Brunella Cacciuni, vivere tutte le vite

Per l'attrice 23enne si apre un nuovo importante capitolo, quello de "La Preside" accanto a Luisa Ranieri

Elencando tutto quello che Brunella Cacciuni ha fatto in soli 23 anni di vita si ha la sensazione di parlare di più persone. O di una persona che ha vissuto più vite. L’attrice napoletana, classe 2002, ha fatto dello studio e dell’apprendimento un principio cardine che le ha permesso di evolversi come persona e come professionista. A undici anni viene ammessa alla prestigiosa Scuola di Ballo del Teatro San Carlo, dove riceve una formazione rigorosa che affina la sua disciplina e sensibilità artistica. Successivamente consegue il diploma di danza classica e contemporanea presso la scuola “Crown Ballet” di Napoli del maestro Luigi Ferrone.

Brunella “cambia ancora pelle” e nel 2017 esordisce sul piccolo schermo partecipando, appena quindicenne, alla seconda edizione de Il Collegio. Grazie a questa esperienza televisiva ottiene un enorme seguito sui social. Attualmente conta più di 500mila seguaci su Instagram e oltre un milione di follower su TikTok. Nel frattempo coltiva un’altra sua grande passione: la recitazione. Arrivano le prime pose, ruoli piccoli in serie di successo come Gomorra. E in questa cornice variegata ed eterogenea si inserisce anche l’insegnamento. Cacciuni è infatti docente di ruolo presso un istituto tecnico del Lazio.

Tasselli di un puzzle solo apparentemente disordinato ma che le permettono di collegare arte a scienza, intuizione a tecnica. Il prossimo 12 gennaio per Brunella si apre un nuovo importante capitolo, quello de La preside. La nuova serie in quattro puntate di Rai Uno con protagonista Luisa Ranieri è ispirata alla storia vera della preside di Caivano, Eugenia Carfora e al suo impegno civile per la scuola e la comunità. Brunella è chiamata alla difficile prova di portare sul piccolo schermo la storia di Marita, giovane ragazza che vive un amore tossico e opprimente. Un racconto impegnativo che ha accolto con forte senso di responsabilità.

Brunella Cacciuni, foto di Alessandra Trucillo

«Una persona che ti ama ti deve sostenere, deve aiutarti a realizzare i tuoi sogni»

Ne La preside interpreti Marita, una ragazza molto fragile che viene da una famiglia umile. Cos’altro puoi aggiungere?

Posso aggiungere che la storia di Marita è molto toccante e molto attuale, perché racconta di una relazione tossica che purtroppo vive a causa di un fidanzato che i compagni di classe chiamano ‘Malessere’. È una figura molto presente nella sua vita, anche troppo. È invadente e possessivo. La limita in tutto, non vuole più che lei vada a scuola e infatti lei abbandona gli studi nonostante sia molto brava. Viene da una famiglia molto umile ed è poco seguita a casa, i genitori non si rendono conto di quello che sta vivendo. E si isola da chiunque. Non parla con la famiglia, non parla con gli amici. Ha solo se stessa e non riesce ad affrontare questa situazione. E qui entra in gioco il personaggio della preside la quale, quando scopre questa cosa, fa di tutto per far sì che lei capisca e ritorni a scuola. È un argomento troppo importante. Penso che quando avrò modo consiglierò alle ragazze che vivono un’esperienza del genere di parlarne, di confrontarsi con qualcuno. Perché bisogna uscire da questi loop infiniti, perché non fa bene al loro fisico, non fa bene alla loro mente. L’amore non è questo. Una persona che ti ama ti deve sostenere, deve aiutarti a realizzare i tuoi sogni. Questa è una cosa a cui tengo particolarmente.

È stato complicato per te raccontare questa sua parte?

