“After the Hunt” di Luca Guadagnino. A Venezia 82 l’educazione al dubbio

Un thriller psicologico che trasforma un campus universitario in un teatro di conflitti morali, dove accuse e segreti mettono in crisi il confine tra potere e verità

Presentato Fuori Concorso alla 82ª Mostra del Cinema di VeneziaAfter the Hunt di Luca Guadagnino è un thriller psicologico che sceglie l’università come laboratorio morale del contemporaneo. Sullo sfondo di un campus d’élite, il film orchestra un confronto serrato tra verità, reputazione e potere, respingendo scorciatoie consolatorie. «Ero entusiasta di fare un film sull’oggi – ha spiegato il regista – […] un thriller che non chiedesse quale sia la verità di un evento, ma quante verità esistano. E chi dovrebbe decidere quale sia quella giusta?».

After the Hunt Venezia 82
After the Hunt. Credit: Courtesy of Amazon MGM Studios

After the Hunt di Luca Guadagnino: una storia di ombre e rivelazioni

«Le persone non mentono tanto quanto dopo una caccia, durante una guerra o prima di un’elezione» scriveva Otto von Bismarck. E il film di Luca Guadagnino sembra proprio prendere ispirazione da queste parole. La trama vede come protagonista Alma Imhoff (interpretata da Julia Roberts), professoressa di filosofia brillante e ambiziosa, ormai prossima a ottenere la tanto agognata cattedra. L’equilibrio della sua carriera e vita privata vacilla quando Maggie Resnick (Ayo Edebiri), studentessa prediletta e figlia adottiva di un importante benefattore dell’università, chiede aiuto alla docente accusando di violenza sessuale Hank Gibson (Andrew Garfield), suo collega carismatico e amico di lunga data. È in quel momento che si apre una crepa. La denuncia rischierebbe infatti di riportare alla luce un segreto che Alma custodisce da anni, e che minaccia di ridisegnare la sua stessa identità.

After the Hunt Venezia 82
After the Hunt. Credit: Yannis Drakoulidis. Amazon MGM Studios

La narrazione parte da un’accusa e la sua eco, tanto pubblica quanto privata. Da quel momento, ogni versione del racconto viene distorta, fino a renderla irriconoscibile. La sceneggiatura di Nora Garrett usa il dispositivo del “campus drama” per avviare una spirale di collisioni – segreti, autoinganni, agende nascoste – che coinvolge cinque personaggi, ciascuno intento a difendere il proprio spazio morale. Guadagnino sceglie di concentra lo sguardo sulle conseguenze del fatto cruciale – avvenuto la notte in cui Hank sarebbe entrato nell’appartamento di Maggie – e su ogni frammento del suo dopo.

Come spiegato dal regista: «La sceneggiatura di Nora affrontava delle tematiche che negli ultimi anni sono stati centrali nelle nostre vite, temi emersi da un discorso sociale molto importante sul consenso. Questo mi ha intrigato, così come la possibilità di esplorare le relazioni personali […] dal punto di vista del potere più che del desiderio».

After the Hunt. Credit: Courtesy of Amazon MGM Studios

Le maschere del presente: potere e responsabilità

After the Hunt non cerca verdetti, ma interroga piuttosto sulle dinamiche sociali che li producono. Il film vuole infatti esplorare come lo status, i desideri, i pregiudizi, il senso di comunità e di privilegio possano deformare lo sguardo sul reale. Guadagnino chiarisce il programma: «Il film esamina ciò che entra in gioco quando prendiamo decisioni etiche per noi stessi e per gli altri. E, nelle vesti regista, è stato anche un modo per esplorare come raccontare una storia mostrando tutte le possibili verità, senza dire che un punto di vista valesse più degli altri». 

La crisi attraversa istituzioni e legami come il matrimonio, l’amicizia e la mentorship perché, sotto pressione, i personaggi perfezionano le loro strategie di controllo, costruendo identità pubbliche che confondono il concetto di tutela personale con quello di manipolazione. Al centro della narrazione ritroviamo l’educazione al dubbio: «Il film affronta un tema difficile e attualissimo, ma si trasforma in un’indagine su potere, veridizione e piattaforme – ha commentato Andrew Garfield – Non interessano personaggi buoni o cattivi, bensì quelle zone dell’anima che restano oscure persino a noi stessi».

