Anfisa Letyago, dal mare di Nisida ai dancefloor del mondo

DJ, producer e fondatrice dell’etichetta NSDA, è tra le protagoniste dell’ultimo numero cartaceo di NEXT GEN

Anfisa Letyago ha un’isola del cuore che non è tanto conosciuta a chi non è di Napoli. Lei, siberiana di nascita ma napoletana d’adozione, la ama anche per questo: per il suo essere inaccessibile e fuori rotta rispetto alle ben più celebri Procida, Ischia, Capri. L’isola di Anfisa è piccola e vulcanica, si chiama Nisida, è piccola ma ha tante anime «perché su un lato ospita un carcere minorile, sull’altro è incontaminata». A questo luogo, la dj e producer fresca di pubblicazione dell’Ep Bubbledance e del remix packIn My Arms, ha dedicato la sua etichetta, NSDA, un progetto che le fa brillare occhi e voce e che sta cominciando a far conoscere al pubblico con una serie di showcase in giro per il mondo che lei descrive come delle «feste in famiglia». Ma in parallelo agli showcase della «NSDA family», Anfisa, che lo scorso anno è stata eletta “DJ of The Year” ai Billboard Italia Women in Music e tra le protagoniste dell’ultimo numero cartaceo di NEXT GEN, ha anche le sue date nei club, e infatti quest’intervista è avvenuta acciuffandola al volo dopo un’infilata di tre serate rispettivamente a Barcellona, Basilea e, ovviamente, Napoli. 

Anfisa Letyago
Anfisa Letyago, total look Blumarine

«Mi piacciono i concetti stratificati e sono affascinata dalle storie, in particolare da quella della città dove vivo»

Com’è passare da Basilea a Napoli? 

Scioccante dal punto di vista termico, perché a Basilea c’erano 5 gradi mentre a Napoli c’era sole e caldo. Dal punto di vista del dancefloor simile, perché in Svizzera ci sono tantissimi napoletani!

Stai suonando anche tracce del tuo nuovo lavoro Bubbledance? E da dove viene questo titolo così giocoso?

Sì, quando sento che la situazione è adatta cerco sempre di inserire sempre la mia musica in un set. Ma mi piace tanto anche supportare altri artisti, in particolare della mia label. Per quanto riguarda il titolo, è ispirato al mare, all’acqua, che è il mio elemento principale, quello in cui sono a mio agio completamente, quello in cui lascio scorrere l’arte. 

La prima traccia si intitola Who I Am: se tu dovessi dire chi sei, come ti descriveresti? 

Sono una persona molto semplice, ma con un approccio molto complesso alla musica. Mi piacciono i concetti stratificati e sono affascinata dalle storie, in particolare da quella della città dove vivo, quindi me la sono sono andata a studiare, per capire come abbinarle quella che è la mia visione artistica. Who I Am è un titolo che rappresenta una ricerca costante, ma non di me stessa, bensì della perfezione del mio sound, del modo migliore e più splendido per raccontarmi attraverso la musica.

«La mia etichetta mi ha dato nuovi stimoli, perché ho iniziato a scoprire artisti pazzeschi che mi mandavano dischi»

In questa complessità, chi sono stati i tuoi riferimenti artistici? 

Sicuramente Aphex Twin. La sua visione futuristica, all’epoca, è stata unica, anche perché negli anni Novanta il concetto della tecnologia abbinata alla composizione non era così diffuso, e questo ha creato un certo tipo di mistero intorno a questo artista. Per quanto riguarda, invece, il mio progetto visual, che si intitola Partenope, mi sono ispirata  a un mito greco che racconta di una delle sirene dell’Odissea di Omero, ma per dargli forma ho trovato la connessione perfetta con questa artista che è Giusy Amoroso. Mi sono subito innamorata del suo lavoro e in più, per pura coincidenza, sia io che Giusy siamo di Napoli, e condividiamo un forte legame con la città e un profondo interesse per il mondo sottomarino e le sue creature. Trovare la giusta direzione per il progetto con lei è stato molto facile. Vedere le immagini prendere vita passo dopo passo, dai suoi disegni fatti a mano ai risultati 3D digitali finali, è stata un’esperienza meravigliosa. 

