Abitiamo il suono ogni giorno: nei nostri passi, nei silenzi e nelle musiche che ci attraversano come ricordi mai del tutto sbiaditi. Capace di attraversare il tempo, la musica smette di essere solo ascolto per mutare in visione, materia e tessuti. Sei artiste, sei universi creativi: il loro corpo diventa strumento, la loro presenza invece un linguaggio. Ciascuna di esse incarna una delle dimensioni del suono: Ritmo, pulsazione ancestrale che scandisce il mondo. Eco, memoria che si ripete e si trasforma. Timbro, firma irripetibile di ogni voce. Sussurro, delicatezza che sfiora senza imporsi. Intensità, climax emotivo che travolge. Caos, disordine fertile che genera senso.
La moda si trasforma in una partitura visiva, e ogni artista diventa nota, vibrazione, presenza. Un linguaggio che interroga lo sguardo, trasformando il gesto in suono visibile e la materia in tempo vissuto.
Universi creativi in dialogo con il mondo
Ad interpretare l’intensità è anice: la sua voce, forgiata dal gospel e dall’R&B, vibra tra melodie che risuonano come confessioni. «Ciò che per me ha davvero un suono bellissimo è l’introspezione innescata dal dolore, non c’è racconto più autentico». Nel suo primo EP intitolato Fango, il racconto di un viaggio di liberazione dove ogni traccia racconta una storia autobiografica figlia dello stesso immaginario.


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ceneri è invece sussurro. «[…] La vita è un continuo sommarsi di piccole cose, di sussurri, di silenzi a cui spesso non diamo importanza». Le sue canzoni abitano la soglia tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere, e cantano la metamorfosi, l’attesa, la verità che si enuncia a bassa voce. Nei suoi silenzi c’è forza. Nei dettagli, invece, una rivoluzione. […] Sono una grande sostenitrice della delicatezza, dobbiamo reimparare a fare attenzione».


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La musica come evoluzione e rinascita
Nel mondo di Luzai regna il caos: un approccio alla musica che sfida la linearità e la prevedibilità, creando un linguaggio sonoro fluido e in continua evoluzione. «La mia musica è fatta di frammenti sonori, voci processate. […] Non c’è una narrazione ordinata, ma un flusso che si trasforma e si contamina. È un linguaggio instabile, vulnerabile e potente». Il suono si stratifica in un flusso dissonante, mentre il colore viola — simbolo di ribellione e sacralità – scelto per il suo primo EP dal titolo Estranea diventa manifesto.


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Con ETT, l’eco si fa invece paesaggio. La sua musica nasce da frammenti di vissuto, da memorie che si dilatano proiettandosi verso il futuro. «Le mie radici mediterranee sono parte di me, si manifestano nelle melodie, nelle atmosfere, in una certa fisicità del suono. L’elettronica, invece, è il mezzo che mi permette di sperimentare». Ogni suono si trasforma nell’esperienza di chi ascolta, diventando immagine e visione. «Credo che l’unicità nasca proprio da lì: ogni vissuto è irripetibile, e così anche se la musica è la stessa, l’esperienza di chi ascolta cambia. Come una fotografia in movimento».



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Perdersi per ritrovare corpo e anima
Claudym incarna il ritmo. La sua musica pulsa di riferimenti agli anni ’90 e 2000, tra elettronica e alternative. Illustratrice e musicista, costruisce un universo dove il groove è un equilibrio tra energia e introspezione, e ogni dettaglio ha un corpo e un’anima. «Mi piace pensare al mio mondo come una sorta di “bottega di un artigiano”. Quando scrivo una canzone penso a tutti i dettagli che la compongono, ma anche al suo universo visivo».


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Rizzo scolpisce invece il proprio timbro come un’identità in movimento, alternando falsetti e tonalità gravi. «[…] ho lavorato molto per conoscere a fondo la mia voce e capire fino a dove potesse spingersi», plasmando così il suo timbro per adattarsi ai diversi stili musicali esplorati. Per lei, perdersi è un gesto necessario: «Ogni volta che ho avuto il coraggio di cambiare strada, alla fine ciò che ne è derivato è stata una maggiore sicurezza. Quando siamo al buio, dobbiamo ritrovare la luce dentro di noi, e questo vale per ogni situazione».



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In un tempo frammentato, l’arte riscrive il futuro a partire dalle testimonianze del già stato. E lo fa abitandone il Paradosso. Perché nulla è più contemporaneo di ciò che sfida le regole del proprio tempo.
Credits
Photographer Claudia Campoli
Stylist Valentina Castellani
Make up Artist Nicole Berardi
Hairstylist Danilo Ferrigno
Photographer Assistant Giulia Frump
Stylist Assistant Maria Manca
Make up Assistant Domenico Milone
Set Designer La Blet