After the Hunt Venezia 82
After the Hunt. Credit: Courtesy of Amazon MGM Studios

After the Hunt, un’orchestra di sguardi e silenzi

La forza del film risiede anche nella coesione del suo cast, che Guadagnino guida come un’orchestra di voci dissonanti. Julia Roberts presta ad Alma Imhoff un magnetismo controllato, fatto di intelligenza emotiva che si intravede nei dettagli e nei silenzi trattenuti. «La cosa che mi ha intrigato di più all’inizio è che non riuscivo a capire se mi piacesse, se la odiassi o se la comprendessi davvero – ha confessato l’attrice – È sicuramente uno di quei rari personaggi che continui a interrogarti su chi siano, e questo per me è stato entusiasmante».

Accanto a lei, Ayo Edebiri restituisce una Maggie Resnick divisa tra desiderio di giustizia e bisogno di riconoscimento. «Spesso la nostra pulsione umana è quella di evitare la conversazione completa, di non parlare delle parti complicate, quelle che sembrano troppo scottanti per essere toccate – ha spiegato Edebiri – Ciò che rende questo film e l’approccio di Luca così entusiasmanti sono la scelta di mostrare tutto, e poi di confrontarsi sull’argomento».

After the Hunt. Credit: Yannis Drakoulidis. Amazon MGM Studios

Andrew Garfield, nel ruolo di Hank Gibson, oscilla con misura fra il carisma e l’autogiustificazione, lasciando che il personaggio si riveli più nella fragilità che nella sicurezza ostentata. Come spiegato dall’attore: «Vuole essere percepito come disinvolto, ma in realtà è estremamente autocosciente. Gli piace l’idea di essere un provocatore e desidera essere desiderato».

Chloë Sevigny, nei panni di Kim Sayers, è la invece voce più tagliente, l’elemento che incrina certezze e smaschera ipocrisie, mentre Michael Stuhlbarg, interprete di Frederik, marito di Alma, offre un contrappunto esterno alla cittadella accademica, un legame che ancora tiene con la vita reale. Insieme, il cast costruisce un universo emotivo in cui ogni gesto è al tempo stesso confessione e difesa

Guadagnino e la grammatica dell’ambiguità

A livello di trama, Luca Guadagnino costruisce un mosaico di tensioni trasformando il campus in un teatro di potere, dove dietro l’apparenza di ordine e prestigio si celano trappole per coloro che aspirano al successo. L’influenza hitchcockiana non è un omaggio, ma un metodo. Come imprimere un’ombra di dubbio su ogni fotogramma è infatti la domanda che guida l’intera produzione del film, mentre il lavoro degli attori è la vera macchina della verità (o delle verità). «Come regista, non puoi giudicare i tuoi personaggi – ha spiegato Guadagnino – Ho sempre amato le imperfezioni profonde nei personaggi cinematografici. E volevo che il pubblico fosse ugualmente coinvolto in ognuno di loro. Per questo, l’arma segreta più importante è stata scegliere gli attori giusti».

After the Hunt Venezia 82
After the Hunt. Credit: Yannis Drakoulidis. Amazon MGM Studios

Presentato a Venezia 82, After the Hunt è un invito a coltivare l’inquietudine della domanda. «È uno di quei film da cui esci e smonti ogni momento dibattendo di chi ha fatto cosa – ha spiegato Roberts – Ma è questo che rende questo film avvincente». Luca Guadagnino, invece, ha espresso la sua speranza che il film possa stimolare discussioni tanto sincere quanto complesse, suggerendo che «[…] non bisognerebbe mai fuggire dalle idee, o peggio censurarle, nemmeno quando mettono in discussione le nostre convinzioni più profonde». Il punto non è decidere chi abbia ragione, ma capire come scegliamo a chi e cosa credere – e a quale prezzo.