Ti piace il lavoro di squadra? Ami uscire dalla dimensione della dj sola in console?

Assolutamente, anche perché sono sempre alla ricerca di stimoli, anche perché faccio la dj dal 2009, quindi da un certo punto in poi ho proprio avuto bisogno di trovare qualcosa che desse un concetto, un riferimento alla mia musica, qualcosa di un po’ mistico, per raccontarmi ancora meglio. Anche fondare la mia etichetta mi ha dato nuovi stimoli, perché ho iniziato a scoprire artisti pazzeschi che mi mandavano dischi chi dalla Germania, chi dall’Argentina, chi da New York, ed è un bellissimo modo per non, come dicevi tu, rimanere chiusi nel proprio mondo, nei propri set.

Anfisa Letyago
Anfisa Letyago, earrings Blumarine

«Il bello della musica è proprio questo: ti fa innamorare di qualcuno che non hai mai visto»

Cosa che ti colpisce, quando scopri un nuovo talento?

Ci sono delle tracce che semplicemente sento dentro. Alcuni brani mi arrivano sono un po’ low-fi, un po’ grezzi, però quando li ascolto mi fanno venire un certo tipo di emozione che riconosco, ed è lì che sento che quell’artista ha quella scintilla che sto cercando. Tante volte non conosco nemmeno l’artista, perché la musica arriva attraverso le demo, quindi quando li ascolto mi innamoro senza nemmeno sapere che faccia abbiano. Ma il bello della musica è proprio questo: ti fa innamorare di qualcuno che non hai mai visto. 

Dicevi prima che hai iniziato a suonare nel 2009: come sono cambiati i club da allora? E com’è, oggi, la scena elettronica?

La scena non è che è cambiata: si è stravolta. All’inizio degli anni 2000 per fare il dj ci voleva tanta passione e dedizione, anche perché era molto difficile trovare il tempo e denaro per andare in un negozio di dischi a comprare i vinili o i cd, mentre oggi col mercato online con un clic hai subito la tua traccia. E da un lato è una cosa positiva, dall’altro ha prodotto un consumismo sfrenato anche nel mio settore. E ancora, nel 2009 c’erano molti meno dj ma molto più clubbing: partivi dal martedì, con le serate, e finivi lunedì mattina, i giovani erano molto più numerosi, c’erano grandi movimenti, c’era grande fermento, si lavorava veramente tanto e la gente ballava. C’era, credo, più connessione. C’era una comunità. E il marketing non esisteva. Oggi, al contrario, tutto gira intorno al marketing e alla promozione, e i locali underground dove le persone si lasciavano andare, oggi si sono adeguati ai tempi moderni, quindi è tutto “luce-video maker-telefonini”. Le persone che vengono nei locali sono meno attente, stanno incollate agli smartphone, a volte temo persino che non gli interessi nemmeno la musica. Per questo apprezzo i club che hanno la no phone policy. Lì la gente si lascia andare come succedeva 15 anni fa. 

Anfisa Letyago
Anfisa Letyago, skirt & pants Random Identities by Stefano Pilati, shoes Gianvito Rossi

Che consiglio ti sentiresti di dare, oggi, a chi desidera diventare dj?

Non paragonarsi a gente che vedi solo sui social, perché ti manda solamente in crisi e fa passare la voglia di fare qualsiasi cosa. In più, di vero sui social c’è veramente poco, perché ormai le cose  che sono veramente belle non si pubblicano nemmeno. Poi consiglierei di credere fortemente in quello che si fa. E ultima cosa, vivere i rapporti veri, cercare di creare connessioni con le persone attraverso una chiamata, attraverso un incontro, andando a trovare un promoter o un collega, fare una collaborazione, e via così. Fidatevi, fare sudar aiuta tantissimo. 

Anfisa Letyago
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Anfisa Letyago
Anfisa Letyago
Anfisa Letyago, total look Ami Paris
Anfisa Letyago, dress Dolce&Gabbana, jewels Pianegonda

Credits

Photographer Ilaria Ieie

Stylist Luigi D’Elia

Make-up by Revlon

Hair by Revlon Professional

Light Assistant Camila Schuliaquer

Stylist Assistants Mariana Santiago, Dimitrii Samoilov

Location Magna Pars L’ Hotel à Parfum