Tommaso Marini, la forza di un campione inarrestabile

Un campione di scherma che ha saputo trasformare ogni caduta in un'opportunità. Con il suo esempio, Tommaso ci porta nel suo mondo, condividendo il suo cammino, le sfide e le ambizioni future

Non fermarsi mai, lottando con la stessa intensità dentro e fuori dalla pedana. E’ questa la storia di Tommaso Marini, atleta che ha saputo trasformare ogni caduta in un’opportunità per risorgere più forte di prima. Un giovane campione che ha affrontato sfide fisiche e mentali uniche, ma che, grazie alla sua resilienza, è riuscito a conquistare traguardi che pochi avrebbero osato sognare.

La sua è una storia fatta di sacrifici, di vittorie cruciali e di momenti che hanno segnato la sua carriera: la vittoria in Coppa del Mondo a Belgrado, che ha cambiato per sempre il corso della sua vita, e il trionfo al Mondiale di Milano, dove, con la spalla rotta, ha scritto una pagina indimenticabile della sua carriera. Ma ciò che lo rende davvero unico è la sua mentalità, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, mai disposto a mollare. No pain no gain, verrebbe da dire.

In questa intervista esclusiva, Tommaso ci porta nel suo mondo, condividendo il suo cammino, le sue sfide e le sue ambizioni future, con la determinazione di chi non si accontenta mai. 

Tommaso Marini
Tommaso Marini, credits Nike

«Io ho un carattere molto particolare, quindi ho sempre bisogno di stimoli nuovi»

Come ti sei avvicinato alla scherma e cosa ti ha spinto a dedicarti a questo sport?

Mi sono avvicinato alla scherma un po’ per caso, avevo la palestra di scherma vicino casa e sotto consiglio di mia mamma ho iniziato a provare. Poi nelle Marche c’è una grande tradizione sulla scherma e mi è piaciuto fin da subito perché mi sono divertito in sala con i miei compagni. Avevo trovato un ottimo ambiente e ho deciso di continuare.

Quali sono state le principali sfide che hai affrontato durante la tua carriera nella scherma?

Una delle maggiori sfide penso sia stata quella di cercare di non mollare mai dal punto di vista mentale, anche se è successo. Quindi il riprendermi da cadute veramente importanti e trovare una nuova motivazione ogni volta per risalire. Io ho un carattere molto particolare, quindi ho sempre bisogno di stimoli nuovi. Un’altra grande sfida credo sia stata poi la mia ripresa da un infortunio importante che avevo subito alla spalla, dove sono stato costretto a subire un intervento. Tutto quel cammino è stato molto impegnativo, ma poi super funzionale.

«[…] una volta che sono in pedana, calo la maschera e cerco di ricordarmi tutto quello che ho fatto durante le settimane precedenti»

Hai ottenuto successi significativi in competizioni nazionali e internazionali. Quale vittoria consideri la più importante e perché?

Due vittorie sono quelle più importanti, a mio parere. La prima è stata la mia prima vittoria in Coppa del Mondo a Belgrado, una gara diciamo decisiva per il mio percorso all’interno del mondo dello sport. Se questa gara non fosse andata bene, io avrei smesso. Quindi questa vittoria mi ha sicuramente cambiato la mia vita, perché altrimenti non so dove sarei ora. Un’altra vittoria importante è stata il Mondiale di Milano, dove venivo dall’infortunio alla spalla. Ho gareggiato a Milano con la spalla rotta, dopo due giorni mi sono operato, è stato il mio primo Mondiale vinto in casa, quindi è stata un’emozione incredibile. Poi è la città che amo e di quella gara ho un ricordo immenso di gioia. 

Come ti prepari per affrontare avversari di alto livello nelle competizioni?

Onestamente non ho un modo per prepararmi per alcuni avversari. Arrivati a questo punto, nei top 16 ci conosciamo tutti abbastanza bene, quindi sappiamo già più o meno che cosa fare e che cosa non fare con gli altri. Io personalmente cerco di non pensarci prima. Poi una volta che sono in pedana, calo la maschera e cerco di ricordarmi tutto quello che ho fatto durante le settimane precedenti con il mio maestro. 

Tommaso Marini
Tommaso Marini, credits Nike

«Però penso che come Italia dobbiamo darci una svegliata se vogliamo continuare ad essere i numeri uno sulla scherma»

Quali sono i tuoi obiettivi futuri nel mondo della scherma?

Beh, questa è una bella domanda. Ti direi l’Olimpiadi di Los Angeles 2028, ma è ancora molto lontana, quindi andiamoci piano. Spero di riuscire a qualificarmi per gli europei di quest’anno, che sono a Genova. Io amo fare le gare in casa, soprattutto le gare internazionali, e non vedo l’ora di andare a questi Europei per sentire tutto il calore del pubblico italiano. Quindi dai, diciamo che quella per ora è la gara nel mirino. 

Come vedi l’evoluzione della scherma in Italia e nel mondo nei prossimi anni?

L’Italia è uno dei paesi più forti, schermisticamente parlando, lo è sempre stato. Il problema è che anche gli altri Paesi ora si sono evoluti e ci hanno quasi raggiunto. Ti dico, a volte, in alcuni momenti posso dire che qualcuno ci ha anche superato. Però penso che come Italia dobbiamo darci una svegliata se vogliamo continuare ad essere i numeri uno sulla scherma. Dobbiamo trovare, credo, nuovi stimoli come movimento, dare più importanza a noi atleti, e non so, trovare qualcosa di innovativo che ci possa dare quel quid in più e che ci faccia continuare ad essere i numeri uno.

«Io prima delle gare ascolto musica, guardo video, faccio tutto quanto sia possibile per non pensare alla gara»

Hai qualche modello o mentore che ti ha ispirato nella tua carriera?

No, non ho nessun modello, nessun mentore, ma ho sempre cercato di guardarmi un po’ intorno e di rubare il più possibile da tutti gli atleti più forti. Ce ne sono tantissimi, perché secondo me ognuno aveva una particolarità e un qualcosa che potesse arricchirmi nel mio bagaglio d’atleta. E quindi, niente, ora spero magari di essere considerato io un mentore o un modello. Anche se forse non è che lo spero, me lo immagino, non so quanto convenga prendermi come modello però (dice scherzando).

Come gestisci la pressione durante le competizioni più importanti? Hai qualche rituale pre-gara?

Ho lavorato a lungo su questo, e ora come ora cerco proprio di non pensarci. Io prima delle gare ascolto musica, guardo video, faccio tutto quanto sia possibile per non pensare alla gara, così da arrivare in pedana tranquillo e con una concentrazione fresca. Rituali pre-gare? Sì, beh, diciamo che ne ho tanti, per esempio ascolto più o meno sempre le stesse canzoni, poi ho altre piccole cose, altri piccoli rituali con delle magliette, ma devono rimanere segreti. 

Tommaso Marini in tre parole.

Forte, creativo e generoso.

Tommaso Marini
Tommaso Marini, credits Nike