Blu Yoshimi. Uno sguardo in movimento tra cinema, teatro e scrittura

Interprete in evoluzione costante, la giovane attrice oggi si muove con naturalezza tra il set e il palcoscenico e ora è protagonista femminile, al fianco di Silvio Orlando, della tournée teatrale I Ciarlatani

Attrice, autrice, interprete in evoluzione costante: Blu Yoshimi è una delle presenze più interessanti del panorama cinematografico e teatrale italiano. Nata a Roma nel 1997, cresce in un contesto familiare artistico – è figlia dell’attrice Lidia Vitale – e inizia a recitare giovanissima. Ma il suo percorso non si esaurisce nella precoce esposizione: Blu sceglie la formazione come fondamento della sua identità artistica, studiando recitazione tra Roma, New York (al Susan Batson Studio) e Madrid (allo Estudio Corazza), costruendo una consapevolezza tecnica solida e sfaccettata.

Dopo ruoli in film come Piuma di Roan Johnson – in concorso a Venezia 73 –, Blu oggi si muove con naturalezza tra il set e il palcoscenico. È infatti protagonista femminile, al fianco di Silvio Orlando, della tournée teatrale I Ciarlatani, che sta registrando sold out in tutta Italia. E al cinema è tra i volti del nuovo film di Giorgia Farina, Ho visto un re, presentato fuori concorso al Torino Film Festival e uscito nelle sale il 30 aprile con Medusa Film. Una pellicola ambientata nel 1936, che fonde la dimensione storica con quella fiabesca, attraverso lo sguardo disarmante di un bambino.

Nel film, Blu interpreta Gemma, figura silenziosa ma centrale in un microcosmo sospeso tra propaganda, fascinazione dell’ignoto e improvvisa epifania dell’“altro”. E mentre porta avanti anche la scrittura di sceneggiature originali, tra cui due cortometraggi in fase di sviluppo, l’impressione è che il lavoro di Blu Yoshimi si stia progressivamente aprendo a una visione sempre più autonoma, dove l’interpretazione lascia spazio anche alla regia e alla costruzione narrativa.

Blu Yoshimi
Da sinistra a destra: Silvio Orlando e Blu Yoshimi, Ph. Guido Mencari

«[…] è un mestiere che cresce e cambia insieme a te ed è importante chiedersi la cosa più semplice e potente: come sto oggi?»

Hai attraversato set, ruoli e storie fin da piccola: c’è un momento preciso in cui hai sentito di “riappropriarti” di questo percorso, facendolo davvero tuo?

Sì, c’è stato un momento preciso a 16 anni quando ho iniziato a studiare recitazione con un’intenzione più consapevole. Poi in realtà capita e ri-capita più volte. Penso che per un ex attore bambino sia abbastanza necessario, ma penso lo sia per tutti perché questo è un mestiere che cresce e cambia insieme a te ed è importante chiedersi la cosa più semplice e potente: come sto oggi? Di che cosa sono consapevole ora? 

I Ciarlatani sta facendo il tutto esaurito in tutta Italia, e tu sei accanto a un attore iconico come Silvio Orlando. Che tipo di scambio si crea tra voi in scena? E fuori?

Innanzitutto siamo molto contenti che un testo contemporaneo (di Pablo Remon) e non scontato come scrittura, si indirizzi verso la sua terza stagione! Rispetto a Silvio, entrare nel suo mondo è stato per me come entrare in una bottega dove poter imparare il mestiere nella sua essenza più pura. Avere il privilegio di andare in scena ogni giorno e farlo accanto a lui sento che mi ha fatta crescere quasi per osmosi. Lui è un attore molto generoso, in scena e fuori. Bisogna anche saper osservare e “rubare” come si dice. 

Blu Yoshimi, foto di Clotilde Petrosino

«Un dramma non è una commedia, e una commedia non è un horror. O forse tutto è anche un po’ di altro»

In Ho visto un re interpreti un personaggio immerso in un contesto storico molto forte, ma anche con una vena quasi surreale. Che tipo di lavoro hai fatto per trovare la giusta misura tra realtà e invenzione?

Per me è molto difficile sentire quel contesto lontano quando continuano a rimanere impuniti raduni fascisti nel nostro Paese. Non di meno, un mondo in cui si assiste inermi allo sterminio del popolo palestinese dopo aver recentemente assistito alla scomparsa di quello curdo, è surreale. Questo è un film che mette al centro lo sguardo puro di un bambino capace di smontare concetti assurdi come razzismo, colonialismo e supremazia. Mi fa male pensare che proprio in questo momento in Palestina vengono spenti altri migliaia di sguardi simili. Per rispondere alla tua domanda, ho solo tenuto gli occhi aperti. 

Gemma è un personaggio che si muove tra fragilità e determinazione. Cosa hai scoperto di lei che non ti aspettavi? E c’è qualcosa di suo che ti sei portata dietro anche fuori dal set?

