Vegas Jones

Vegas Jones torna con “Primetime”: rap senza filtri e nuova consapevolezza

Sette tracce che raccontano una fase di rinnovata consapevolezza artistica e personale, in cui il rapper rinuncia volutamente all’autotune per restituire una narrazione più cruda e diretta, tutta rappata

Dalle strade di Cinisello Balsamo fino ai palchi più importanti della scena italiana, Vegas Jones ha sempre raccontato il suo percorso con una cifra stilistica riconoscibile: uno storytelling sincero, una scrittura visiva e un’attitudine da outsider con i piedi ben piantati nel rap. Dopo essersi fatto notare con il mixtape cult Chic Nisello nel 2016, ha consolidato la sua presenza nella scena con progetti come Bellaria e La bella musica — quest’ultimo certificato oro — senza mai smettere di sperimentare, collaborare e cercare nuove forme espressive.

Negli ultimi anni ha diviso il microfono con nomi come Salmo, Nitro, Nayt, Gue, Izi, i Maneskin e tanti altri. Ha calcato il palco di Sanremo al fianco di Aiello, ed è tornato nel 2023 con il mixtape Jones, un progetto che ha segnato una tappa di transizione importante. Oggi, però, Vegas Jones è pronto a voltare un’altra pagina con Primetime, il suo nuovo EP: sette tracce che raccontano una fase di rinnovata consapevolezza artistica e personale, in cui il rapper rinuncia volutamente all’autotune per restituire una narrazione più cruda e diretta, tutta rappata.

Con un sound che spazia tra hip-hop classico e atmosfere motivazionali, positive ma anche introspettive, Primetime non è solo un titolo: è una dichiarazione d’intenti. Non il ritorno dell’hype, ma quello della sostanza. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare come è nato questo progetto, cosa rappresenta per lui oggi “essere nel proprio primetime”, e che visione ha di una scena rap in continua trasformazione.

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Vegas Jones, foto di Andrea Ceriani

«Tutte le sette tracce sono la reazione alla vita che vivo in tutte le sue sfaccettature»

Primetime rappresenta un momento di maturità per te, sia a livello musicale che personale. Cosa ti ha portato a scegliere proprio questo titolo e cosa significa per te oggi “essere nel tuo primetime”?

Principalmente la musica, è la risposta che mi piace dare quando mi chiedono perché ho intitolato così l’EP. È sempre la musica, nasce tutto da essa, tutte le sette tracce sono la reazione alla vita che vivo in tutte le sue sfaccettature. Devo ringraziare la musica se è arrivato questo titolo, lo sento mio e fa parte di me come essere umano e come artista. 

Hai deciso di rinunciare all’autotune per puntare su uno storytelling autentico e diretto. È stata una scelta artistica o anche una presa di posizione verso una certa estetica del rap contemporaneo?

Bella domanda… entrambi. È stata una scelta artistica perché nella selezione delle tracce, che erano una sessantina, sono andato a ricercare quelle senza autotune che stessero bene insieme. È un progetto che va ascoltato dall’inizio alla fine e poi avevo bisogno di sentire Vegas senza autotune e sono molto soddisfatto del risultato. 

Le produzioni dell’EP sono molto curate e immersive. Con chi hai lavorato per costruire questo viaggio sonoro e come avete definito il sound che volevi comunicare?

Per fare un buon disco non devo essere solo io nella vibe di fare un buon disco, quindi devo anche ringraziare Frenkie G per essermi stato accanto e aver vissuto tutto con me. Invece metà delle altre canzoni le ha prodotte Boston George, mio storico collaboratore e con questo EP ci siamo ritrovati. Sono tutti e due entrati nella mentalità del disco e abbiamo centrato l’obiettivo. La ciliegina poi è stata Honorable C.N.O.T.E, leggenda americana dell’hip-hop di Atlanta e ci ha messo quel tocco speciale di America che è anche quella cosa che ha fatto rincontrare me e Izi dopo tanto tempo. 

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Vegas Jones, foto di Andrea Ceriani

«Ogni disco rappresenta una tappa della mia vita e fanno parte del mio diario che pian piano si sta costruendo»

Hai parlato di positività, motivazione e riflessione: tre temi che non sempre vanno d’accordo col rap “di tendenza”. Come riesci a bilanciare la tua visione artistica con le esigenze del mercato?

