Nello storico rione di Campo Marzio apre un nuovo tempio della mixology firmato Drink Kong, adiacente alla nuova lussuosa struttura ricettiva Casa JK. «Avevo da tempo la volontà – racconta Patrick Pistolesi, capitano dei successi del cocktail bar romano, che da sette anni è una presenza stabile nei World’s 50 Best Bars (quest’anno al 40° posto) – di far tornare protagonista il centro storico di Roma. La mia è una proiezione, in cui la mixology incontra il design, la musica incontra il silenzio, la tradizione incontra il desiderio.»

Tre aree, tre atmosfere
Non solo cocktail bar, ma un universo dove si vive, tra luci soffuse, velluto, jazz e vibrazioni digitali. Sono circa 50 i coperti che si suddividono in tre aree distinte. Una prima grande sala accoglie i clienti e mette subito la firma con un bancone di otto metri sormontato da una bottigliera a tutta altezza, posizionato di fronte al grande logo di Drink Kong dorato su fondo nero. Un ambiente per il quale l’architetto Roberto Antobenedetto (già autore di altri locali di successo nel centro di Roma, come Baccano e La Zanzara), abbandonando solo in parte i toni più da street bar della casa madre a Monti, riprende alcuni dettagli del Drink Kong. In primis l’estetica retro-futurista e cinematografica, quindi i richiami al Giappone, che tornano in tutti gli ambienti, il tutto condensato in un’atmosfera che dà il senso di lusso contemporaneo, discreto e senza eccessi.

Cyberpunk elegante
Questo nuovo progetto di Drink Kong sceglie di restare se stesso – umano, profondo, essenziale, inconfondibile – ma si adatta al luogo che lo ospita. Marmi, legni e ottone incontrano luce blu, geometrie essenziali e l’atmosfera alla Blade Runner che torna, ancor più chiara e distinguibile, in una doppia parete ad angolo che riprende una delle scene più riconoscibili del film, riproducendo in maniera tridimensionale la stanza di Deckard dell’iconico film del 1982: un modo per portare l’ambientazione nel terzo millennio. Il mood «nasce da una tensione tra due mondi apparentemente lontani – afferma Patrick –. Da una parte ci sono gli elementi materici e organici di Frank Lloyd Wright, dall’altra l’immaginario visivo di Akira. Drink Kong si muove proprio in questo spazio: un cyberpunk elegante, quasi sospeso nel 1988, dove il futuro è ancora analogico e le superfici raccontano qualcosa. È un equilibrio tra architettura e visione, tra calore e distopia».

La lounge e l’area nascosta di Drink Kong Campo Marzio
È nella lounge che Drink Kong Campo Marzio invita a prendersi una pausa più lunga, attirando l’attenzione con una citazione dalla storia dell’architettura: una porta di un caveau in bassorilievo collocata nella parete centrale della sala lounge, che si ispira alla residenza Hollyhock House di Los Angeles, commissionata a Frank Lloyd Wright dall’ereditiera Aline Barnsdall. Infine, la zona più nascosta, quella che idealmente richiama lo spirito da “dark side” del Nite Kong, integrando gli elementi di una casa tradizionale giapponese, come le porte scorrevoli in legno di ciliegio.

L’immaginario nipponico
Numerosi i richiami al Giappone inseriti grazie all’intervento di art direction di Studio Lord Z che ha realizzato anche tutte le grafiche. Entrando, sulla sinistra spicca in una nicchia il manifesto originale del film Lost in Translation in edizione giapponese. «Il Giappone per me nasce da una stratificazione di influenze artistiche e culturali. Più di tutto, dalla cura maniacale del dettaglio e da una visione estetica profonda e coerente. Gli anni ’80 giapponesi – prosegue Patrick Pistolesi – hanno sviluppato un immaginario unico: una distopia raffinata, quasi poetica, che ancora oggi è estremamente contemporanea. È lì che ho trovato un linguaggio che sentivo vicino».

Vinili, riviste e ikebana
Ovunque sulle pareti oggetti da collezione: bottiglie, riviste, dischi in vinile di musica giapponese (dal jazz fusion, library music a un giovane Sakamoto, alcuni dei quali con OBI originali, ovvero la fascetta con le indicazioni in giapponese sul disco, ma anche colonne sonore di film iconici come Incontri ravvicinati del terzo tipo, Star Wars, o film di Akira Kurosawa), pezzi rari, ricercati e arrivati direttamente dal Giappone. Fra queste, le copie di riviste culto del graphic design, come Idea, Brutus e Casa Brutus. E ancora spazio alla natura, nel più puro stile minimal giapponese, l’ikebana, con le installazioni curate dal floral designer Dylan Tripp.

La drink list e il cocktail Gaijin
Il risultato è un luogo raffinato ma libero, elegante ma sensuale, curato fino all’ultimo dettaglio. Infine la drink list, semplice, leggibile, che alterna una presenza importante di cocktail classici con i top-seller fra i signature del Drink Kong. Su tutti spicca il Gaijin, il cocktail dal nome giapponese che significa “straniero”, un termine che Pistolesi racconta sempre di sentire suo ogni volta che va in Giappone. «È il nostro personale omaggio alla Roma che seduce – continua Pistolesi –, che respira bellezza e contraddizione, che non ha paura di essere teatrale. Perché il vero lusso, oggi, è l’autenticità di un gesto, il suono del ghiaccio, la voce di chi ti guarda e dice: bentornato a casa. È un brindisi, con un cocktail classico nel bicchiere, al suo ritorno nel futuro».