SCENT a Fondazione Sozzani: il corpo come territorio olfattivo

Un evento curato da Marco Martello che intreccia profumi, natura e ricerca interiore. Quattro talk, due workshop e una selezione di profumeria d’avanguardia per riscoprire il senso più antico

C’è un modo di abitare il mondo che passa attraverso il naso. Più profondo della vista, più sfuggente del tatto, l’olfatto ci riconduce a una dimensione corporea che la vita digitale tende spesso a mettere in secondo piano. È da questa consapevolezza che nasce SCENT, evento in programma da venerdì 27 a domenica 29 marzo presso Fondazione Sozzani, in via Bovisasca 87 a Milano.

Tre giorni per esplorare il rapporto tra fragranze, paesaggi e materia prima, con un filo conduttore preciso: la riscoperta del corpo umano attraverso il senso dell’olfatto. Il progetto, ideato e curato da Marco Martello, si struttura come un percorso a più voci che mescola esperienze sensoriali, riflessione culturale e pratica artigianale. L’ingresso è libero, con inaugurazione venerdì 27 alle 18.30; sabato 28 e domenica 29 l’apertura al pubblico è dalle 11 alle 20.

Un dialogo tra discipline e corpi

Al centro dell’iniziativa, un programma di quattro talk, moderati dalle giornaliste Francesca Delogu e Silvia Manzoni, che mettono in dialogo figure provenienti da discipline diverse: antropologia, psicoterapia, sociologia, musica, letteratura e profumeria. Ogni incontro è pensato come un viaggio in una diversa “parte” del corpo.

A dialogare con il pubblico saranno, tra gli altri, l’antropologa Annick Le Guérer, il profumiere Aurélien Guichard, l’artista Christelle Boulé, Carla Sozzani, Enrico Dal Buono, François Hénin (Jovoy e Jeroboam), Georgiana Mocanu (Step Aboard), l’astrologo Stefano Vighi, Antonio Alessandria, la psicoterapeuta Mariateresa Marsi, Natalia Outeda (Frassai), il sociologo Samuele Briatore, il cantautore Aiello, la scrittrice Ilaria Legato, il sociologo Matteo Zani e Meo Fusciuni.

Workshop, solidarietà e exhibit

Accanto ai talk, due workshop offrono un’esperienza diretta. Sabato 28 alle 14, Paola Furgani e Giulia Gibertini conducono un laboratorio di beauty therapy funzionale. Domenica 29 alle 17.30, AFM-Atelier Fragranze Milano propone un laboratorio di composizione olfattiva. I proventi dei workshop saranno devoluti a Fondazione Mente, che sostiene iniziative per minori e adolescenti con disturbi del neurosviluppo.

Completa il quadro un’area espositiva che raccoglie alcune delle realtà più interessanti del panorama europeo della profumeria di nicchia, insieme a marchi di skincare e lifestyle selezionati per la loro attenzione alla materia prima e alla dimensione corporea.

Per comprendere più a fondo lo spirito di questa prima edizione, abbiamo chiesto al curatore Marco Martello di raccontare le idee che la attraversano.

«Uno dei messaggi che vorrei lanciare è quello di iniziare a fidarsi di più di ciò che si sente, entrando in una dimensione di ascolto con il proprio corpo»

In un’epoca in cui il corpo è al centro di discorsi sempre più ibridi – tra bio-hacking, intelligenza artificiale e negazione digitale – cosa significa oggi tornare a sentire il proprio corpo “dal basso”? E in che modo un evento curatoriale può restituire quella dimensione tattile e carnale che la comunicazione del profumo spesso cancella?

