La vittoria a X Factor e un tour sold-out: SARAFINE e il coraggio di essere felici

Un viaggio artistico che cresce tra palchi affollati, sperimentazioni elettroniche e la scelta consapevole di dare spazio alla propria voce interiore prima di ogni risultato

In un mondo che non è più abituato ad aspettare e che fagocita in maniera distratta e bulimica tutto ciò che appare sotto gli occhi SARAFINE compie una scelta coraggiosa ma allo stesso tempo rischiosa: prendersi del tempo. La cantautrice di origine calabrese vince X Factor nel 2023 ma decide di non sfruttare immediatamente quella popolarità travolgente che un talent show porta con sé. Sara Sorrenti, questo il suo vero nome, sceglie di cercare la sua dimensione e capire quale artista vuole diventare partendo dai palcoscenici, esibendosi sui palchi di tutta Italia e scoprendo la sua musica insieme al pubblico.

«Credo nella credibilità dei progetti e credo che quella vada costruita – confessa – Nonostante sia adulta sono giovane artisticamente. Ho necessità di fare tutte le tappe per capire chi sono artisticamente». Solo a dicembre 2024 pubblica il suo primo EP, Un trauma è per sempre, muovendosi controcorrente rispetto a un mercato che “impone” una strada ben definita e delle tempistiche altrettanto nette. Ma SARAFINE non è mai stata abituata a seguire i percorsi tracciati da altri e questo suo modus operandi ha fatto parte della sua vita molto prima che arrivasse la musica.

Lascia un lavoro stabile e sfida pregiudizi e paure di chi le vuole bene per cercare, a suo modo, la felicità. Nel corso della sua vita Sara vive all’estero, tra Belgio e Lussemburgo, dove evolve come artista e come persona ed entra a contatto con le sonorità elettroniche tipiche del Nord Europa. Il suo sound è un mix di tutte le sue esperienze e intreccia vari generi, dal dupstep alla techno passando per pop e trap. I suoi testi offrono una visione del mondo molto personale in cui si evincono ironia e disillusione. Il club tour che ha iniziato lo scorso 23 ottobre a Taranto continua a riscuotere sold out e consensi. L’ultimo capitolo di questa parte del suo viaggio è Questo il nostro show. Due date evento l’11 marzo ai Magazzini Generali di Milano e il 12 marzo alla Hacienda in cui si congeda con un lungo abbraccio con le tante persone che l’hanno accompagnata tappa dopo tappa.

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SARAFINE – Foto di Elisa Hassert

«…per una vita ho sempre cercato di fare cose per giustificare la mia esistenza e quindi per provare che fossi degna di stare a questo mondo. Arrivata a un certo punto ho proprio fatto un lavoro di accettazione della mia natura.»

Lasci il tuo “posto fisso” e decidi di dedicarti completamente alla musica. Pensi ancora sia stata la scelta giusta?

Me lo stai chiedendo in un momento di grande fatica (ride, ndr). In realtà ho scelto di smettere di fare quel lavoro non per dedicarmi alla musica. Era una decisione indipendente da quello che avrei fatto dopo. È stata proprio una questione esistenziale per me, perché per una vita ho sempre cercato di fare cose per giustificare la mia esistenza e quindi per provare che fossi degna di stare a questo mondo. Arrivata a un certo punto ho proprio fatto un lavoro di accettazione della mia natura. Ho messo in pausa la mia vita per qualche mese e non sapevo che cosa fare. Ma è stato il momento più di pace che ho vissuto. Poi avevo una passione per la musica e ho iniziato a suonare in maniera più frequente. È capitato tutto quanto un po’ per caso, X Factor e il resto. Da lì ho iniziato a pensare di fare questo di mestiere. Rifarei tutto mille volte ancora e adesso sono molto contenta di svegliarmi la mattina e fare una cosa per me. Lavoro molto di più, sono incasinatissima mentre prima mi capitava spesso di annoiarmi. Passavo le ore davanti al computer e ogni tanto muovevo il mouse per evitare che si spegnesse.

Come hanno reagito le persone vicine a te?