Molto spesso non penso alle esigenze del mercato ma credo e lavoro perché io sia un’esigenza del mercato. Vengo da una scuola di artisti del 2010 che è molto diversa da quella di oggi, prima non c’era un secondo fine se facevi musica e oggi invece è diverso, ci sono tantissimi vantaggi che prima non c’erano. Ma io ancora ho quella cosa di aver bisogno di fare musica e quindi di creare il mio spazio nell’industria e quando realizzo le mie tracce non penso mai a cosa può piacere alla gente ma penso solo a raccontarmi e a mandare un messaggio al mio pubblico. 

Dal cult Chic Nisello fino a oggi, passando per La bella musica e Jones, come descriveresti l’evoluzione del tuo stile e della tua scrittura? Quali fasi senti siano state davvero decisive?

Ogni fase è stata decisiva e la cosa bella è che per ogni progetto a cui tengo particolarmente, c’è una fotografia che io riesco a guardare ogni volta che ascolto la musica all’interno di questi progetti. Ogni disco rappresenta una tappa della mia vita e fanno parte del mio diario che pian piano si sta costruendo.

Vegas Jones, foto di Andrea Ceriani

«Quando le persone mi fermano in strada so che mi fermano per cose di cui io vado fiero e quindi lunga vita alla musica fatta bene che ti fa esprimere»

Hai collaborato con tantissimi nomi importanti della scena italiana. Com’è stato collaborare con Izi, Kuremino e Flaco G nel tuo nuovo disco?

Izi, Kuremino e Flaco G sono artisti che stimo e con cui condivido molto anche personalmente e sono molto contento di averli all’interno del disco. Sono stati veramente un valore aggiunto, sia al progetto ma anche al Vegas che ha scritto questo progetto perché mi hanno fatto crescere, parlandoci e stando in studio e condividendo esperienze con loro, è stato molto importante e costruttivo. Anche confrontarsi e studiare i loro punti di forza al microfono è stato interessante perché ho cercato di prendere da loro e migliorarmi, ovviamente con la massima umiltà, sapendo che io sono Vegas e sarò sempre Vegas, ma mi piace prendere dagli altri la loro motivazione e mi piace assorbire e imparare sempre di più. Li ringrazio tantissimo davvero, hanno fatto un grande lavoro. 

Nel tempo hai costruito una tua identità forte anche all’interno del rap italiano più mainstream, senza però snaturarti. Come riesci a restare fedele a te stesso nel tempo?

Devo dire che per un po’ di tempo non sono stato fedele a me stesso e non mi sono sentito molto a mio agio ma so che la mia fortuna è che i miei successi più grandi sono cose di cui io vado fiero. Quando le persone mi fermano in strada so che mi fermano per cose di cui io vado fiero e quindi lunga vita alla musica fatta bene che ti fa esprimere. 

Vegas Jones e Izi, foto di Andrea Ceriani

«Essere me stesso è la chiave»

Com’è cambiata secondo te la scena rap italiana negli ultimi anni? Ti senti ancora parte attiva del “movimento” o ora ti vedi più come un artista con una traiettoria personale?

Assolutamente sì. Sono un artista che ha sempre avuto una traiettoria personale e credo che faccia parte del mio carattere, fa parte di Vegas il fatto che io abbia sempre seguito la mia strada e nei momenti in cui io ho provato a non seguirla, ne ho pagato le conseguenze. Invece quando sono me stesso al 100%, riesco a dare il meglio di me e continuare ad essere una realtà in Italia come lo sono da quando ho iniziato a farlo. Essere me stesso è la chiave. 

Nel 2021 sei salito sul palco di Sanremo nella serata delle cover: un momento molto particolare per un rapper. Che segno ti ha lasciato quell’esperienza? La rifaresti in futuro?

Sicuramente vorrei rifare un Sanremo senza covid perché quello che ho fatto non aveva pubblico e magari vorrei tornare come concorrente. Mi sono divertito a fare l’ospite di Aiello ed è stato molto bello anche perché ho rappato come rappa Vegas e non mi sono snaturato, ho fatto il mio lavoro e sono soddisfatto. 

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Vegas Jones, foto di Andrea Ceriani

Dopo Primetime, cosa dobbiamo aspettarci? Hai già in mente il prossimo step artistico o vuoi prenderti il tempo per raccogliere feedback e ispirazione?

Prenderò del tempo, potrebbe essere poco o tanto perché quando faccio musica seguo l’istinto, ma sicuramente ho tanta voglia di fare. È un periodo davvero pieno di creatività e questo progetto segna un punto di svolta e non mi voglio più fermare.