Forse ti sembrerà un paradosso, ma penso che la società in cui viviamo si stia muovendo in due direzioni contrapposte: da un lato la corsa verso l’innovazione tecnologica, e dall’altro il bisogno di riconquistare una dimensione tangibile, concreta e corporea. Se non altro a livello inconscio, avvertiamo il bisogno viscerale di ritrovarci, di uscire da uno stato di alienazione digitale, e l’olfatto rappresenta, in quello che può essere definito un viaggio di ricerca e riscoperta di noi stessi, una guida. Del resto è il nostro senso più primitivo e misterioso, quello che ci ricorda del nostro essere animali e che si trova all’origine del desiderio e dell’attrazione. Nonostante la sua potenza, l’olfatto è il senso che nel corso dei secoli è stato più bistrattato, e uno dei messaggi che vorrei lanciare è quello di iniziare a fidarsi di più di ciò che si sente, entrando in una dimensione di ascolto con il proprio corpo.

Come si intrecciano, secondo te, la volatilità della memoria olfattiva e la concretezza della materia prima? Può la riscoperta dell’origine restituire alla memoria una nuova forma di ancoraggio, sottraendola all’astrazione del consumo?

Spesso, quando si parla di profumo, si pensa a un oggetto di consumo, un prodotto di uso quotidiano. Fare cultura olfattiva significa, innanzitutto, spiegare ciò che si cela dietro a un oggetto che è, anche e soprattutto, un riflesso della società e ha, quindi, una forte valenza culturale e simbolica. Con questo non intendo di certo negare l’aspetto commerciale, ma invitare ad approfondire la conoscenza di un prodotto che, oltre ad assolvere una funzione pratica, è espressione di maestria tecnica e creatività, partendo proprio dalle origini e, più nello specifico, dalla materia prima. 

Il programma di SCENT mette in dialogo antropologi, psicoterapeuti, sociologi, artisti e musicisti. È una scelta che dice molto: il profumo non è riducibile a una sola disciplina. Qual è il valore di questa pluralità per il pubblico?

Con il preziosissimo aiuto delle giornaliste Francesca Delogu e Silvia Manzoni, le quali modereranno i quattro talk in programma, ho cercato di strutturare le tavole rotonde di questa prima edizione in modo tale da affrontare le tematiche che saranno proposte ai visitatori in maniera del tutto trasversale. Essendo un oggetto culturale, il profumo influenza ed è a sua volta influenzato dai mondi più disparati, e adottare un approccio multidisciplinare ci sembrava la cosa più giusta da fare. Proprio come in un viaggio alla scoperta del corpo umano, abbiamo pensato ciascun appuntamento in relazione a una diversa parte del corpo e a ciò che questa rappresenta: dalla testa intesa come bussola alla voce in quanto simbolo di catarsi e ribellione. Speriamo che questi talk a carattere esperienziale possano essere motivo di riflessione per tutti coloro i quali parteciperanno a SCENT e, soprattutto, che queste idee si trasformino, come i germogli di un bellissimo fiore, in una serie di imprevedibili espressioni creative.

Tra i temi che attraversano SCENT c’è anche quello del desiderio, dell’animalità, dell’attrazione. La cultura contemporanea spesso “domestica” il profumo, lo sterilizza, oppure lo esotizza. Come si può invece, in un progetto curatoriale, restituire al profumo la sua complessità ambivalente – anche quella meno addomesticabile – senza cadere nello stereotipo?

Penso che si debba necessariamente partire da una selezione accurata, precisa e studiata. La maggior parte delle proposte che saranno presentate ai visitatori in questa prima edizione di SCENT non rientrano nel concetto di “profumo” per come viene inteso abitualmente, dato che ricordano più degli odori che delle fragranze che si indossano per “profumare di buono”. Quella a cui sto facendo riferimento è una certa profumeria di avanguardia che, proprio come fece il compositore austriaco Arnold Schönberg nella prima metà del ‘900 in ambito musicale, va alla ricerca della nota in apparenza stonata ma che rappresenta il punto di svolta, l’elemento che riscrive la composizione e la rende inaspettata. In definitiva, ho cercato di orientare la mia ricerca verso proposte che racchiudono in sé il potenziale di risvegliare il sentire umano, e non vedo l’ora che possiate ascoltare le storie che queste fragranze hanno da raccontarvi!