Per fortuna non ho mai avuto una relazione tossica, quindi mi sono trovata a interpretare un personaggio molto diverso da me. Ho cercato di immedesimarmi il più possibile, stando a contatto con persone che, purtroppo, hanno passato quello che succede a Marita. Ho cercato di confrontarmi con chi ha subito una cosa del genere, mi sono fatta raccontare come avveniva il tutto. Grazie a questo spero di essere riuscita a fare un lavoro sul personaggio il più realistico possibile.

Luisa Ranieri è una delle interpreti più apprezzate del nostro cinema e della tv. Cosa hai imparato da lei sul set?

Quando potevo, anche quando lei non girava con me, la spiavo un po’, mi mettevo vicino al monitor, la guardavo. La cosa a cui io ho fatto particolarmente attenzione erano i suoi gesti, i suoi movimenti, le sue microespressioni, perché sono quelle la chiave, sono quelle piccole cose che rendono reale tutto. E poi lavorare a stretto contatto con lei per me stata un’esperienza surreale perché all’inizio non era una collega come gli altri. Lei era Luisa Ranieri, un’entità quasi, quindi non mi sarei mai aspettata di fare una cosa del genere. Ho cercato di cogliere ogni minimo dettaglio del suo lavoro e farne un mio bagaglio per il futuro.

La preside, foto di scena

«Ci sono state situazioni in cui io mi sentivo appoggiata e spronata e in altre no, c’era un muro totale.»

Questa serie ribadisce ancora una volta che la scuola non è solo un luogo di apprendimento ma è il luogo dove si costruisce il futuro della nostra società. Lo è stato per te? La scuola ti ha aiutata a costruire il tuo futuro?

Sì ma non in tutti gli aspetti. Ci sono state situazioni in cui io mi sentivo appoggiata e spronata e in altre no, c’era un muro totale. Io ero una ragazzina forte, molto seguita a casa. In casi di persone più fragili e meno seguite, questa cosa poteva essere una bella botta. Penso che si debba sempre cercare di venire incontro ai ragazzi, ovviamente nei limiti. Se qualcuno ha bisogno di qualche piccola attenzione in più, è bene che gli venga data. Oltre a recitare io insegno e sto cercando di fare proprio questo. Ovviamente non mi devono vedere come un’amica perché, a causa della mia giovane età, molto spesso questo può essere frainteso. Io ho messo un muro dall’inizio. Ho imposto di mantenere le distanze perché, nonostante io sia giovane, sono comunque la loro insegnante. Nonostante ciò se hanno bisogno di qualcosa, anche di un banale consiglio, sanno che ci sono.

In cosa il lavoro di insegnante ti aiuta in quello di attrice? 

Sono sempre stata una persona molto responsabile nella vita ma il lavoro di insegnante mi ha aiutata a responsabilizzarmi ancora di più. Questa cosa me la sono portata sul set. Ho vissuto tutto con estrema professionalità e serietà, perché nonostante possa sembrare un po’ un gioco lavorare sul set, in realtà è una cosa serissima. È come se fosse un ingranaggio. Quindi appena un tassello o una rotellina salta, salta tutto. 

«La paura più grande che hanno è quella di non riuscire a realizzarsi in futuro. È come se non avessero sogni. Questa cosa mi spiazza.»

Quali sono le paure più grandi delle nuove generazioni?

La paura più grande che hanno è quella di non riuscire a realizzarsi in futuro. È come se non avessero sogni. Questa cosa mi spiazza. Io penso che questo sia legato al fatto di avere l’impressione di non avere gli strumenti per realizzarli. È come se fosse un cane che si morde la coda. Non ho gli strumenti, non so come fare, quindi mi chiudo e non mi apro al mondo.

A proposito di sogni, tu hai sempre sognato di fare l’attrice?

