Vittoria Valerio e Claudio Coviello a passo di danza

Due stelle del Teatro alla Scala raccontano la dedizione, i sacrifici e la poesia del palcoscenico, tra emozione, passione e disciplina

Vittoria Valerio è ballerina solista presso il Teatro alla Scala. Una bambola di ceramica, minuta, con occhi neri e profondi, dal carattere forte e determinato e dal temperamento gioioso e positivo. Ha vinto i seguenti premi: Premio 2003 Roma Dance Competition, 2004 Spoleto International Dance Competition, 2014 Premio Danza&Danza come Artista Emergente.

Claudio Coviello è primo ballerino del Teatro alla Scala. Un ragazzo dolcissimo, romantico, semplice e riservato, con uno sguardo intenso che infonde fiducia. È nato a Potenza, ma si trasferisce a Roma per studiare al Teatro dell’Opera. Nel 2010 entra a far parte del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala e nel 2013 diventa Primo Ballerino. Nel 2011 riceve il premio Danza&Danza come Artista Emergente. Nel 2013 viene nominato Danzatore dell’Anno durante la 41ª edizione di Positano Premia la Danza. Nello stesso anno viene proclamato Danzatore dell’Anno dalla rivista online giornaledelladanza.com. Nel 2019 riceve il premio Danza&Danza come Interprete dell’Anno.

Vittoria Valerio e Claudio Coviello
Coat Grinko, suit Francesca Cottone

«Io ero affascinata da quel mondo che osservavo con stupore, ero determinata e ben presto capii che quell’ambiente era casa, la mia passione, un amore che non avrei più abbandonato»

Che cosa vi ha portato alla danza?

Vittoria: Io ho iniziato a studiare danza in una piccola scuola di Monreale, che frequentava mia sorella. Io ero affascinata da quel mondo che osservavo con stupore, ero determinata e ben presto capii che quell’ambiente era casa, la mia passione, un amore che non avrei più abbandonato.
Claudio: Ho iniziato all’età di 5 anni a Potenza la mia città, sulle orme di mia cugina alla quale ero molto legato. Un’estate, in vacanza al mare, sulla spiaggia facevano balli di gruppo, gli animatori mi coinvolsero e rientrati a casa, chiesi ai miei genitori di iscrivermi alla scuola di danza. A 10 anni, un ballerino vide il mio potenziale, feci l’audizione al Teatro dell’Opera di Roma, fui accettato e quindi mi trasferii. Avvicinandomi a questo mondo si è accesa la passione e capii che volevo che diventasse la mia vita.


Cosa significa essere ballerini al Teatro alla Scala?

Vittoria: È stato il mio sogno di bambina danzare alla Scala, ma il percorso non è stato immediato. Ho studiato alla Heinz-Bosl-Stiftung di Monaco e ho iniziato a lavorare nel corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Vienna, poi presso il Balletto di Dortmund, quello di Zurigo e dal 2012 finalmente al Teatro alla Scala. Ricordo
esattamente il giorno dell’audizione quante lacrime di gioia!
Claudio: Sicuramente è un motivo di orgoglio perché la Scala è il Teatro a cui ogni ballerino aspira. Io vedevo la Scala come un traguardo irraggiungibile e quando nel 2013 sono diventato primo ballerino ero incredulo il classico sogno ad occhi aperti che si realizza.

Vittoria Valerio
Long sleeves Saverio Palatella

«Amo i ruoli interpretativi che narrano una storia e che sul palco ci permettono di diventare personaggi che mai rivestiremo nella vita reale.»

Ti senti più vicina alla danza classica o a quella contemporanea? Perché?

Vittoria: Sicuramente mi sento più vicina alla danza classica, perché è più nelle mie corde e la mia fisicità si presta più a tutto il repertorio classico. Io sarei dovuta nascere nell’ottocento perché quel repertorio classico è quello che più mi piace danzare, vedere e studiare.
Claudio: Sicuramente mi sento più vicino alla danza classica, perché l’ho studiata per tanti anni e alla quale mi sono dedicato con abnegazione. È il motivo per cui ho scelto di trasferirmi al Teatro della Scala, perché è un teatrolirico con una forte connotazione di balletti classici. Però amo esplorare nuovi stili e nuovi coreografi anche la danza contemporanea, che è più estrema e meno pulita rispetto alla danza classica,
ma mi interessa perchè mi permette di prendere coscienza ed attivare altre parti del mio corpo.

Qual è il ruolo che senti più vicino al tuo cuore e che preferisci interpretare?

