C’è un profumo che non si dimentica. Un profumo che sa di terra bagnata, di radici antiche e di un’intuizione capace di trasformare un “tubero puzzolente” in un’icona del luxury food mondiale. Quella di Savini non è solo la storia di un’azienda ma un’epopea familiare a tutto tondo che attraversa un secolo, legando indissolubilmente il nome di una stirpe al cuore segreto dei boschi toscani.

Dallo scetticismo alla scintilla: la storia della famiglia Savini
Tutto inizia nel 1920. Immaginate la Toscana rurale di cent’anni fa: i tartufi erano “patate strane”, spesso relegate a pasto per i maiali. Ma Giuseppe, un cacciatore mancato con un fiuto fuori dal comune, decide di portare a casa quella stranezza. Non sa ancora che quel gesto sta per riscrivere il destino della sua famiglia di mezzadri. Mentre il mondo ignorava il valore di ciò che cresceva sotto i piedi, Giuseppe coltivava una passione solitaria, quasi un hobby visionario, che avrebbe trovato il suo vero complice nella generazione successiva.
Negli anni ’70, il tartufo inizia a parlare la lingua dell’élite. A Villa Saletta, tra banchetti opulenti e fruttiere stracolme di diamanti della terra, Zelindo Savini – figlio di Giuseppe – osserva e impara. Da guardiacaccia del padrone, Zelindo diventa l’uomo dei segreti: i ricchi ospiti della tenuta lo cercano, lo implorano per avere quel fungo prezioso. Il punto di svolta ha il rumore di un motore: una moto nuova fiammante, comprata con i
primi guadagni del commercio “clandestino” di tartufi. Quando il padrone gli intima di sbarazzarsene, l’orgoglio dei Savini ha la meglio sulla sottomissione. Zelindo si licenzia, si prende la sua libertà e acquista il Bar Montanelli. Non è solo un bar: è un crocevia strategico tra Pisa, Siena e Firenze, proprio davanti alla Piaggio e alle rotte ferroviarie che portano dritte al cuore del gusto di Torino e Milano.
Se Zelindo ha costruito la rete, suo figlio Luciano ha inventato il futuro. Alla fine degli anni ’70, la sfida è chiara: cosa fare dei tartufi meno “estetici” ma deliziosi? Mentre la cucina dell’osteria riposa, Luciano e sua moglie Leontina accendono i fornelli. Sperimentano, creano, invasano. Nasce così la prima linea di prodotti trasformati, portando il sapore del bosco oltre i confini della stagionalità. È l’inizio di un brand che oggi
parla a più di 40 Paesi nel mondo.

Il presente e il futuro di Savini Tartufi
Oggi al timone c’è Cristiano Savini, insieme alla sorella Romina e sotto lo sguardo attento di papà Luciano e mamma Carla. Con un fatturato che tocca i 10 milioni di euro, Savini Tartufi è un colosso del Made in Italy, eppure l’anima è rimasta quella del 1920. Non è raro vedere Cristiano e Luciano lasciare la scrivania per correre nel bosco. Non sono soli: con loro ci sono Lapo, Cloe, Mia e Vittoria. È la quarta generazione, piccoli tartufai che imparano a leggere la terra prima ancora dei libri contabili ricordandoci che quella di Savini non è solo una storia di commercio ma un patto d’amore siglato con il bosco, un dialogo che dura da generazioni e che oggi si veste di una luce nuova, sospesa tra il sapore del passato e l’audacia del futuro.
La novità del presente è una carezza contemporanea che porta il bosco nei luoghi più inaspettati, dalle tavole stellate dell’Enoteca Pinchiorri ai sogni digitali di chi cerca l’esclusività. Progetti come LE NOIR sono il ponte perfetto tra questi due mondi. Qui, il tartufo non è più solo un ingrediente, ma un’emozione visiva, un racconto in bianco e nero che sa di mistero e innovazione. È l’incontro tra l’artigianalità pura e la tecnologia che sussurra attraverso un tag invisibile, aprendo porte su mondi che un tempo erano accessibili solo a chi viveva all’ombra degli alberi.

LE NOIR, l’oggetto del desiderio
LE NOIR è il primo capitolo di un’unione elettrizzante, l’incontro di due leggende toscane, una storia familiare di amicizia e passioni comuni. Non chiamatela (solo) “salsa al tartufo”. Questa edizione limitata è un’opera d’autore firmata dagli chef tristellati Riccardo Monco e Alessandro Della Tommasina che insieme a Luciano Savini hanno distillato l’essenza della foresta in un barattolo che sembra uscito da un film noir.
Il segreto è nel contrasto. Il tartufo nero pregiato incontra la sapidità decisa delle acciughe del Mar Cantabrico e la croccantezza dei pinoli, il tutto legato da aglio e olio extravergine. È un prodotto trasversale: perfetto per elevare un piatto da alta cucina, ma incredibilmente sexy anche sulla tavola di casa.
L’estetica è tutto. Il vasetto è un oggetto materico, impreziosito da una serigrafia UV che riproduce la trama della gleba del tartufo. Proprio come in natura, ogni pezzo è unico: un’impronta digitale che celebra l’irripetibilità del diamante del bosco.
Ma la vera magia è invisibile. All’interno della confezione, un tag nascosto permette di accedere tramite smartphone a un mondo digitale esclusivo. È un’esperienza immersiva tra contenuti segreti, immagini d’autore e il dietro le quinte di questa collaborazione stellata. LE NOIR è solo l’inizio di un lungo viaggio e se il lusso è un’emozione che si mangia, questa è la sua forma più pura.