Devo dire che tutti mi hanno sempre detto che non capivano come mai non avessi fatto prima questa scelta. Io non sono mai stata preoccupata perché in qualche modo mi sarei arrangiata. Ero sola, non ho tante responsabilità, non ho dei figli da mantenere. Sono una persona che si muove, che ha viaggiato, che ha vissuto all’estero per tanto tempo. Per me sopravvivere sarebbe stata comunque un’impresa fattibile. L’unico che era un po’ più preoccupato era mio padre. Venendo da un’altra generazione non si capacitava di come io avessi potuto mandare a quel paese una situazione stabile. Ma a quella stabilità oggettiva, fattuale, non rispecchiava una stabilità emotiva. Ho preferito lavorare di più sul mio benessere interiore. Mio papà l’ha capito dopo. Si è reso conto che effettivamente le cose sono cambiate. Ma è lui quello che ha avuto all’inizio il colpo più grosso. La sua era una preoccupazione paterna e mi sembrava normale.

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SARAFINE – Foto di Elisa Hassert

«Questo sentirmi sola mi ha aiutata a scrivere il disco, dovevo cercare uno sfogo nella scrittura.»

Sei di origine calabrese ma decidi di trasferirti all’estero, tra Belgio e Lussemburgo, dove la tua musica inizia a prendere forma. Quanto sono stati importanti quegli anni, sia da un punto di vista artistico ma anche da quello personale?

Dal punto di vista personale sono stati fondamentali perché è stato il periodo in cui mi sono sentita più sola in assoluto nella mia vita. Avevo difficoltà a connettermi con quei luoghi per questioni di barriere linguistiche, per il fatto che facessi un lavoro che comunque non mi rappresentava. Mi sentivo completamente scollata da quello che vivevo intorno. Questo sentirmi sola mi ha aiutata a scrivere il disco, dovevo cercare uno sfogo nella scrittura. Dal punto di vista musicale mi ha influenzato indirettamente perché in quel periodo non suonavo. Ho iniziato ad ascoltare band dal vivo, ho scoperto la cultura del clubbing. Prima di allora non avevo mai partecipato ad un festival di musica elettronica. Questa esperienza mi ha arricchita sotto tutti i punti di vista.

La tua vita cambia con la vittoria di X Factor nel 2023. Cosa ha rappresentato per te quell’esperienza?

Ha rappresentato un’occasione fondamentale per poter lavorare in questo mondo, perché venivo da un contesto completamente differente. Ero molto determinata in quel periodo, sentivo che avevo tutte quante le condizioni per potermi esprimere e per far sì che questa cosa della musica potesse andare avanti. La vittoria è stato un momento molto romantico che ricordo con tantissima gioia, è stato tenero vedermi vincente in quella situazione. Non ci ho mai creduto, ho sempre saputo che dopo sarebbe stato difficile perché sarebbe stato duro affermarsi, lavorare, vivere di questo. Non è stato un punto di arrivo.

SARAFINE – Foto di Elisa Hassert

«Nel momento in cui sei sul palco hai il dovere di dare il massimo. Ho imparato a non cercare scuse, ho imparato a prendermi cura di quello spazio e ad avere un senso di maggiore serietà verso me stessa.»

Qual è l’insegnamento più grande che porti con te?

Ho imparato a prendermi sul serio artisticamente. Prima tendevo a essere un po’ intimidita, a non sentirmi brava abbastanza. Ho imparato a prendermi delle responsabilità sul palcoscenico. Nel momento in cui sei sul palco hai il dovere di dare il massimo. Ho imparato a non cercare scuse, ho imparato a prendermi cura di quello spazio e ad avere un senso di maggiore serietà verso me stessa.

Com’è stato essere seguiti in questo percorso da Fedez? 

Per me è stato perfetto essere seguito da Fedez. È stata la persona giustissima perché ha interferito veramente poco sul mio lavoro. Era una persona che mi ascoltava, apprezzava quello che facevo, aveva capito totalmente quella che era la mia visione e non si è permesso di minare la mia natura. Mi dava il suo parere su quello che gli piaceva e ciò che gli piaceva di meno e mi faceva notare cose che, secondo lui, potevano essere ridondanti.  È stato fondamentale ma non era invadente. Era importante avere il mio spazio, altrimenti non sarei riuscita ad esprimermi. Quindi per me è stato il giudice perfetto. 