Vittoria: Amo i ruoli interpretativi che narrano una storia e che sul palco ci permettono di diventare personaggi che mai rivestiremo nella vita reale questa è la magia della nostra professione. Nello specifico Giselle è sempre stato il mio sogno, fin da piccola guardavo i video dell’unica grande inimitabile: Carla Fracci. È il ruolo che mi ha accompagnato nel corso degli spettacoli e delle innumerevoli tournée estere. Ogni volta che interpreto Giselle è come se fosse la prima volta, mi dona delle emozioni magiche. È forse il personaggio che più si
avvicina caratterialmente a quella che io sono, all’apparenza fragile, ma con una forza che si nasconde dietro l’apparente fragilità. Giselle è un personaggio che va oltre la morte, sa perdonare e guarda oltre. Io dedico molto tempo allo studio del personaggio sia in sala che a casa: leggo, mi documento, mi piace trovare la
mia cifra interpretativa.
Claudio: certamente Romeo di Kenneth MacMillan perchè ha questo lato romantico, ma determinato, un po’ ingenuo nel quale mi rispecchio profondamente. Sono molto legato ad Albrecht in Giselle perché è stato il ruolo con cui sono stato nominato primo ballerino e ho una serie di bei ricordi legati anche a Vittoria perché abbiamo danzato spesso insieme questo ruolo che ha reso ancora più forte la nostra amicizia. Comunque in generale sono più portato e prediligo i ruoli narrativi del Novecento: De Grieux in Manon, Romeo in Romeo e Giulietta, Armand in La Dame aux Camelia, Onegin tutti ruoli che necessitano di interpretazione. Mi piace raccontare e calarmi profondamente nella parte per trovare anche quel dettaglio che fa la differenza.

Vittoria Valerio e Claudio Coviello
Coat Grinko

«Con l’applauso hai un riscontro immediato del tuo lavoro, un momento unico da vivere intensamente e da conservare come dono prezioso nel profondo del cuore.»

E qual è il tuo stato d’animo prima di entrare in scena?

Vittoria: Poco prima che lo spettacolo inizi mi tremano le gambe, ma quando entro in scena tutto cambia mi sento a casa e l’ansia lascia lo spazio al cuore, alla gioia di provare delle sensazioni ogni volta diverse ma sempre bellissime.
Claudio: Per me è un insieme di emozioni difficile da descrivere, perché dopo l’ansia, l’adrenalina, la voglia di entrare in scena, la voglia di sparire, la voglia di fare bene, emozioni che ho modificato nel corso degli anni perché sino a qualche anno fa mi agitavo solo prima di entrare in scena. Ora, con il passare degli anni, con la consapevolezza e l’esperienza inizio ad agitarmi qualche ora prima e l’adrenalina del dopo spettacolo mi impedisce di dormire perchè sono euforico.

E quando arriva l’applauso?

Vittoria: Quando arriva l’applauso è un momento gratificante da vivere intensamente e farne tesoro. È bellissimo significa che sei riuscita a trasmettere ciò che hai provato ed è questo il lato più affascinante del nostro lavoro. Poi personalmente mi sento felice, appagata, in pace con il mondo, in pace con me
stessa, totalmente realizzata. È un momento magico che vorrei non finisse mai, però dura poco, purtroppo, poi torna l’ansia.
Claudio: Con l’applauso hai un riscontro immediato del tuo lavoro, un momento unico da vivere intensamente e da conservare come dono prezioso nel profondo del cuore.

Claudio Coviello
Coat Grinko

«È una vita di sacrificio. Entriamo in teatro molto presto, la mattina abbiamo la lezione, poi ci sono le prove.»

Come è la vita di un ballerina/o?

Vittoria: È una vita di sacrificio. Entriamo in teatro molto presto, la mattina abbiamo la lezione, poi ci sono le prove. Al termine delle prove ufficiali si lavora sulle sequenze riguardanti l’ultimo spettacolo. Si lavora su se stessi, sui propri limiti, poi si prosegue con le sedute di fisioterapia per rinforzare la preparazione
atletica. Tante le rinunce, ma per noi è tutto normale è passione e profonda consapevolezza per quello che è il nostro obiettivo.
Claudio: La passione per il nostro lavoro permea la nostra vita quindi è tutto finalizzato. I sacrifici non li ho fatti io che volevo nutrire la mia passione, ma li fece la mia famiglia che mi lasciò partire per Roma. Qui non c’erano collegi e quindi i miei nonni si trasferirono a Roma per concretizzare il mio sogno, quindi
io devo tutto a loro.


Qual è il coreografo che porti nel cuore?

Vittoria: All’estero ho avuto la fortuna di incontrare diversi coreografi, ma non posso non citare John Cranco, interpretare infatti la Tatiana del suo Onegin è stata un’esperienza veramente stupenda, mi ha arricchito sia dal punto di vista interpretativo che come persona, è stata una esperienza indimenticabile. E poiché prediligo i balletti interpretativi, che raccontano una storia, amo MacMillan e la sua Giulietta che è stata una delle esperienze più forti che ho vissuto in Scala.
Claudio: Io non riesco a essere categorico sulla scelta di un solo coreografo, preferisco i coreografi del Novecento: MacMillan, Cranco, Neumeyer, che danno spazio all’interpretazione non solo dal punto di vista tecnico ed estetico, ma scavano nel profondo dei sentimenti.

Foto di Amilcare Incalza