Sì, l’ho sempre sognato. Ho iniziato a studiare recitazione a nove anni, poi per un periodo ho abbandonato perché mi sono dedicata anche alla danza. Sono diplomata in danza contemporanea al Teatro San Carlo di Napoli. I ritmi erano davvero pesanti, non riuscivo a dedicarmi a tutto. Ho ripreso a fare recitazione perché nella mia scuola sono venuti a fare i provini per L’amica geniale. Non mi considerarono, però mi chiamarono l’anno dopo per fare un piccolo ruolo in Gomorra. Mi scelsero, quindi fece queste due pose nella quarta stagione e mi dissi che, se avessi voluto perseguire questa strada, avrei dovuto studiare.

I tuoi alunni vedranno la serie? Sei curiosa di conoscere le loro reazioni?

Questa è una cosa che un po’ mi spaventa. Anche con le mamme, non so come la prenderanno. Avendo fatto tanti anni fa Il collegio su Rai Due, sono già un po’ conosciuta. E quando sono arrivata a scuola, i ragazzi erano rimasti un po’ spiazzati. Mi sono abituata all’ambiente nuovo, al fatto che i ragazzi mi chiedessero informazioni su quell’esperienza. Ora è passato un po’ di tempo. Li ho preparati al fatto che uscirà la serie. Lo sanno, sono contenti. E quindi aspettiamo solamente buoni feedback.

La preside, foto di scena

«Se ci sarà occasione risponderò a tutte le domande che mi faranno le persone che seguiranno la serie. È un lavoro che mi piace anche per questo.»

Hai mai avuto pregiudizi per la tua esperienza televisiva ne Il collegio, sia nel tuo lavoro di insegnante che in quello di attrice?

Nel lavoro di attrice non ho mai saputo gestirla questa cosa. Quando andavo a fare un provino non sapevo se dirlo o se non dirlo, perché se da un lato poteva essere una cosa a mio favore dall’altro no. Ho sempre cercato di non dirlo perché pensavo fosse meglio così. Ovviamente a volte ha funzionato, a volte non ha funzionato. Non so quanto il fatto che io abbia fatto un programma abbia influito. Non l’ho mai chiesto e non lo voglio sapere. È passato un po’ di tempo, magari inizialmente poteva essere un criterio in più di scelta ma adesso credo di no. Ci sono un sacco di influencer molto più forti di me. Con la scuola ho un po’ accantonato il mondo social perché mi dà fastidio che i ragazzi vedano la mia vita privata.

Conti più di 500mila follower su Instagram e più di un milione su TikTok. Avere un forte seguito sui social ti fa sentire più responsabile come interprete?

Sì, certo. Credo e spero che questa serie possa avere un pubblico molto vasto, di vari target. Penso possa essere un motivo di battito nel senso positivo. Se ci sarà occasione risponderò a tutte le domande che mi faranno le persone che seguiranno la serie. È un lavoro che mi piace anche per questo.

Avevi 15 anni quando hai partecipato a Il collegio. Che ricordo hai di quell’esperienza?

È stata un’esperienza meravigliosa, ho un bellissimo ricordo. Ho legato tantissimo con gli altri ragazzi e abbiamo creato un rapporto forte e duraturo. Ancora oggi ci sentiamo, non con tutti ovviamente, e appena possibile ci vediamo, nonostante viviamo ormai delle realtà diverse. È un’esperienza che porto nel cuore.

Brunella Cacciuni
Brunella Cacciuni, foto di Alessandra Trucillo

«Il 2025 penso sia stato il mio anno.»

Che consiglio daresti alla Brunella di 7 anni fa?

Di credere nelle sue potenzialità e continuare a studiare. Di coltivare tutte le sue passioni. E di credere nei suoi sogni. 

Fine anno, tempo di bilanci. Come è stato questo 2025 e un buono proposito che cercherai di portare a termine nel 2026?

Il 2025 penso sia stato il mio anno. Ho girato la mia prima serie importante con un ruolo importante. Ho ripreso a insegnare. Darei un 9 a questo anno. Nel 2026 vorrei dedicarmi un po’ di più a me stessa.