Non sapere dove andare non è un limite: il ritorno di Baltimora

Dopo cinque anni di silenzio, Baltimora torna a raccontarsi: e se la vera svolta fosse proprio smettere di correre? Tra la paura di scegliere e la libertà di non sapere, il vincitore di X Factor 2021 ha trovato la sua strada

Sono passati cinque anni da quando Edoardo Spinsante, in arte Baltimora, ha vinto X Factor 2021 con la forza di una promessa e la sorpresa di chi non si sarebbe mai aspettato di arrivare così lontano. Poi, il silenzio. Mentre molti si chiedevano dove fosse finito il giovane cantautore anconetano, lui ha scelto una strada diversa da quella del successo immediato: fermarsi. Non per scomparire, ma per maturare. Per imparare il mestiere di autore, per produrre musica per altri artisti, per mettersi in discussione lontano dai riflettori. Oggi, a 25 anni, Baltimora è pronto a tornare a raccontarsiDove Andare è il primo brano del suo album in uscita nel 2026, un pezzo che è insieme una domanda e una risposta, un modo per liberarsi dalla sensazione di sentirsi sempre in ritardo – nella vita, nell’amore, nella carriera. In questa intervista, parla dei cinque anni di assenza, della paura di scegliere, del palco come luogo in cui non si può tornare indietro e di un nuovo modo di fare musica che non ha paura di non sapere dove si sta andando.

«Ogni volta mi sorprende la musica che esce dalle mie dita»

Baltimora
Baltimora

Dopo la vittoria a X Factor hai scelto di prenderti del tempo. Hai anche detto: «Mi sono fermato aspettando che qualcuno venisse a salvarmi». Guardando indietro, cosa ha significato per te quello stacco?

In realtà non mi sono tanto staccato, ho messo in pausa il mio progetto personale, che è Baltimora, e ho cominciato a fare l’autore. Credevo che fosse un modo per capirci qualcosa in più di questo mondo, per prendermi del tempo per approfondire me stesso. L’ho preso come tempo di approfondimento, di crescita, di studio. E devo dire che sono felice di averlo fatto, perché adesso arrivo a 25 anni con una consapevolezza completamente nuova, diversa e più completa.

Dove Andare è il primo brano del tuo nuovo album. È una domanda e anche una risposta, e racconta che non sapere dove andare va bene. Cosa vorresti che capisse chi ascolta questa canzone per la prima volta?

Credo che si possa ascoltare sotto due punti di vista. Il primo è quello di quando la stavo scrivendo. Mi sentivo fermo, non riuscivo ad andare avanti. Invece, il modo in cui io la ascolto oggi, dopo 2 anni e mezzo, è quello della consapevolezza: aver capito che tutti hanno i loro dubbi, le loro difficoltà. Semplicemente, siamo convinti che gli altri non ce li abbiano perché spesso non li condividono. Questa consapevolezza aiuta a viverti i problemi e i dubbi con più serenità.

«Sul palco la canzone la fai una volta sola, al massimo puoi fare meglio quella dopo»

La canzone parla di liberarsi dalla sensazione di sentirsi indietro nella vita, nell’amore, nella carriera. C’è stato un momento preciso in cui hai sentito il bisogno di scriverla?

No, io in generale quando scrivo non è mai perché decido di scrivere qualcosa. Semplicemente, butto giù le cose che mi vengono senza pensarci troppo, anche perché mi faccio un sacco di pare per tutto; quindi, se pensassi alle parole non scriverei niente. Invidio molto chi riesce ad avere un’idea e poi seguirla e renderla vera. Mi sono reso conto dopo averla scritta. Non c’è stato il momento eureka, era una consapevolezza che portavo dentro di me evidentemente da un po’.

Nel testo ci sono versi molto concreti: «Tra un foglio bianco e due penne starò bene» e «è meglio andarci piano» su Milano. Come nasce una canzone che parte da esperienze così personali?

È un po’ così: scrivo quello che mi passa per la testa. Non ho un ordine chiaro, a volte parto dal pianoforte, a volte da una produzione, a volte da un testo. È sempre molto naturale. Cerco di non mettermi paletti, perché se lo fai rischi di non andare mai oltre quello che già credi di essere. Mi entusiasma il fatto di non sapere le cose. Mi definisco un ignorante assoluto in termini musicali e quindi siccome io non conosco nulla, ogni volta mi sorprende la musica che esce dalle mie dita. Metto le dita a caso sul pianoforte e viene fuori un accordo che non saprei assolutamente nominare, ma mi piace e quindi mi emoziona di più.

Ti sei avvicinato alla musica come produttore, lavorando anche per altri artisti. Poi sei diventato cantante. Oggi ti senti più a tuo agio dietro le quinte o sul palco con le tue canzoni?

Senza dubbio sul palco. Perché so di essere una persona molto ansiosa, penso molto alle infinite possibilità. Quando sei in studio, la facoltà di ripensare ogni tua scelta ti può mettere in crisi. In passato mi capitava di bloccarmi per la paura che qualcosa non fosse perfetto. Invece sul palco la canzone la fai una volta sola, al massimo puoi fare meglio quella dopo. Devi riuscire a stare nel momento. E quando stai nel momento, riesci veramente a godertelo. E poi, chiaramente, stare sul palco davanti a delle persone che si divertono con te è una cosa stupenda.

Baltimora

Hai avuto momenti difficili anche dopo X Factor e hai scelto di ripartire da zero. Pensi che quelle difficoltà siano state più formative del successo? Cosa ti hanno insegnato che la vittoria non poteva darti?

In generale le vittorie non ti insegnano mai niente. Sono solo le sconfitte, gli errori, gli inciampi che ti insegnano qualcosa. Perché i fallimenti non sono sempre colpa tua, ma neanche le vittorie sono sempre merito tuo. Una vittoria può rischiare di mascherare dei problemi. Quando perdi, è naturale andare a cercare dove hai sbagliato. Quando vinci, è difficile metterti in discussione.

Hai sempre detto che Sanremo è un sogno e che andresti solo con una canzone scritta da te. Con un nuovo album in arrivo, cosa cercheresti di portare su quel palco?

Sicuramente a Sanremo andrei con una canzone scritta da me, perché non canterei mai una canzone non scritta da me. Però mi sono molto appassionato a condividere il momento della scrittura con altre persone, quindi non per forza scritta solo da me.

Se oggi uscisse il tuo artista più ascoltato di questi primi mesi del 2026, chi sarebbe?

Bella domanda, oggi mi sa che sarebbe Pino Daniele, perché questa settimana l’ho ascoltato tantissimo. Ma la precedente sarebbe qualcun altro e per la prossima un altro ancora.