Polimoda Graduate Show 2026: quarant’anni di storia, una nuova geografia della creatività

Alla vigilia di Pitti Uomo 110, Polimoda ha celebrato il proprio quarantesimo anniversario con un Graduate Show che ha trasformato la piazza della Manifattura Tabacchi di Firenze in una piattaforma dedicata alla nuova generazione del fashion design. Oltre cento look, venti designer e quindici nazionalità differenti hanno dato vita a una sfilata che ha raccontato il presente e il futuro della moda attraverso storie personali, identità culturali e visioni profondamente radicate nell’esperienza contemporanea. Più che una semplice passerella accademica, il Graduate Show 2026 ha rappresentato il punto di incontro tra il sapere manifatturiero italiano e una visione sperimentale di queste nuove generazioni. Gli studenti, arrivati a Firenze da tutto il mondo, hanno sviluppato collezioni che affrontano temi come memoria, appartenenza, vulnerabilità, migrazione, spiritualità, rapporto tra corpo e tecnologia e ricerca dell’identità. In un momento storico caratterizzato da profondi cambiamenti sociali e culturali, la moda emerge come uno strumento capace di elaborare il presente e immaginare nuove possibilità per il futuro.

Uno degli elementi distintivi di questa edizione è stata la mentorship di Luke e Lucie Meier, direttori creativi di fama internazionale e alumni di Polimoda, tornati nella scuola dove si sono formati e conosciuti venticinque anni fa. Insieme al direttore Massimiliano Giornetti e alla designer belga An Vandevorst, hanno accompagnato gli studenti nello sviluppo delle collezioni, confermando la vocazione della scuola a creare un dialogo continuo tra formazione e industria.

Polimoda Graduate Show 2026
Polimoda Graduate Show, foto di Gallorini

I protagonisti del Graduate Show

La vera forza dello show è stata la sua straordinaria dimensione multiculturale. Venti designer provenienti da quindici nazionalità hanno portato in passerella prospettive differenti, trasformando la moda in un linguaggio universale. Dall’americana Isabella “Zaz” Alvarino con il suo tributo all’amico scomparso Jay, all’armena-russa Diana Avetisian che ha reinterpretato le linee delle automobili vintage come metafora della femminilità contemporanea; dall’italiano Matteo Bardi, che ha trasformato la vulnerabilità in un atto di resistenza, al francese Victor Brial, che ha raccontato il viaggio e la memoria della sua Réunion.

La belga Lisa Criaco ha affrontato il tema del lutto attraverso il ricordo del padre subacqueo, mentre l’israeliano Idan David Segal ha costruito una narrazione ironica e teatrale ispirata a un improbabile furto museale orchestrato da un gruppo di anziane signore. Aaron Dillworth, tra Stati Uniti e Giamaica, ha portato in passerella il calore e l’energia delle proprie radici, mentre Emily Horton ha esplorato il rapporto tra identità ebraica e appartenenza culturale attraverso l’estetica del baseball americano.

Dalla Thailandia, Jirat Jitdee ha reinterpretato il menswear attraverso figure provinciali e nostalgiche immerse nella Bangkok contemporanea; l’ucraina Evelina Kryvopust ha lavorato sul tema della disciplina e del desiderio attraverso l’archetipo dell’insegnante di pianoforte. Anson Lorence Lin, tra Taiwan e Sri Lanka, ha invece trovato ispirazione nel backstage della moda, trasformando il processo creativo stesso in soggetto della collezione.

Tra gli italiani si sono distinti anche Vincenzo Junior Marrazzo, con una riflessione sulla tensione tra purezza e contaminazione ispirata a Pasolini e Bataille, Lucia Romagnoli con un percorso di emancipazione personale tradotto in silhouette anni Settanta, Matilde Terranova con una ricerca sull’adolescenza e la costruzione dell’identità, e Francesca Valivano che ha utilizzato gli scacchi come metafora del tempo sospeso.

L’armena Lusine Mkrtchyan ha reso omaggio all’universo cinematografico di Sergei Parajanov, mentre l’austriaco Jakob Nittmann ha recuperato il gusto per il colore e l’ornamento del menswear settecentesco. La tedesca Isabel Antonia Richter ha esplorato il confine tra reale e virtuale attraverso materiali riflettenti e superfici tecnologiche, mentre la connazionale Emilie Wenckstern ha chiuso la sfilata con una potente riflessione sul corpo nell’era digitale, in bilico tra moda, anatomia e scultura. In passerella è stato presentato anche un look di Mari Enomoto, studentessa giapponese coinvolta nel programma di scambio con Voutrail The Fashion Academy.

A conferma della crescente rilevanza internazionale del Graduate Show, una giuria composta da personalità provenienti da mondi differenti della cultura contemporanea è stata chiamata a selezionare la Best Collection 2026. A valutare il lavoro dei designer sono stati Eva Cavalli, fashion designer e imprenditrice, Tuomas A. Laitinen, Fashion Director di SSAW Magazine, la giornalista e content creator Danae Mercer, il critico e fondatore di StyleZeitgeist Eugene Rabkin e l’attrice Simona Tabasco. La produzione dell’evento ha visto inoltre il coinvolgimento di alcune delle figure più autorevoli della creatività contemporanea, con lo styling affidato a Serge Girardi e il sound design curato da Frédéric Sanchez

Nel suo quarantesimo anno, Polimoda conferma così il proprio ruolo di laboratorio globale della creatività. In una stagione in cui l’industria della moda è alla ricerca di nuove idee e nuove prospettive, il Graduate Show 2026 dimostra come il futuro possa nascere dall’incontro tra eccellenza formativa, diversità culturale e libertà espressiva. Non una semplice sfilata di fine corso, ma una fotografia autentica della generazione che si prepara a ridefinire il linguaggio della moda contemporanea.