“Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettivo.” è il tema cui il curatore Carlo Ratti, architetto e docente di fama mondiale, fondatore e direttore del Senseable City Lab dell’MIT di Boston, ha voluto dedicare la Biennale Architettura 2025. Ed è proprio attraverso gli oltre 100 progetti in mostra, per il totale mai raggiunto di 750 menti coinvolte, che teorizza e anticipa quello che, rifacendoci a Francis Fukuyama, accadrà dopo l’imminente “fine della Storia”. Una Biennale dei mondi possibili, che identifica tre intelligenze che dovranno dialogare e collaborare. Le temperature globali aumentano mentre le popolazioni esplodono, ed è sempre più necessario riconoscere elementi di collegamento tra uomo e natura. Ecco le installazioni più interessanti attraverso degli appunti presi sullo sketchbook durante l’opening della mostra.

Transsolar e Fondazione Pistoletto – Cittadellarte
si è davanti a un caldo soffocante. Disegnata da Transsolar, si entra in una camera degli orrori, ulteriormente surriscaldata da una foresta di sistemi di condizionamento che ronzano e gocciolano, disperdendo un calore angosciante nell’ambiente, soltanto per garantire un comfort interno che è la collettività a pagare. Tali macchinari originano una cacofonia angosciante, un risveglio dall’assenza di consapevolezza collettiva. Se il futuro può apparire però drammatico e sconfortante, non bisogna perdere fiducia nella nostra capacità di creazione, con la quale ci assumiamo una responsabilità collettiva. C’è un simbolo che ben riassume questa nuova prospettiva, il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto. Quest’opera celeberrima evoca una creazione condivisa, una dimensione collettiva che unisce paradiso naturale da un lato e quello artificiale dall’altro. Percorrendo questo sentiero, ci troviamo davanti al poter varcare questa soglia luminosa, capace di elevarci tutti.

Kengo Kuma
Davanti al collasso dell’equilibrio climatico, l’architettura deve ridefinire sé stessa. La bella installazione del maestro giapponese trasforma le conseguenze di una catastrofe ecologica in un approccio progettuale rigenerativo. Nel 2018 la tempesta Vaia devasta interi paesaggi del Trentino, dove migliaia di tronchi giacciono ancora inutilizzati a terra. Il progetto li recupera come elementi costruttivi essenziali, scansionandoli in 3D. Un modello di intelligenza artificiale analizza come utilizzare al meglio e allestire ottimizzando i singoli pezzi, utilizzando un approccio coesivo. Quello che rimane di una terribile devastazione naturale, grazie all’utilizzo di sofisticati sistemi, diviene architettura immediatamente disponibile per rispondere attivamente alle emergenze.

Benedetta Tagliabue EMBT
EMBT firma un bellissimo padiglione in legno, la cui forma dialoga senza sfigurare con la grandiosità spoglia delle Corderie dell’Arsenale. Al suo interno un affascinante racconto horror sul livello di sfruttamento delle risorse idriche, arricchito da sfumature VR e AI.

Emilio Ambasz
L’installazione racconta come uno dei più grandi progettisti contemponei abbia saputo rispondere a un’esigenza urbana vitale per la collettività di Fukuoka, ovvero quella di mantenere le dimensioni di un già esistente parco pubblico, e crearvi una struttura simbolica al centro. Ambasz rispetta in questo caso l’intelligenza naturale, creando un grande edificio a gradoni, un sistema di terrazze giardino che hanno saputo accogliere il plauso di tutti.

Heatherwick Studio
Dopo aver approfondito le tre intelligenze, Ratti si dedica a Out, ovvero a una selezione di progetti realtivi alla colonizzazione dello spazio. Tra questi il più interessante è certamente Space Garden, prototipo di serra orbitante e autonoma, strumento per testare microcolture ad alto impatto in ambienti “altri” di microgravità. Elegante nelle forme, ispirate ad una pigna, Space Garden è la tappa di un percorso per la deindustrializzazione della superficie terrestre.
Diller Scofidio + Renfro, Aaron Betsky e Davide Oldani
Al di fuori delle Corderie dell’Arsenale, il Leone d’Oro di quest’anno va all’installazione Canalcafè, progetto che, utilizzando acqua di laguna depurata, offre ai visitatori “il miglior caffè di Venezia”. La struttura è un laboratorio capace di rimuovere fango e tossine attraverso un sistema di “biofiltrazione”. CanalCafè unisce raffinata ricerca formale (Diller è leader di uno dei maggiori studi al mondo), teorica (Betsky, già curatore di Biennale 2008, è un rinomatissimo storico e teorico dell’architettura) e culinaria (lo sviluppo del bilanciamento di composizione dell’acqua e del caffè è curata personalmente da Davide Oldani) per proporre un riutilizzo creativo delle acque contaminate.

Norman Foster
Nel bacino delle Tese, il grande architetto con la sua personale versione dell’infrastruttura di trasporto veneziana, modernizzando la connettività senza rinunciare a una raffinata ricerca formale. D’ispirazione biomorfica, l’obiettivo del progetto è quello di proporre Venezia quale laboratorio per il futuro della mobilità sostenibile.

University of Melbourne
Song of the Cricket contribuisce all’aumento della biodiversità attraverso isole modulari galleggianti progettate come stazioni di recupero, in questo caso, del grillo marmorizzato dell’Adriatico, specie ritenuta estinta dal 1992. L’installazione permette il monitoraggio della salute dell’ecosistema, finendo con il liberare a fine esposizione i grilli che si saranno qui riprodotti.