Da sempre il vino è una storia prima ancora che un prodotto. È memoria, territorio, persone e tempo: elementi che la letteratura ha spesso trasformato in racconto e che oggi trovano nuovi strumenti di espressione grazie ai linguaggi digitali. Podcast e audiolibri stanno infatti aprendo nuove possibilità di narrazione anche nel mondo dell’enologia, dando voce non solo ai vini, ma alle storie che li hanno generati.
È da questa visione che nasce La Voce di Biondi-Santi, il progetto culturale della storica Tenuta Il Greppo, che torna nel 2026 con la sua quinta edizione e una parola chiave capace di sintetizzarne l’identità: “Generazioni”.
«Il progetto la Voce di Biondi-Santi sta creando un nuovo linguaggio» spiega il CEO Giampiero Bertolini. «L’informazione, necessaria al vino, si fonde qui con la magia della letteratura, mentre lo strumento digitale porta il nostro messaggio ovunque in modo diretto. Il racconto, specialmente nella sua forma orale, è un medium antico e potente, di nuovo in auge. Oggi alla quinta edizione, siamo fieri di essere pionieri di questa nuova sensibilità per raccontare le emozioni dei nostri Brunello.»
Nato nel 2022, il progetto unisce podcast e audiolibri per accompagnare gli appassionati nel backstage della Tenuta attraverso le voci di Bertolini e del direttore tecnico Federico Radi, affiancando alla narrazione enologica il contributo di scrittori chiamati ogni anno a interpretare una parola simbolo.

“Generazioni”, il tema della quinta edizione
Per il 2026 Biondi-Santi ha coinvolto cinque giovani autori della Scuola Holden di Torino, invitandoli a vivere la tenuta, percorrere i filari e conoscere da vicino la storia del Greppo. Da questa esperienza sono nati cinque racconti originali, oggi disponibili in formato audiolibro sul sito della cantina, sulla piattaforma dedicata al progetto e tramite QR Code presente sulle bottiglie di Brunello e Brunello Riserva.
«La parola “Generazioni” è una parola bellissima» continua Bertolini. «Biondi-Santi ne ha percorse sette – da Clemente, che diede il nome Brunello, a Ferruccio, Tancredi, al Dott. Franco, il gentleman del Brunello – e ogni passaggio ha sedimentato valori e una visione del vino identitaria e irriproducibile. È questa profondità che i giovani autori della Holden hanno incontrato e restituito con le loro emozioni.»
La raccolta, intitolata I giovani Holden, comprende Dietro la casa vegia di Lorenzo Bruschini, Il tempo che resta di Giovanni Iannucci, Le scosciamonache di Giorgia Flaminia Aithia Piccioni, Nel cuore della vigna di Arianna Montesi e Solchi di Gabriele Maggi.

Le nuove annate raccontano il presente della tenuta
La quinta edizione de La Voce di Biondi-Santi accompagna anche la presentazione delle nuove annate della gamma.
Il Rosso di Montalcino 2023 viene presentato come l’ingresso nel mondo Biondi-Santi: un Sangiovese giovane e raffinato, nato da un’annata complessa ma capace di esprimere autenticità e identità.
Segue il Brunello di Montalcino 2020, interpretazione di un’annata luminosa che ha dato origine a un vino di grande classicità, caratterizzato da tannini eleganti e da una lunga persistenza.
Tra le etichette più attese figura il Brunello di Montalcino Riserva 2019, quarantaquattresima edizione della Riserva, che il direttore tecnico Federico Radi definisce «una delle più belle annate della mia carriera».
Completa la presentazione La Storica, il rilascio annuale di una Riserva custodita nel caveau della tenuta. Per il 2026 la scelta è ricaduta sulla Riserva 1983, proposta in quantità estremamente limitate.

Un progetto che amplia il linguaggio del vino
Nel corso delle precedenti edizioni, La Voce di Biondi-Santi ha coinvolto autori come Elena Dallorso, Gianni Farinetti e Joanne Harris, fino ad arrivare nel 2024 alla collaborazione con la scuola di Raul Montanari. Quest’anno il progetto si apre alla Scuola Holden, consolidando una visione che mette in dialogo vino, cultura e nuove forme di narrazione.
«Per Biondi-Santi le generazioni sono fondamentali. Queste generazioni hanno costruito e tramandato valori inalterabili, che oggi ci consentono di guardare al futuro forti delle radici profonde della nostra storia e pronti a trovare nuove strade per raccontarla», conclude Bertolini.