Born to play: il talento internazionale di Lorenzo de Moor

Tra Italia, Olanda e Stati Uniti, Lorenzo De Moor costruisce una carriera internazionale che attraversa teatro, cinema e serie televisive. Da The Resurrection of the Christ di Mel Gibson a Big Mistakes di Dan Levy, l’attore si racconta

Olandese e italiano, cresciuto tra due culture e oggi interprete di produzioni italiane e internazionaliLorenzo de Moor è un vero cittadino del mondo con esperienze che spaziano dal teatro a Hollywood. A soli quattordici anni un incontro casuale con la regista Cristina Pezzoli gli fa scoprire il teatro e, soprattutto, gli fa capire che quello è il suo posto. A diciotto anni lavora già in teatro, ma sente il bisogno di formarsi. Guarda oltre i confini italiani, affronta le selezioni per alcune scuole internazionali e approda a New York grazie a una borsa di studio. È lì che costruisce una formazione aperta a diversi metodi di recitazione e sviluppa una convinzione che ancora oggi guida il suo lavoro: non è necessario sapere esattamente dove si vuole arrivare, ma è fondamentale sapere quale strada si vuole percorrere. La sua è una carriera costruita sull’esperienza, sugli incontri e sulla capacità di attraversare registri e mondi differenti. Dal teatro alle grandi produzioni internazionali, fino al cinema e alle serie televisive, De Moor sta progressivamente conquistando uno spazio in una nuova generazione di interpreti italiani capaci di misurarsi con un linguaggio realmente internazionale.

Abbiamo incontrato Lorenzo a Firenze all’interno di un progetto editoriale speciale, realizzato con le collezioni dei giovani designer di Polimoda che stanno portando nuove visioni nel mondo della moda.

«Io ho sempre voluto lavorare in produzioni internazionali, ho sempre voluto misurarmi col mondo»

Lorenzo de Moor
Total look Lucia Romagnoli, scarpe Lusine Mkrtchyan

Vivi tra l’Italia e l’Olanda con trasferte negli Stati Uniti, dove ti senti a “casa”?

Quando sono in Italia mi sento più olandese e quando sono in Olanda mi sento più italiano. È come se dentro di me si fosse creata questa terra di mezzo che non verrà mai raggiunta, un luogo che non esiste, che vive nello spazio in mezzo alle cose. Una condizione che, anziché diventare un limite, si è trasformata in una forma di libertà. Crescere dentro a questi due mondi mi ha costretto e mi ha anche dato questo regalo di potermi sentire a casa un pochino ovunque.

Da New York al mondo, hai scelto una formazione americana.

New York arriva quasi naturalmente. Avevo già lavorato in teatro e volevo continuare a studiare. Dopo le selezioni, mi viene offerta una borsa di studio che mi permette di frequentare la scuola americana. Una scelta alimentata anche da un immaginario cinematografico che mi aveva sempre attratto. La cosa bella di quella scuola è che non si focalizza principalmente su un metodo, te li fa provare tutti. Alla fine, ogni attore deve costruirsi il proprio metodo, prendendo gli strumenti che funzionano per lui. Io ho sempre voluto lavorare in produzioni internazionali, ho sempre voluto misurarmi col mondo.

E oggi quella direzione è diventata realtà…

Tra i progetti più importanti ci sono The Resurrection of the Christ di Mel Gibson, atteso nel 2027, la serie Netflix Invidiosa, il film dedicato a Maserati in uscita al cinema, Positano, con Toni Collette, Zoe Saldana e Matthew McConaughey, e Cliffhanger, sequel del celebre film con Lily James. Ma al di là di queste produzioni importanti, secondo me sono sempre gli incontri a fare la differenza. Quando saremo sul letto di morte l’unica cosa di cui ci ricorderemo sono le avventure, le persone che abbiamo incontrato, quello che abbiamo provato. Non ce ne fregherà niente di quanti film abbiamo fatto, di quanti awards abbiamo vinto.

Lorenzo de Moor
Giacca Victor Brial, pantaloni Lusine Mkrtchyan, cintura Anderson’s

Hai potuto conoscere e lavorare a fianco di attori che appartengono alla storia del cinema. Cosa ti è rimasto di queste esperienze?

La cosa più bella è quando vai a lavorare con questi mostri sacri e ti rendi conto che anche loro sono lì per giocare. È successo con Anthony Hopkins e, più recentemente, con Toni Collette, lei gioca come una bambina e vuole che gli altri giochino insieme a lei. Con Collette, sul set di Positano, è nata immediatamente un’alchimia speciale. Io sono cresciuto guardando i suoi film, da Little Miss Sunshine a Il sesto senso, poi ho scoperto sul set una complicità fatta di improvvisazione e divertimento. Anche l’esperienza sul set di Mel Gibson è stato un viaggio spirituale, dove ho scoperto delle cose di me e che mi ha permesso di lavorare su alcuni lati della mia personalità. E poi ho trovato dei fratelli, dei compagni di viaggio meravigliosi.

«Tra i miei desiderata restano collaborazioni con registi come Lukas Dhont e Chloé Zhao e con attrici come Jesse Buckley e Michelle Williams»

Forse è proprio qui che si comprende meglio perché tu hai scelto questo mestiere…

Volevo fare tutto nella vita e non riuscivo a scegliere. Volevo fare l’avvocato, il dottore, l’avventuriero, il pirata. Questo è l’unico mestiere che mi permette di farlo. (ride)

Guardare avanti…quali i tuoi prossimi progetti in uscita?

Tra i nuovi progetti c’è anche Big Mistakes, la comedy creata da Dan Levy, di cui entro a far parte nella seconda stagione, nel ruolo ricorrente di Leo. La serie vede Levy anche protagonista e ritrova nel cast Taylor Ortega, Laurie Metcalf e gli altri interpreti della prima stagione. I dettagli sul personaggio di Leo sono ancora top secret, ma è una bellissima opportunità: lavorare a una produzione firmata da una delle figure più interessanti della nuova comedy statunitense rappresenta per me un altro tassello di questo percorso tra cinema, serie e produzioni internazionali. Il futuro, naturalmente, è ancora tutto da scrivere. Tra i miei desiderata restano collaborazioni con registi come Lukas Dhont e Chloé Zhao e con attrici come Jesse Buckley e Michelle Williams. Ma più che una lista di nomi, è la voglia di continuare a mettermi alla prova, alzando progressivamente il livello del gioco.

Camicia e pantaloni Victor Brial

E come vedi il mondo dei giovani designer e dei talenti emergenti?

A me piace l’idea di lavorare con ragazzi che si stanno affermando in questo mondo. È bello, interessante, è anche questa energia rinfrescante: vedere questa fame, questa voglia di trovarsi un posto nel mondo. Perché ci siamo passati tutti. A un certo punto qualcuno ha guardato noi e ha detto: Aspetta, tu forse potresti fare questa cosa e ci ha dato lo spazio per farlo. Per questo trovo sia importante supportare le nuove generazioni.

E forse è proprio questa la qualità che oggi rende Lorenzo de Moor particolarmente interessante: non l’idea di essere già arrivato, ma quella di continuare a cercare. Tra cinema italiano e produzioni internazionali, tra Olanda e Italia, tra teatro e set, tra identità e trasformazione. Sempre in movimento. Sempre pronto a giocare.

Crediti

Fotografo Leonardo Casalini

Stylist Tewis Gandola, Manaswini Dash, Alexander Bergman

Make-up Artist & Hairstylist Nicole Muñoz