C’è un momento, ogni luglio, in cui Delhi smette di essere solo una capitale politica e diventa per una settimana il centro nevralgico dell’alta sartoria indiana. La India Couture Week, promossa dalla Fashion Design Council of India (FDCI), è il momento in cui i più importanti creativi indiani si cimentano per vestire le future spose, celebrità e collezionisti di moda in tutto il subcontinente. Qui il ricamo smette di essere decorazione e diventa una vera forma d’arte applicata. L’edizione 2026 ha scardinato subito un’abitudine consolidata, portando l’apertura fuori da Delhi per la prima volta nella sua storia: Anamika Khanna ha inaugurato la settimana a Hyderabad, dentro le mura del Falaknuma Palace, la residenza dalla pianta a forma di scorpione che domina la città da un promontorio. Un gesto che racconta bene l’ambizione della FDCI di guardare oltre l’asse tradizionale della capitale, verso il sud del Paese e le sue eredità tessili. Tra le tante sfilate della settimana, due traiettorie si sono distinte per la capacità di superare i confini indiani e imporsi su una scena internazionale: quella di Anamika Khanna e Rahul Mishra.



Anamika Khanna e l’eredità culturale indiana
Prima di essere una delle figure più rivoluzionarie della moda indiana, Anamika Khanna è stata ballerina e pittrice: un percorso non convenzionale che si legge ancora oggi nel suo modo di trattare il capo come materia plastica, più che come costruzione sartoriale codificata. È stata la prima designer indiana a sfilare alla Paris Fashion Week e a portare il proprio marchio sui mercati internazionali, entrando nella cerchia del BOF 500, un percorso che accompagna da sempre a un impegno filantropico costante, quasi a voler ribadire che l’eredità culturale indiana debba muoversi nel mondo insieme a un senso di responsabilità. La collezione presentata quest’anno, Moonlit Palace, conferma questa vocazione alla rottura. Sari e lehenga, i codici più immediati della couture indiana, restano fuori scena. Al loro posto: gonne dal taglio vittoriano, tulle che si fa quasi trasparenza pura, ricami metallici, pizzi, linee nette che citano la pittura Kalighat senza però scivolare mai nel citazionismo museale. È il menswear, però, a rubare la scena che va per la prima volta in scena: frac dalle code attraversate da sbuffi di tulle, stivali rialzati che reinterpretano mojari e juttis punjabi — le calzature artigianali tradizionali — indossati con pantaloni fluidi in raso e soprabiti dai ricami quasi visionari. Il risultato è una collezione che possiede tutto il rigore artigianale richiesto dall’alta moda, ma lo piega a silhouette che raramente ci si aspetterebbe di vedere in una couture week indiana.



Rahul Mishra, quando il ricamo diventa scultura
Rahul Mishra arriva alla couture da una strada laterale rispetto a quella tipica del settore: cresciuto in un villaggio vicino a Kanpur, formato in fisica prima di scoprire il design al National Institute of Design di Ahmedabad e poi all’Istituto Marangoni di Milano. È il primo stilista indiano ad aver vinto l’International Woolmark Prize e il primo ad aver sfilato nel calendario ufficiale della Paris Haute Couture Week: due primati che ne fanno oggi la voce indiana più riconosciuta a livello internazionale. A chiudere la settimana come gran finale è arrivata Devi, la collezione già mostrata a Parigi poche settimane prima ma che, vista dal vivo a Delhi, rivela tutta la sua potenza sia per l’idea, sia per i materiali. La collezione Devi: The Eternal Muse traduce il linguaggio visivo e la sacralità delle antiche sculture dei templi indiani in creazioni d’alta moda contemporanea. Ispirandosi alle figure femminili e alle divinità scolpite in siti storici come le grotte di Ajanta e il tempio di Hoysaleswara, lo stilista ha ricreato l’illusione della pietra scolpita attraverso una palette nei toni del grigio, avorio e oro antico, arricchita da densi ricami artigianali in zardozi, perline e cristalli. Tra silhouette scultoree, copricapi cerimoniali e gioielli integrati direttamente negli abiti, la sfilata ha celebrato la maestria del savoir-faire indiano, conquistando il pubblico parigino e star internazionali come Cardi B e Isha Ambani.