molte cose vanno abbandonante anche contro la propria volontà e spesso il voler aiutare gli altri non corrisponde al bisogno che hanno gli altri».