Lo scorso dicembre hai pubblicato il tuo primo EP, Un trauma per sempre. Ma è davvero così? Non ci si riprende mai del tutto da un trauma?

Non è una questione di non riprendersi, i traumi li puoi gestire e ti formano però rappresentano qualcosa che adesso fanno parte di te. Puoi imparare a gestirli e a dominarli, ma faranno parte di te per sempre.

SARAFINE – Foto di Elisa Hassert

«Sono diventata tutto quello che non avevo previsto, per fortuna, e quindi la mia felicità me la sono dovuta costruire in un modo piuttosto lontano da quello che ho fatto prima.»

Hai fatto parte di quei Malati di gioia che citi nel tuo brano?

Certo, assolutamente. Tutte quante le canzoni che scrivo sono autobiografiche e non riuscirei a scrivere delle cose che non ho vissuto o in cui non credo. Sì, prima ero una persona dedita esclusivamente al senso del dovere. L’idea di felicità rappresentava qualcosa che contemplavo in determinati canoni che magari non mi appartenevano proprio. La famiglia, la casa, ciò che era considerato giusto. Sono diventata tutto quello che non avevo previsto, per fortuna, e quindi la mia felicità me la sono dovuta costruire in un modo piuttosto lontano da quello che ho fatto prima. Quell’idea di felicità era diventata quasi una malattia dalla quale tenermi a distanza. Per questo io li ho chiamati e mi sono chiamata una “malata di gioia”.

Qual è l’aspetto di questo lavoro di cui faresti volentieri a meno?

Gli shooting. Mi rompo le pa**e. La cosa di struccarmi, vestirmi, cambiarmi. Quello mi stressa particolarmente. Le interviste invece mi piacciono molto. Sono una chiacchierona, mi piace parlare di me. E poi comunque sono sempre una che ha un ego spropositato (scherza, ndr).

«Mi ha dato un po’ di fiducia il fatto che le persone abbiano riconosciuto in me una persona con un progetto artistico che vuole mantenere il più a lungo possibile»

A marzo due date evento per chiudere il tour. Hai già iniziato a pensare a cosa porterai in scena?

Sicuramente sarà un show più grande, con degli ospiti. Ancora non è stato messo tutto nero su bianco, è tutto in evoluzione. Devo dire che l’esperienza di questi live che sto facendo nei club mi sta formando anche nelle decisioni future. Sarà una sorpresa per gli altri ma anche per me. L’idea di fondo era quella di fare una festa celebrativa per tutti quanti, anche per ringraziare il pubblico che è stato così di supporto. Per me non era scontato, io non avevo mai fatto un tour nei club. Di solito i vincitori di X Factor vanno subito nei club. Per me erano passati ormai due anni dalla vittoria e quello è il momento del calo, anche perché nel frattempo ci sono stati altri due X Factor. Questa cosa mi ha dato un po’ di fiducia il fatto che le persone abbiano riconosciuto in me una persona con un progetto artistico che vuole mantenere il più a lungo possibile. Non mi aspettavo che avremmo fatto sold out ed è una grandissima gioia. Perché vuol dire che le persone mi hanno aspettata, hanno atteso i miei tempi. Non è facile avere una risposta così affettuosa da parte delle persone.

Un artista con cui ti piacerebbe cantare al vivo? 

Rilès, è un artista francese che mi piace tantissimo. L’ho scoperto da un annetto. Un artista che segue sempre una logica performativa per presentare i suoi progetti . Si è allenato per due anni per fare la presentazione di un suo album correndo 24 ore di fila su un tapis roulant. Adesso è uscito un altro progetto e ha stampato i dischi lui stesso con una mano imbrattata di pittura. È una persona che sul palco rappa, canta, balla. È proprio uno che ha una visione d’insieme della performance. Per me è una fonte di ispirazione.

Stai guardando X Factor? Chi ti piace di più?

Ho seguito pochissimo ma ho visto già qualcosa di interessante. C’è una ragazza siciliana che è incredibile, che si chiama Delia, è molto brava.