Ho amato da subito Gemma. E l’ho anche capita. Lì dove c’è un dolore, come la perdita di una persona cara, è facile farsi manipolare o abbindolare da false promesse . Che è un po’ quello che il Fascismo faceva con le donne. Le esaltava per poi metterle in un angolo. Però Gemma dalla sua ha davvero a cuore l’insegnamento e l’indipendenza, e la stessa rabbia che inizialmente usa a favore dell’ideologia fascista, viene poi canalizzata e diventa motore di cambiamento all’interno dello stesso contesto. Quindi direi che mi ha ricordato questo, dipende veramente da noi dove decidiamo di indirizzare il cuore. Poi detto sinceramente, mi sono divertita ad andare contro i miei principi. 

Alterni teatro e cinema con naturalezza, ma sono due linguaggi molto diversi. Cosa chiedono a te, come attrice, e cosa restituiscono in cambio?

È vero sono diversi, ma io credo che noi attori siamo anche abituati a cambiare linguaggi! Un dramma non è una commedia, e una commedia non è un horror. O forse tutto è anche un po’ di altro. Io cerco sempre di partire da una verità e adattarla allo spazio/tempo che l’opera richiede. Il teatro mi restituisce la possibilità di vivere la storia dall’inizio alla fine, e mi allena alla responsabilità momento per momento, che è necessaria anche sui set. Il set mi richiede una concentrazione paradossalmente maggiore perché devi tenere viva la storia e immergertici in qualsiasi momento, senza far sentire lo stacco dei giorni o dei take. In entrambi i casi, cerco e attendo la magia!

Blu Yoshimi
Blu Yoshimi, Ph. Guido Mencari

«Penso che stiamo avanzando verso una direzione di dignità della persona e riconoscimento di questo lavoro come tale»

C’è molta attenzione oggi sulla nuova generazione di interpreti: più consapevoli, meno disposti ai compromessi. Ti riconosci in questa visione? E cosa credi stia cambiando davvero nel modo di intendere questo lavoro?

Di base stimo molto la mia generazione, e ringrazio di quella prima coloro che ci sostengono. Si sente che questa voglia di cambiamento è in atto da un po’, e chissà, forse i tempi sono maturi. Io sento che ho ancora molto da lavorare su me stessa per rispettarmi, e spesso sento una specie di compromesso tacito che faccio per non dover affrontare un conflitto. Mi piacerebbe farlo con tranquillità e assertività. Penso che stiamo avanzando verso una direzione di dignità della persona e riconoscimento di questo lavoro come tale. Mi auguro che questo momento di crisi sia nutrimento per una consapevolezza che non si fermi mai alla forma, ma che vada sempre al cuore delle questioni.

Se potessi scegliere liberamente un regista e un ruolo da interpretare, anche fuori dal tuo “solito”, cosa sceglieresti?

Garrone quello che vuole. Phoebe Waller-Bridge per una commedia alla Fleabag. Valeria Golino per esplorare il femminile con il suo sguardo. Doppiare la voce dei minions. Poi ho un ruolo dei sogni, ma per ora lo tengo nel cassetto con la promessa di realizzarlo! Ne ho detto più di uno ma hai detto liberamente, e non ho resistito! 

Hai iniziato giovanissima, ma oggi il tuo sguardo sul mestiere è sicuramente diverso. Cos’è cambiato nel tuo modo di stare in scena o davanti alla macchina da presa?

Tutto il lavoro che faccio è per tornare allo sguardo di quando avevo 9 anni e non avevo paura del giudizio di nessuno. Secondo me ce la sto facendo. Però sicuramente negli ultimi anni sta accadendo attraverso una sicurezza più matura e che mi permette di creare una safe zone in cui divertirmi!  

Blu Yoshimi
Blu Yoshimi, Ph. Guido Mencari

«Datti modo di sperimentare il mestiere nel senso più artigianale del termine […]. Sii gentile nella vita ma scorrett* in scena»

Quando non lavori, dove va la tua creatività? C’è qualcosa che coltivi per te stessa, anche lontano dai riflettori?

Nella terra! Mi piace stare con le mia piante in balcone o tra gli alberi a camminare. Uncinetto e maglia tra regali per gli amici e progetti sempre più ambiziosi. Infine, nella scrittura che per ora mi ha fatto debuttare in teatro con L’isolachenoncé scritto insieme a Gemma Costa. 

Che consiglio daresti a chi inizia oggi — non quello rassicurante, ma quello che avresti voluto sentirti dire tu?

Fai un’altra cosa. No scherzo. Fallo. Ma fallo davvero. Sii sincer* con te stess* e capisci perché lo stai facendo. Datti modo di sperimentare il mestiere nel senso più artigianale del termine, perché quello non te lo toglie nessuno. Sii gentile nella vita ma scorrett* in scena.