Con il suo nuovo singolo Carillon, Sofia Sole continua a costruire un mosaico musicale intimo e potente, che riflette il suo percorso di crescita artistica e personale. A soli 21 anni, questa giovane cantautrice ha già un curriculum di tutto rispetto: dal successo virale con The Voice of Italy ai palchi internazionali, passando per gli studi a Los Angeles. Ma è nel presente, con Carillon e un progetto in evoluzione, che Sofia mostra il suo lato più autentico.
A Next Gen Sofia si racconta con la sincerità che caratterizza anche i suoi brani. Parla di delusioni e forza emotiva, del suo rapporto intenso e quasi terapeutico con i social media e riflette sulla necessità di colmare il gender gap nell’industria musicale, evidenziando quanto sia importante dare spazio e riconoscimento al talento femminile. Tra sperimentazione sonora, piani per il futuro e una visione chiara di ciò che vuole comunicare con la sua musica, Sofia Sole emerge come una voce fresca, ma già matura, della scena italiana.
Dalle sue parole traspare un messaggio chiaro: la musica è uno spazio sicuro dove le fragilità diventano forza e le esperienze personali si trasformano in arte universale. È un percorso che, come il carillon del suo ultimo singolo, continua a girare, rivelando nuovi strati di sé a ogni ciclo.

Carillon esplora temi profondi come la delusione nelle amicizie e il bisogno di protezione emotiva. Qual è stato il momento o l’esperienza che ti ha ispirato a scrivere questo brano?
Ho sempre voluto scrivere una canzone sulle amicizie, anziché sull’amore, almeno una volta, forse anche perché mi hanno fatto soffrire molto. L’anno scorso, ascoltando The Grudge di Olivia Rodrigo, una frase mi ha colpito particolarmente: “Serve forza per perdonare e io non mi sento ancora così forte.” In quel momento avevo in mente una persona in particolare, ero davvero arrabbiata, e ho capito che volevo scrivere una canzone simile, che parlasse della fragilità che si prova quando si è delusi da qualcuno a cui tieni. Ho cercato a lungo di scrivere una canzone del genere, eppure Carillon è nata per caso, una sera qualsiasi, quasi senza premeditarlo.
La metafora del carillon è molto potente: il gioiello che viene sottratto rappresenta la perdita di qualcosa di prezioso. Quanto senti che questo simbolismo riflette il tuo percorso personale e artistico?
Questa canzone mi ha aiutato a capire che anch’io valgo qualcosa e che non sono solo un “robot” che gira e rigira per intrattenere. Ho anche dei sentimenti e, come tutti, a un certo punto mi esaurisco. Mi ha fatto riflettere anche sul fatto che un carillon non si scarica mai, o almeno il mio, che ce l’ho da 22 anni, non l’ha mai fatto. Io, invece, sì. Da lì ho capito che le cose più belle, se non te ne prendi cura, rischiano di esaurirsi, come accade con le emozioni o le relazioni. È un po’ la stessa cosa con la musica: bisogna continuare a nutrirla per farla vivere.

Hai partecipato al Pixie Parade, un evento musicale con una programmazione al femminile intersezionale. Cosa significa per te esibirti in un contesto che celebra empowerment e inclusione?
Per me significa tantissimo. Di recente ho partecipato anche alla Milano Music Week, all’evento Women in the Industry, dove c’erano solo donne ad esibirsi. È fondamentale sottolineare la necessità di colmare il gender gap, non solo nell’industria musicale, ma in generale. All’estero questa parità è un tema ormai superato, basti guardare le nomination ai Grammys, dove molte categorie sono dominate dalle donne. Credo che finalmente sia il nostro turno di avere spazio, di raccontare la nostra storia. Ma non solo: ci sono milioni di donne produttrici e autrici che meritano di essere riconosciute, e non vedo l’ora che qualcuno con maggiore visibilità se ne accorga.
Sei giovanissima, ma hai già un percorso artistico ricco e articolato. Quanto senti che i social media abbiano contribuito a costruire il tuo rapporto con il pubblico e quali sfide o opportunità hai trovato nell’usare queste piattaforme come artista emergente?
Sono molto attiva sui social, soprattutto su Instagram, che per me è un po’ come un diario segreto. I miei amici dicono che pubblico troppe “frecciatine”, ma io scrivo canzoni proprio perché non riesco a mantenere i miei segreti. È l’unico modo che ho per raccontarmi e dire tutta la verità. Vorrei però imparare a usare meglio TikTok: è troppo veloce per me, e sto ancora cercando il modo giusto per aprirmi anche su quella piattaforma!
Hai esplorato generi e collaborazioni molto diversi, da Emotional a La notte vola via. Come descriveresti l’evoluzione del tuo stile musicale?
Queste due canzoni sono probabilmente le più lontane dal mio panorama musicale attuale. Sono più pop, con testi semplici ma efficaci. Mi hanno aiutato molto a crescere e a farmi conoscere nel mondo della musica, soprattutto Emotional. Tuttavia, credo che l’evoluzione più grande stia avvenendo adesso, con Carillon e i nuovi pezzi che usciranno. Sto cercando di sperimentare nuovi suoni e approcci, e mi sento davvero in una fase di cambiamento artistico.

Il tuo percorso artistico è stato caratterizzato da esperienze diverse, dai talent show agli studi a Los Angeles, fino alle collaborazioni con produttori di spicco. Guardandoti indietro, quali sono stati i momenti chiave che ti hanno definita come artista e quali insegnamenti ti porti dietro per il futuro?
Sicuramente Los Angeles mi ha cambiato la vita, e non solo come artista, ma anche come persona. Lì ho vissuto una vera e propria libertà artistica, e ho studiato tantissimo. Ho imparato che la carriera del cantante è un vero mestiere, ho sudato tanto. Le altre esperienze, come i talent show, mi hanno permesso di conoscere persone che mi hanno aperto nuove strade o punti di vista, sia musicalmente che nella vita.
Il singolo Carillon sembra essere un tassello di un progetto più ampio. Puoi darci qualche anticipazione sui tuoi piani futuri o sul “disegno finale” che stai costruendo con la tua musica?
Sì, Carillon è solo l’inizio di un lungo viaggio. I prossimi pezzi saranno molto focalizzati sulle parole e sulla sperimentazione sonora. Inoltre, sto lavorando anche sui miei live. Ho cominciato con il pianoforte, poi mi sono accompagnata a un chitarrista, e nell’ultima esibizione c’era anche un sassofonista. Voglio aggiungere nuovi membri alla band, creare live sempre più emozionanti. Il mio sogno è quello di pubblicare il mio primo album. Potrebbe sembrare un obiettivo semplice, ma per me è qualcosa di complesso e profondo. Un giorno, non troppo lontano, ci riuscirò.